Annunci

La guerra di Erdogan alle donne

Ayla Akat Ata, spokeswoman of Free Women’s Congress (KJA), 8th March celebration 2014 when she was still an MP.

Ayla Akat Ata, spokeswoman of Free Women’s Congress (KJA), 8th March celebration 2014 when she was still an MP.

 

Dilar Dirik 17 November 2016, opendemocracy.net

[Traduzione di Donatella Rosetti]

Le donne curde in uno dei più forti e radicali movimenti femministi nel mondo stanno subendo impunemente un pestaggio dallo stato turco mentre l’Europa guarda dall’altra parte.

[Read more…]

Annunci

La resistente Emel, gli insulti sessisti e la lotta

12115844_10208337805552413_2792558704609444423_n

di Inchiostro

Ho visto una foto, l’ho vista di sfuggita scorrendo la Home di questo posto schifoso conosciuto come Facebook.
La foto di Emel*.
Non so quanti anni abbia, che lavoro faccia, non so nulla – non è vero, due click e quattro scroll di siti e ho scoperto tutto -.
Lei è lì, col pugno chiuso e quegli occhi.
L’ho stampata, me la sono appesa di fronte. La fisso. La guardo. I brividi mi percorrono la pelle, mi scivolano sulla schiena.

Quell’elettricità pazzesca, forte, che ti fa pulsare le tempie, gonfiare gli occhi al limite delle lacrime – che poi non versi, perché da queste parti è un po’ che piangere è diventato inutile -.
Emel è lì,che fissa davanti a sé, le mascelle strette, il volto duro, severo, eppure al contempo rilassato, quasi pacifico.
Non ci sono smorfie di dolore sul suo volto, non ci sono lacrime, la bocca non è deformata in un urlo rabbioso.

No, Emel è lì, in piedi, fiera e indomita, forte.
Il suo pugno, a braccio teso, cerca il cielo, quei cancelli del paradiso che qualcuno, tanto tempo fa, aveva detto di voler assaltare e che, poi, nemmeno è riuscito a scardinare.
Emel è lì e noi siamo qui.
Noi siamo qui a scannarci sulle minchiate, quando è là fuori che dovremmo riversare la nostra rabbia, la nostra forza, risparmiando le parole rabbiose, le spiegazioni articolate, i confronti che alla fine diventano risse verbali – e le risse verbali sono noiose – per qualcosa di più concreto, di più costruttivo o, a seconda delle prospettive, distruttivo.

Che vengano a metterceli pure i dildi nel culo, che ci prendano pure a pisellate, quando hanno finito di controllare chi ce l’ha più lungo.
Parlo per me, e dico che degli insulti non mi importa nulla. Sono il primo a non essere una persona civile, a non volere i confronti civili, la civiltà come convenzione della comunicazione mi fa cagare, come mi fa cagare dover sempre essere polite o posato o chissàchecazzodaltro.
Non mi importa molto della sensibilità, perché la mia è costantemente colpita, ferita, devastata ogni cazzo di giorno.

Quando mi fermo a parlare coi senza tetto di Piazza Della Repubblica, quando vedo i controllori dell’ATM di Milano, forti della loro divisa da mezz’uomini, insultare deliberatamente le persone per il colore della loro pelle, o per la scarsa conoscenza dell’italiano.
Ogni volta che mi dicono che la bomba in piazza Fontana l’han messa quelli come me, con annesse grasse risate di quello scherzo della natura di Delfo Zorzi – morirai, prima o poi, coglione -.
Ogni volta che i giornali mi chiamano teppista, terrorista, ignorante, pazzo, pericolo pubblico.

Ogni volta che i moderati spengono i fuochi che si cerca di accendere, ogni volta che qualche buontempone sceglie la propria sicurezza, in favore di una disciplina che nega all’uomo il diritto d’essere uomo, di esistere, di vivere una vita degna di questo nome.
Che cazzo volete che me ne freghi di quattro insulti, nemmeno fantasiosi, scritti in una piattaforma informatica? Non si dovrebbe nemmeno rispondere, a certe cose, perché non sono degne di risposta.
Siamo più forti degli insulti, delle brutte parole.
E vi dico di più: gli insulti andrebbero rivendicati. E’ questa la cosa che fa incazzare chi insulta.

