Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

Lei difende il “patrigno” violento? Riflessione sulla retorica del martirio delle madri ” perbene”

Opera di Zidzi Slaw Beksinski

 

Appartengo alla categoria di donne che si è “rifatta una vita”. Non capisco esattamente che vuol dire ma è così. Nel senso che la vita è sempre la stessa. Non l’ho rifatta. Sono semplicemente andata avanti. Non sono migliore di altre donne e non le giudico. Se hanno deciso di stare con altri uomini che non sono i padri biologici dei loro figli le capisco. Perciò non penso di essere superiore a nessuno quando dico che mi irritava molto avere a che fare con un uomo che si permetteva il lusso di usare un tono autoritario con mi@ figli@. Se un “estraneo” interferiva con le mie scelte educative mi incazzavo moltissimo. Ma non ero sola. I miei mi hanno aiutata molto e so che la solitudine, specie nel ruolo materno, può togliere forza e anche lucidità. Perciò non mi vanto di non aver voluto nessuno in casa mia e di mi@ figli@. Diciamo che è semplicemente capitato. Il mio ex era un violento, mi ha quasi uccisa e di su@ figli@ se ne fregava. In ogni caso credo avrei pensato che la creatura stesse meglio con me che con lui. Anche quando sono stata cattiva, violenta io stessa, egoista e tutto quel che può fare sentire in colpa una madre in questi casi.

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Antiautoritarismo, Antirazzismo, Attivismo, R-Esistenze

#Torino: criminalizzazione e repressione nei confronti dell’antirazzismo

Sarebbe da non crederci se non fosse tutto vero. Gli sgomberi e gli arresti di Torino sembrano prassi di governi repressivi latino americani. Accusati di terrorismo (tutto da dimostrare, dato che i processi non sono stati fatti) e arrestati alcuni anarchici, donne e uomini, per via di una campagna contro i Centri di Identificazione ed Espulsione, lager italiani voluti da governi che lì hanno rinchiuso migranti per mesi e mesi in attesa di deportazione. Salvini brinda e già li chiama criminali (delinquenti et simili). Compagni resistono sui tetti e di questa azione repressiva si sa quello che la narrazione tossica dei media mainstream descrive come giusta.

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Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Un uomo dà fuoco alla ex: ministro Salvini, questo è anche un suo fallimento politico

Ancora un femminicidio commesso dall’ex che “non accettava la separazione”. Lei non è morta ma gravissima perché lui l’ha picchiata, speronata mentre lei tentava di fuggire con l’auto e poi le ha dato fuoco. Come ho già scritto la violenza di genere non ha nazionalità ma la sua radice risiede nella cultura maschilista. Il fatto che il ministro dell’Interno risponda al mancato intervento istituzionale, dato che il crimine è stato commesso nonostante le tante denunce presentate dalla vittima, con la sua solita propaganda è indice di totale impotenza e disinteresse da parte delle istituzioni. Non è di certo il Codice Rosso (ma non c’è già il codice rosa?) che risolve la situazione.

Ministro Salvini, si sta arrampicando sugli specchi e lei lo sa bene. E mentre lei continua a istigare odio contro gli immigranti, considerati da lei la vera emergenza nazionale, le donne continuano a crepare per mano di uomini che per cultura continuano a risiedere nel tempo in cui ancora vigeva il delitto d’onore. E’ la cultura che deve cambiare. Di leggi ce ne sono già e non è responsabilità delle vittime il fatto che le istituzioni non abbiano risposto alle loro denunce. Si è sempre detto che lo stalking sia il primo violento segnale che avverte di un futuro delitto. Un uomo che non accetta la separazione comincia a perseguitare la vittima e in seguito la uccide perché non riconosce il diritto alla libera scelta della donna.

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I comandamenti del Ddl Pillon: non divorziare, non responsabilizzare e non disturbare il Pater Familias

“Meglio divorziata che ragazza madre!” – disse una parente obbligandomi a fare quel che non volevo fare. Ossia un matrimonio riparatore. Aspettavo un figlio e non potevo farlo senza che venisse regolarmente riconosciuto come frutto dell’unione coniugale di un uomo, benché violento, e una donna. E’ una sintesi estremamente semplificata ma non aggiungo complessità perché quel che mi interessa è commentare alcune battute di esponenti politici a sostegno del ddl Pillon, il ddl sull’affido condiviso, i quali sostanzialmente ammettono di voler fare di tutto affinché il divorzio non sia un’opzione. Io concludo che nel caso di legami infarciti di violenza si pensa sia “meglio una donna morta che divorziata”. D’altra parte c’è chi dichiara di essere contro l’aborto e di voler riportare l’ordine sociale all’età della pietra, ovverosia al tempo in cui una donna doveva solo fare figli, pensare alla cura familiare e ritirarsi da qualsivoglia impegno lavorativo retribuito per lasciare il posto agli uomini che dovrebbero – e giuro che è stato detto questo – essere pagati di più per consentirgli un mantenimento perfetto della famiglia.

