Comunicazione, Culture, Recensioni

Viaggi nel tempo: come renderli memorabili

Uno dei classici della fantascienza, per via di H.G.Wells, è il viaggio nel tempo. Al di là del fatto che oggi la fisica quantistica considera il tempo come lo spazio e dunque immagina perfino l’esistenza di mondi e tempi paralleli, in letteratura fantastica il viaggio ha assunto forme di ogni tipo. C’è chi ha usato l’espediente per rintracciare il vero amore due secoli prima (Outlander), chi ha semplicemente riconosciuto nei viaggiatori agenti segreti e servizi dell’ordine con armi un po’ più evolute della media, chi ha pensato di andare indietro ad uccidere il bimbo hitler o il bimbo mussolini o cose così, infine c’è la corrente più geniale, recente, che immagina di riportare nel presente i simboli nostalgici del passato.

Immaginate i leghisti di fronte a quelli che dicono essere loro avi, vichinghi reali, e pensate a come potrebbero essere rinchiusi in gabbie, considerati immigrati clandestini a cui certe professioni e fedi sono proibite. E’ quello che hanno fatto i creatori di Beforeigners:

Continua a leggere “Viaggi nel tempo: come renderli memorabili”
Le Pazze, R-Esistenze, Scrittura

Le Pazze – ottavo capitolo

Scrittura per la libertà. Continua da QUI. Se vi piace una donazione mi fa sempre comodo. Ed ecco che inizia. Ogni riferimento a cose, città, fatti e persone è puramente casuale. Buona lettura!


8

Ci ritrovammo in piedi, a Piazza Marina, tra Corso Vittorio Emanuele e Porta Felice, a Palermo. Non c’erano carrozze, quindi potevamo escludere di essere nel passato. Non c’erano neppure automobili né la normale ressa attorno al negozio che vendeva pane con la milza. Tutto era chiuso. Forse era troppo presto per fare il conto con un possibile futuro palermitano, ma era il mio ambiente. Finalmente ero nel mio elemento naturale. Un luogo di cui conoscevo quasi tutto, incluse le follie sparse un tanto al grammo, per ogni singolo abitante. Noi non avremmo fatto eccezione. Saremmo state un po’ com’erano tutti. Bastava solo adeguarsi e tentare di non apparire troppo strane. Le altre, fiorentine, assieme a Cecco, guardavano i dintorni con meraviglia. Non sapevano nulla della mia città natìa. Se Firenze era stata costretta a tornare agli orti e alla pesca, Palermo sarebbe stata in preda alla siccità e agli acquazzoni di ottobre. Non sapevo come potevamo cavarcela. Quello che riuscivo a vedere erano strade vuote e suggerii di avviarci per percorrere il centro storico. Salendo per la Vuccirìa, poi Ballarò, poi a destra per andare verso il teatro dell’Opera e continuando per Piazza Politeama.

Deviammo verso il quartiere del porto, a Borgo Vecchio, passando per il mercato ancora chiuso e tentando di raggiungere il mare. Restammo fermi vicino ad un chiosco che da quel che ricordavo vendeva angurie a fette. Era difficile stabilire in che modo il futuro di Palermo si fosse sviluppato. Sembrava una città abbandonata, il sole alto, era mattina o l’ora della pennichella. Non riuscivo a capire. Consigliai di tornare indietro, vicino al Teatro Massimo. Forse si sarebbero fatti vivi i turisti e i carretti siciliani in bella mostra. Potevamo incontrare il tizio che vendeva la grattatella, ghiaccio e limone. Pensare alle cose buone di Palermo mi faceva veniva l’acquolina in bocca. Poi un tale si avvicinò e osservando le nostre divise da lavoro fiorentino condensò il suo parere in un “minchia” di benvenuto. Si chiamava Totò e disse che per dei turisti come noi avrebbe fatto volentieri da guida. Risposi che non eravamo turisti e che ero palermitana anch’io. Voleva spillarci dei quattrini ma quando udì il mio accento si tirò indietro e provò a consigliarci.

Continua a leggere “Le Pazze – ottavo capitolo”