Come fa incazzare il potere una donna che, fiera e forte, rimane in piedi, immobile, con il suo pugno gigante alzato al cielo, le sue mascelle serrate, senza versare una lacrima. Come a dire che la devono spezzare, perché lei si pieghi. Come a dire che, per cento volte che verranno, per cento volte dovranno tornare indietro. Come a dire che non basta l’uccisione del marito per farle pensare che la lotta sia persa e, anzi, è proprio per il marito che adesso lei lotterà più forte di prima. Fino alla morte o alla vittoria, senza compromessi.
Perché i compromessi li fanno le persone inutili, quelle che potrebbero morire domani e nessuno ne sentirebbe la mancanza.

E io sto con Emel e non me ne fotte un cazzo degli insulti di quattro coglioni che non hanno altri argomenti se non i soliti stantii luoghi comuni che, più che fare incazzare, annoiano da morire.
E per le persone che annoiano le strade hanno da sempre una sola risposta, che qui non si può scrivere.
Ecco, questo è il mio pensiero.
Il pensiero di uno che butta tutto sul ridere, perché quando si è seri bisogna esserlo per bene, fino in fondo, per davvero.
E sicuramente non sono gli insulti su una bacheca di facebook a dover meritare la mia serietà, e nemmeno la vostra, spero e mi auguro.
Altrimenti non abbiamo capito niente e non stiamo andando da nessuna parte.

Emel lo sa. E il suo discorso al funerale ne è stato testimonianza.
Non rabbia, non indignazione, non urla.
Ma solo fiera, decisa, potente determinazione:
“Noi vogliamo la pace per questo paese, per i poveri di questo paese, per i lavoratori, i curdi, i turchi, i lazidi, i circassi, per le donne e gli uomini.

Noi abbiamo detto ‘pace’, lui ha detto ‘morte’. Noi sappiamo chi è l’assassino. Ma siamo in piedi. Con la nostra coscienza, con la nostra morale, la nostra lotta continuerà.
Ci uccidono una volta ma mille volte rinasciamo. La libertà arriverà.”

Io sto con Emel, e piango.
Piango una rabbia antica che, prima o poi, qualcuno pagherà.

Vostro,

Inchiostro.

*Emel è moglie del ferroviere anarchico ucciso in Turchia il 12 ottobre

  • Potete trovare i post di Inchiostro nella categoria L’InchiostratoQUI la sua biografia.

#Turchia al voto, intervista a Tülay Karakartal

Elezioni amministrative il 30 marzo. Luca Tincalla intervista Tülay Karakartal, candidata a muhtar.

Il 30 marzo in Turchia si tengono le elezioni amministrative. Sono delle elezioni importanti, non solo in previsione delle politiche del 2015, perché nelle grandi metropoli turche come nei piccoli paesi si “giocano” diversi appalti e chi uscirà vincitore da queste elezioni è probabile che poi sarà più avvantaggiato nel vincere le prossime aste. In Turchia, del resto, si costruisce ancora e tanti capitali stranieri circolano ancora in questo paese che fabbrica strade, autostrade, ponti come centri commerciali, strutture abitative e moschee. Già, la fucina di Vulcano in Turchia è sempre al lavoro. Peccato che non sempre quel che si costruisce rispetta gli opinabili parametri del bello e, soprattutto, dell’utile. A che pro, per esempio, tagliare gli alberi di uno degli ultimi parchi rimasti nel centrale quartiere di Taksim a Istanbul? Oppure, sempre a Istanbul, perché mandare via la comunità rom di Tarlabaşıper costruire barocchi edifici di lusso? Perché ad Ankara bisogna far passare l’autostrada proprio in mezzo alla foresta dell’Università di Odtü? Perché il cosiddetto progresso non si ferma, dirà qualcuno. E questa regola è valida ovunque; persino in Italia dove, nelle vie e per le valli, un manipolo di eroi si batte contro la disinformazione dei media mainstream e continua una lotta senza quartiere – e senza patria – per difendere i propri diritti mentre il resto della popolazione dorme sonni senza sogni o ha deciso di abbracciare il credo del non voto.