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Salvini, sempre più umano. Un caso. Umano.

Leggendo dell’uomo legato mani e piedi e praticamente morto “durante l’intervento di polizia” ho sputato tutto il caffè che avevo appena bevuto. Grazie al Salvini di turno ho capito che non solo all’immigrato tocca la legatura mani e piedi (piedi?!?) ma, perché no, si potrebbe mettergli anche un bel cappuccio in testa in Guantanamo Style per poi consegnare il suddetto ad una bella folla di forcaioli affinché lo impicchino all’albero più vicino.

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La terza via: stare accanto alle vittime di violenza vuol dire rispettare le loro scelte

Anni fa commisi un grave errore. Una mia amica era spavalda, disponibile e sessualmente attiva. Molto più attiva di me. Quando uno stronzo la stuprò mentre lei, ubriaca, stava lì ferma sul pavimento con gli slip strappati, io la accompagnai in ospedale perché non si risvegliava. Era andata in shock per aver bevuto troppo e io sapevo che non era colpa sua ma non potevo fare a meno di guardarla male. L’ho trattata male. Freddamente. Pensavo davvero fosse colpa sua. Quel periodo la lasciai sola e non riuscii a dirle nulla che la facesse sentire meglio. Quando discutemmo della possibilità di denunciare lo stupratore lei disse di no perché non voleva stare sulla bocca di tutti e non voleva avere ripercussioni. La mia rabbia nei suoi confronti aumentò e il perché era semplice: non faceva nulla di quello che io avrei voluto facesse. Ma io non stavo nei suoi panni. Non avevo vissuto quello che aveva vissuto lei. Eppure mi sentivo in diritto di sprecare parole per farla sentire sempre più colpevole.

Poi mi disse che era rimasta incinta, gravida dello stupratore. Voleva abortire ma all’epoca non esistevano neppure i consultori, anche se l’aborto era legale. Lei non voleva andare in ospedale perché in quel posto ci si conosceva un po’ tutti e anche questo l’avrebbe resa un bersaglio di critiche e giudizi. Preferì chiedere dei soldi allo stupratore per abortire presso un privato e in un’altra città. Questo per me fu una specie di tradimento. Perché si era rivolta a lui? Ero troppo egocentrica e ferita per capire che non aveva nessun’altra scelta. Lo ha fatto per sopravvivere e si è comportata come doveva data la situazione in cui si trovava. Lui andò con lei. Io rimasi a casa. Quando la incontrai di nuovo le mie prime parole furono “te la sei voluta” e la sua reazione fu di stanchezza. Era ovvio dato che perfino io le davo contro.

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Gerarchie, aguzzini e intimidazioni per l’utile mantenimento degli antichi ruoli di genere

Non si può chiedere ad una persona di restare con te se non ne ha voglia. Non puoi forzarla a fare sesso né a starti vicino se non vuole. Il fatto che tu pensi di poter pretendere queste cose e di applicare una punizione, lo stupro, la morte, se non ti vengono concesse, la dice lunga sullo stato delle cose. E’ il 2019 eppure pretendi ancora di uccidere per ottenere un risarcimento all’abbandono. Pretendi di poter stuprare per estorcere un consenso che non ti è mai stato concesso.

Ed ecco che i media supportano le tue idee. La mentalità forma persone che acclamano le tue gesta e gli applausi arrivano ancor di più perché per ogni stupro o assassinio il tuo gesto funge da intimidazione per tutte le altre. Un modo come un altro per tenerci tutte in riga, con la paura che un giorno, ebbene si, tutto questo potrebbe accadere anche a noi.

Non basta quanto dobbiamo lottare per salvarci dalle nostre rispettabili famiglie, per liberarci dall’obbligo di obbedienza nei confronti dei padri, delle madri, della chiesa e dello Stato. Non basta tutto il lavoro che dobbiamo fare per combattere contro la precarietà. Ci viene fornito un guardiano, un aguzzino che in ogni casa compie il lavoro per obbligarci a rispondere delle nostre scelte nel caso in cui esse si allontanino da ciò che abbiamo il dovere di fare. I figli, per dare altri schiavi al mercato, la cura della famiglia, l’ammortizzatore sociale ed economico per dare uno scopo agli uomini altrimenti non disposti a fare da schiavi per le imprese di proprietà dei ricchi. L’esaltazione della maternità, della femmina dedita alla cura, dell’uomo dedito al mantenimento della famiglia senza la quale non sa più che cosa fare. Ogni segno di autonomia minaccia l’ordine costituito. L’aborto, la separazione, il divorzio, la trasversalità delle lotte con attenzione alla differenza di classe.

