Il programma degli ultimi governi sulla famiglia non è affatto nuovo. E’ stato già attuato in epoca fascista. Perciò vi propongo un capitolo tratto dal volume “Il Novecento” de “La Storia delle donne” di Georges Duby e Michelle Perrot. L’intera fantastica opera – composta da cinque volumi: L’Antichità, Il Medioevo, Dal Rinascimento all’età moderna, L’Ottocento e infine Il Novecento – è nel catalogo della Laterza Edizioni. Ho chiesto alla casa editrice se per motivi militanti, per informare sul passato che tante analogie, tenendo in debito conto le ovvie differenze, ha con il presente, potevo pubblicare interamente il capitolo: “Il Patriarcato fascista: come Mussolini governò le donne italiane (1922-1940)” di Victoria de Grazia tratto dall’ultimo volume. Mi hanno detto di si, che aderivano alla “Pregevole iniziativa” con l’unica raccomandazione di non modificare nulla.
Ringrazio quindi la Laterza e vi propongo il capitolo che può davvero essere utile per capire da dove veniamo ma anche in che pantano siamo rimasti impigliati.
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Di Victoria de Grazia [da “La Storia delle Donne” di Georges Duby e Michelle Perrot – volume: “Il Novecento” – Laterza Edizioni]
Per comprendere la condizione delle donne italiane durante la dittatura di Mussolini bisogna tener presenti due interrogativi fondamentali. Primo, cosa ci fu di specificamente fascista nell’oppressione delle donne in Italia tra le due guerre? Secondo, può lo studio della condizione delle donne rivelarci una prospettiva nuova sul tipo di regime instaurato dai fascisti? La risposta è, in sintesi, che la dittatura mussoliniana costituì un episodio particolare e distinto del dominio patriarcale. Il patriarcato fascista teneva per fermo che uomini e donne fossero per natura diversi. Esso politicizzò pertanto tale differenza a vantaggio dei maschi e la sviluppò in un sistema particolarmente repressivo, completo e nuovo, inteso a definire i diritti delle donne come cittadine e a controllarne la sessualità, il lavoro salariato e la partecipazione sociale. Alla fine, questo sistema si rivelò parte integrante delle strategie dittatoriali di rafforzamento quanto la regolamentazione corporativa del lavoro, le politiche economiche di tipo autarchico e il bellicismo. Le concezioni antifemministe furono parte del credo fascista al pari del suo violento antiliberalismo, razzismo e militarismo.
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