[Read more…]

La #Turchia censura Twitter. Muore #BerkinElvan, vittima di repressione!

BjNgz3hIEAAkP5Q_MGTHUMB-INTERNA

La protesta della gente di Turchia continua, le restrizioni su internet minacciate da Erdogan diventano realtà ad appena dieci giorni prima delle elezioni e così il popolo turco viene isolato dal mondo perché il governo decide di impedire a chiunque l’accesso a Twitter. Ci sono metodi per aggirare il blocco ma la repressione è forte. Questo avviene a una settimana dalla manifestazione per Berkin Elvan, 15 enne, morto dopo 270 gg di coma.

[Read more…]

#Istanbul #Taksim: report manifestazione di Luca Tincalla (in turco)

Bf_0WpuCIAADaTo.jpg-large

[Il cartello dice: “se ciò che succede in questo paese è normale, allora siamo tutti matti”]

A proposito delle proteste in Turchia contro la legge che censura internet voluta dal governo. Da Istanbul Luca Tincalla, del quale potete leggere il report (in italiano) QUI, dice che la novità è che “i media turchi sono stati costretti a parlare della manifestazione poichè molti di loro sono a rischio chiusura, e aspettando le prossime elezioni, mettono il piede un po’ di qua e un po’ di là“. Poi mi segnala la traduzione in turco del suo report che ha realizzato e pubblicato Tolga Darcan. Lo riposto qui, grazie a Tolga e Luca:

8 Şubat akşamı, İnternet sansürüne karşı gösterilere katılmak üzere Taksim’e gittim. Çünkü imza kampanyalarına katılmak ve öfkelenmek, ne yazık ki yeterli olmuyor. Bir şeyler yapmak gerek, olabildiğince. Spor olsun diye şikayet edenler hiçbir şeyi değiştiremiyor, tıklama-aktivizminin ötesine geçemiyorlar. Elbette ki olan bitene gözlerini, burunlarını, kulaklarını ve başka yerlerini tıkayanlardan daha iyiler. Örneğin, “benim nasıl düşündüğümü sen bilmiyorsun” diyenlerden. Madem öyle söyleyin bana. Siz benim nasıl düşündüğümü biliyorsunuz. Ben açık bir kitabım. “Testimone a Gezi Park” (“Gezi Parkı’nın Tanığı”) isimli bir kitap. Luca Tincalla adında bir adam. Kolay, değil mi? Yüzümü ve sözlerimi ortaya koydum, en azından. En azından diyorum, çünkü bu ülkeyi, Türkiye’yi SEVİYORUM. Sanattan, şehirlerden, anıtlardan, kültürel mirastan ve diğer şeylerden bahsetmek yerine direnişten bahsetmek zorunda kalmak beni gerçekten üzüyor. Ancak şu durumda başka türlüsünü de yapamıyorum. Bu mevzuu, kendi seçimlerimi yaptığımı ve – ama değil, ve – sizin seçimlerinize de saygı duyduğumu söyleyerek kapatıyorum; çünkü dünyanın hepimize ihtiyacı var, can yoldaşlarına ve öyle olmayanlara. Fakat yol ortasındaki bir köpek gibi terk edilmiş olmak beni üzüyor. Nokta.

Neden gösterilere katıldım?

Bu yasak da neyin nesi?

Yürürlüğe girdi mi?

Farklı yollarla baypas edilemez mi?

Yanıtlayayım. Tersten başlayarak.

Farklı yollarla devre dışı bırakılıp bırakılamayacağını bilmiyorum; ama sanırım bu mümkün. Nereleri ve nasıl vuracağını görmek gerek önce. İnternet üzerinde vpn yahut benzeri yöntemlerin kullanılıp kullanılamayacağını görmek gerek.

Cumhurbaşkanı Abdullah Gül’ün yasayı meclise geri göndermek için 15 günü olduğundan, yasa henüz yürürlüğe girmiş değil. Gül tarafından veto edilebilir. Belki hayalciliğimden kaynaklanan bir hipotez; ama yaşam devam ettikçe umut da hep vardır demişti biri, her ne kadar sonu pek iyi olmadıysa da.