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Panni sporchi: dalle Magdalene laundries a Ruhama. In Irlanda si preferisce ancora purificare e redimere le prostitute

Post in lingua originale QUI.

Scritto da Maggie McNeill (traduzione di Giulia e Fiore)

“L’umanità è la lavandaia della società che strizza in lacrime i suoi panni sporchi.” Karl Kraus

Le Magdalene Laudries irlandesi sono state il risultato di una pratica secolare iniziata nel Tredicesimo secolo. Sebbene la Chiesa abbia sempre considerato la prostituzione un “male necessario”, il fervore religioso del 1200 portò “La Chiesa (e la maggior parte dei governi) a tollerare la professione ma cercò di redimere il maggior numero di prostitute possibile insegnando loro “l’errore della loro condotta”, eventualmente rinchiudendole nelle Magdalene homes.

Le condizioni di queste case variavano da tollerabile a terribile in base alle sovvenzioni e alla gestione generale; poche si occupavano delle ex-prostitute a tempo indeterminato mentre cercavano loro un marito, la maggior parte invece erano semi-prigioni in cui le donne venivano “purificate” insegnando loro “il valore di un lavoro onesto” (in altre parole estenuante e non retribuito) attraverso un regime serrato fatto di lunghe ore, minime razioni e regole ferree in cui le sorveglianti leggevano passi della Bibbia o trattati didattici.

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Quel malefico patto tra catto/fascisti, arcilesbiche, femministe radicali anti/sexworker e anti/gpa

Facciamo un po’ d’ordine. Prima c’era il femminismo che cercava la parità e basta. La seconda onda femminista è quella che poi è stata giudicata tipica delle ancelle del capitalismo. E’ il femminismo liberale, quello che ignora le differenze di classe, di razza e di genere (ebbene si, perché tutto per loro resta nel valore binario uomo/donna). Negli Stati Uniti si chiama Femminismo Radicale (quello di Dworkin e McKinnon) e usa argomenti quali la violenza domestica, sulle donne, per appiattire il discorso sul tema in maniera generica, affinché si dimentichi la differenza di classe. Sono per lo più donne bianche, etero, benestanti, determinate ad assumere il comando di tutte le donne. Non hanno nulla a che fare con il precariato e ancora oggi tendono a fare proselitismo insultando le femministe della terza onda, cioè noi, quelle intersezionali, inclusive di vari generi e certamente anticapitaliste, con una grande attenzione alla differenza di classe e a quella di “razza”. Siamo quelle che non amano il colonialismo culturale. Siamo quelle che dagli anni ’90 combattono contro le femministe radicali che continuano a realizzare crociate contro il porno, il sex working, la differenza dei generi, includendo trans, postgender e quel che ciascuno vuole essere. Oggi ce l’hanno con la gestazione per altri, quella di donne che fanno da quaranta anni figli per le coppie etero. Solo che adesso li fanno anche per le coppie gay e questo ha fatto indispettire le femministe radicali al punto da fare alleanze con forze reazionarie, fasciste, conservatrici, omofobe, pur di non far riconoscere i diritti ai figli delle coppie gay.

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Il M5S è fascista quanto la Lega. Compagn* smettete di votarli!

Fuori fa freddo e io penso ai migranti sbattuti fuori dai centri di accoglienza e dalle case per rifugiati e richiedenti asilo dismesse dal governo per mano di leghisti e anche del m5s che non ha fatto niente di niente per opporsi. Allora vorrei fare una riflessione ad alta voce, non solo sui leghisti che già conosciamo e dai quali non ci saremmo aspettati niente di più, ma anche sui comportamenti e sulle idee nazionaliste e fasciste che si sviluppano un po’ dovunque, penetrando contesti che un tempo si dicevano di sinistra e che oggi tirano fuori battute con autoassoluzioni condite di ipocrisia.

C’è stato un momento in cui ho davvero creduto alla buona fede del m5s. Non condividevo molte loro idee ma conoscevo tanti compagni e compagne che li avevano votati o si erano candidati con loro. Questo accadeva all’inizio, quando ancora guardavo le cose con un minimo di speranza. Non risposte nel m5s, assolutamente no, ma almeno nel buon senso di molte persone che conoscevo. C’erano i compagni NoTav e poi gli ambientalisti e poi tanti altri che lottavano per un reddito e ancora le donne che definivano il m5s molto più a sinistra di partiti sedicenti sinistrorsi.

