Le donne sono regine del focolare, a loro non capita mai nulla di male, gli incidenti sul lavoro riguardano solo gli uomini. Quel che succede alle donne viene descritto solo come “incidente domestico”. Nulla di grave che meriti l’attenzione pensionistica, nulla che metta in relazione quegli incidenti con future disabilità. Perché alle donne va data l’impressione che il lavoro a casa sia quello più sicuro in assoluto. Se sospettassero fosse il contrario non se ne starebbero lì a tentare di rendere lucida la casa, in ogni suo invisibile angolo. Gli uomini, quellì sì che rischiano parecchio. Eppure.
Mio padre faceva l’impiegato pubblico. Il massimo che poteva capitargli era di graffiarsi un dito con una graffetta. Non sapeva affrontare le emergenze, c’erano le donne a risolvere al suo posto. Lui bestemmiava, se la prendeva con me, bimba di otto anni – “perché non hai aiutato tua madre?” – perché era un uomo fragile, non sopportava lo squilibrio che un incidente comportava. Non sapeva fare altro che incolpare mamma o me per qualunque cosa comportasse il fatto che lui, in posa da martire, doveva prepararsi il pranzo da solo. Lui vittima, lui povero, lui tutto.
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