Bu yasakçı düzenlemeyle, hükûmet organı olan TİB, herhangi bir site veya sayfayı 24 saatten az bir sürede tek bir tıkla erişime engelleme hakkına sahip olacak. Bunun yanında her bir kullanıcıya ait tüm erişim verilerini de gönlünce edinebilecek.

Son olarak, gösterilere katıldım, çünkü yürürlüğe girdiği takdirde bu yasanın ifade özgürlüğümü ihlâl edeceğini hissediyorum. Yalnız değildim. Benimle birlikte en azından 5000 kişi, belki de daha fazlası vardı. İstiklal Caddesi boyunca Tünel’den Taksim’e doğru yürürken, daha akşam 18’de TOMA’ların ortalıkta dolaştığını gördüm. 18.40’da Burger King’e ulaştım ve terasa çıktım. Gösterilerin öngörülen başlama saati olan 19’a doğru, ezanlar okunurken, meydandaki insanlar polis tarafından dağıtıldı. İstiklal’e ulaşabilir miyim diye bakmak için aşağı indim, ama başaramadım, bir polis kordonu girişleri kapatmıştı. Yeniden terasa döndüm. Göz yaşartıcı gazların etkisiyle kaçışan göstericileri gördüm. Biri, polisin kısa süre sonra yukarı çıkabileceği konusunda bizi uyardı. Biber gazlarının havada uçuştuğu meydana indim. Korunmak için taktığım fularla bile doğru dürüst nefes alamıyordum; ama suratını hiçbir şeyle korumamış bir kız vardı, omzuna girdim ve o metroya binene kadar aynı eşarbın altında birlikte soluduk. Sonra geri döndüm, devam etmek istiyordum. Alman Hastanesi’nin oraya gittim, çünkü Twitter’dan orada çatışmalar olduğunu okumuştum. Gerçekten de vardı. Yalnızca bu da değil. Plastik bir kurşun birkaç metre yakınımdan geçti: yere paralel bir şekilde ateşlenmişti, eminim. Sonrasında havai fişekler, göz yaşartıcı gazlar, ateşler içindeki barikatlar… Burada noktalıyorum.

Burada noktalıyorum ama daha bitmedi, en azından benim için; bundan emin olabilirsiniz.

Leggi anche:

#Istanbul #Taksim: la manifestazione contro la censura di internet

Istanbul chiama Italia: la repressione in piazza continua!

Tutti i post su OccupyGeziTaksim e Turchia

#Istanbul #Taksim: la manifestazione contro la censura di internet

Bf9_UPAIYAI27qF.jpg-large

Aveva twittato aggiornamenti e foto da Istanbul (QUI con una breve sintesi aggiornata della questione turca). Ecco ancora un suo post/report che racconta quello che succede a Istanbul rinnovando l’invito, in qualche modo, a occuparsi della faccenda che è importante, anche per noi che siamo altrove. Buona lettura!

>>>^^^<<<

di Luca Tincalla

Questa sera, 8 febbraio, sono andato a Taksim alla manifestazione contro la censura di internet. Perché, purtroppo, non basta firmare petizioni e indignarsi. Bisogna agire. Bisogna agire come si può. Chi si lamenta solo per sport non cambia nulla e fa del clickactivism fine a se stesso. Certo, sempre meglio di quelli che si vogliono tappare occhi, naso, orecchie e altro. Quelli che, per esempio, “tu non sai io come la penso”. Ebbene, ditemelo. Voi lo sapete come la penso io. Io sono un libro aperto. Un libro che si chiama “Testimone a Gezi Park“. Un uomo che si chiama Luca Tincalla. Facile, no? Ci metto la faccia e le parole, è il minimo. E’ il minimo poiché io AMO questo paese, la Turchia. E mi dispiace, davvero, parlare di resistenza al posto di arte, luoghi, monumenti, patrimonio artistico e quant’altro. Ma non ne posso fare a meno. E concludo questo discorso dicendo che io ho fatto le mie scelte e – non ma – rispetto le vostre, perché il mondo ha bisogno di tutti noi, cari compagni e non. Però mi dispiace di essere stato abbandonato come un cane per strada. Punto.

[Read more…]

Istanbul chiama Italia: la repressione in piazza continua!