Poi però li abbiamo visti fare scelte orrende. Illusi o meno si sarebbero dovuti rendere conto che la sostanza di quel movimento non era poi così diversa da quello che altri avevano analizzato e segnalato. Si, certo, sapevamo che il m5s era strapieno di rossobruni ma, d’altro canto, le destre estreme avevano scelto di votare Lega, bei fascistoni con i quali i leghisti vanno a braccetto. Dunque il m5s forse era stato cambiato dall’interno. Ma no, non era neppure questo. Era il fatto che si ponevano in maniera oppositiva a progetti di restaurazione.

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Gli orfani di femminicidio vittime del maschilismo di governo

Noi vogliamo essere libere dalla paura e ci salviamo da sole

 

Pistola legalmente detenuta, puntata contro moglie e i due figli, infine su se stesso. E’ l’ennesima strage familiare di cui si parla come fosse frutto di un gesto di follia. Si chiama femminicidio e infanticidio. Due gravi delitti contro affetti cancellati per motivi rimossi. Si parla di gelosia ma si tratta di un delitto che deriva dalla cultura del possesso. E’ violenza di genere perché commessa contro una donna cui erano stati imposti ruoli  stereotipati. E’ il classico “mia e di nessun altro” tipico di chi pensa che moglie e figli siano di sua proprietà.

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Figlia di una richiedente asilo: “la mia lettera contro il dl sicurezza”

Mi chiamo A. e sono figlia di una donna che ha patito tante sofferenze per portarmi in Italia. Ha ottenuto lo status di richiedente asilo e per questo ha trovato lavoro, io sono riuscita a frequentare la scuola e dopo tanti anni vedo mia madre preoccupata per il decreto sicurezza. Si chiede se siamo al sicuro, se basterà il permesso di soggiorno e il rispetto dei diritti umanitari. L’altra sera, scuotendo la testa, ha detto che se non basta quello che ha dovuto passare per fuggire dal suo paese e per portar me al sicuro allora non sa proprio cosa fare. Di punto in bianco lei potrebbe diventare una “clandestina” e io una minorenne (ho 17 anni) espulsa o senza una madre.

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Un’amica, ex sex worker, racconta come vive adesso

Dopo alcuni anni mi contatta una donna che già in passato aveva voluto condividere con noi la sua storia. Studentessa, sex workers part time e contraria ad ogni messaggio proibizionista di chi pretende che anche le sex workers per libera scelta si autodefiniscano vittime. Né vittime né colpevole, aveva detto, annunciando che quel lavoro le avrebbe permesso di studiare e realizzare la vita che voleva. Oggi mi riscrive per aggiornarmi e a parte scambi personali ci siamo parlate su quello che sta succedendo in Italia con una parte del movimento femminista che persegue a tutti i costi la vittimizzazione delle sex workers delegittimando la loro lotta per ottenere la regolarizzazione e l’abbattimento dello stigma che pesa loro sulla testa.

Allora, cara XXXXX, a che punto sei con la tua vita?

Ho preso la laurea e ho ottenuto un dottorato di ricerca all’estero. Non avrei potuto fare niente di tutto questo se non fossi stata in grado di mantenermi da sola.

Non lavori più come sex worker, quindi? Continua a leggere “Un’amica, ex sex worker, racconta come vive adesso”

Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Sessualità

Storia dell’Isteria. La scienza può essere sessista!

Questo è un articolo di Mitsu Sahay (QUI il link al pezzo originale)

Grazie a Rossella per la segnalazione e a Federico per la traduzione

Google definisce l’isteria come una “incontrollabile o esagerata emozione o eccitamento”.
è un aggeggivo comune e di solito utilizzato per descrivere le donne che esprimono una qualsiasi emozione come rabbia, tristezza, o shock.
E’ uno dei molti termini usati per sminuire le emozioni delle donne.
Un piccolo approfondimento nella storia della parola “isteria” ci conduce lungo l’oscuro percorso della subordinazione della donna nel medio evo e come il termine mantenga ancora le connotazioni iper sessiste che aveva un tempo.

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Cara Desirée, scusa per gli sciacalli che speculano sulla tua pelle

Cara Desirée,

inizio col dirti che sono arrabbiata, vorrei prendere a pugni il mondo, perché tu sei stata stuprata da un branco e dallo stesso branco sei stata poi uccisa. Mi spiace che la violenza di genere abbia fatto un’altra vittima, te. Mi spiace di non aver fatto abbastanza per impedirlo. Di non aver urlato più forte affinché chiunque potesse ascoltare la voce delle donne violate. Di non aver speso ogni grammo di energia per impedire che mani criminali arrivassero fino a te. Ti chiedo scusa per questo perché lo stupro, il femminicidio, riguardano tutt* noi e tutt* dobbiamo assumerci la responsabilità di fare qualunque cosa per impedire che la violenza di genere faccia altre vittime.

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