Bf8QQRhIEAAXxfK.jpg-large

Luca Tincalla, alle cose accadute a Istanbul e in Turchia, ha dedicato un libro. Qui trovate una versione ridotta in Pdf, il resto lo leggete su cartaceo. Ha raccontato ciò che ha visto e vissuto. Qualche giorno fa raccontava in radio (qui l’audio) alcuni aggiornamenti a proposito dei processi. Per chi ha partecipato alla presunta “rete criminale”, ovvero per chi ha partecipato alle proteste, si parla di 6 anni di galera. I processi che riguardano invece coloro i quali hanno ucciso i manifestanti vanno un po’ a rilento. Nel caso di cui parla nella chiacchierata audio l’udienza è stata perfino rinviata perché fuori c’era un presidio di amici, compagni, familiari delle vittime.

[Read more…]

#OccupyGezi: Siamo tutt* #çapulcu!

agora ok_2 copy

Accade per strada e in rete. Accade che lui è un fotografo spagnolo, ma è ad Istanbul, dove fotografa e racconta su un blog le rivolte scatenate dalla decisione del governo turco di dar luogo all’abbattimento dei seicento alberi di un parco pubblico per costruire una moschea e un centro commerciale. Lei è italiana, conosce la lingua spagnola, anche se non l’ha mai studiata. L’ha imparata per le strade sudamericane e sulle Ande, il suo non è nemmeno castigliano doc, non è proprio la stessa lingua del fotografo, ma latinoamericano, con un forte accento peruviano. Una gringa bionda che parla peruviano. Adesso non sta lavorando, da anni è una precaria dismessa dallo Stato in estate, quando non serve più. Ma a lei, tutto sommato, non dispiace nemmeno tanto, così ha più tempo per la militanza. Il lavoro, dopo tutto, è sempre stato e continua ad essere una forma di controllo sociale con cui si tengono impegnate le masse, impegnate a produrre, per intendersi, e poi, tutt’al più, a consumare nei centri commerciali.

[Read more…]

#OccupyGezi #StandingMan: “I’m Standing” contro il fascismo!

10546_189538501209298_336905875_n

In piedi, fermi, con lo sguardo rivolto verso ataturk, in piazza Taksim, seguendo il metodo di protesta di un uomo che è rimasto in piedi, immobile, lì per ore. Dopo gli attacchi della polizia a qualunque cosa si muovesse, ecco ora cittadini/e immobili, che però non si spostano da quella piazza.

[Read more…]

#OccupyGezi: divieto di sciopero in #Turchia e comunicazione del ministro turco all’UE

BM8WfpVCcAA3HuO.jpg-largeMentre in Italia scopriamo che alcuni giornalisti e i nostri politici scoprono solo adesso dell’esistenza dei gas Cs (che ci siamo sorbiti a Genova G8 nel 2001 e nelle lotte NoTav in Val Susa) e rimbalza sui quotidiani la notizia dell’arresto di un fotoreporter italiano, tra i tantissimi arrestati di questi giorni, ricordo che ieri in Turchia si è celebrato il delirio di onnipotenza della maggioranza di governo con la polizia in giro per le strade a reprimere, arrestare, intimidire cittadini, manifestanti, giornalisti, fotoreporter, medici, avvocati, sostenitori che venivano attaccati con idranti e lacrimogeni alle finestre, mentre il pubblico di Erdogan si riuniva in piazza e le squadre di suoi sostenitori si scontravano con manifestanti altrove.

[Read more…]

La resistenza in Turchia e i deliri di Se Non Ora Quando (Snoq)

Se Non Ora Quando delira: paragona Piazza Taksim al 13 febbraio 2011 come “segnali forti di cambiamento”. La prima è una lotta contro il fascismo e per difendere diritti elementari e libertà civili. La seconda è stata una sollevazione moralista contro le escort chiamate in piazza “zoccole”. Suvvia, per favore! Almeno la decenza di non dover fare auto-promozione/propaganda mentre altrove c’è gente che fa resistenza e muore per difendere i propri diritti. Resistenza di cui Se Non Ora Quando non sa niente. Quando è stata l’ultima volta che le Snoq sono andate a manifestare accanto alla gente che difende la valle contro la Tav?

[Read more…]