Personale/Politico, R-Esistenze

L’incubo: mio padre e i denti

Mi sono svegliata di soprassalto come spesso succede quando ho un incubo, immaginando di non avere più i denti e pensando al volto di mio padre che mi osservava mostrando un ghigno sadico e di indifferenza. Non so cosa significhi in termini freudiani, ma so per certo che quello sarebbe stato il mio destino se fossi stata al posto di mia madre. Nel sogno gli dicevo che mi stava facendo quello che aveva fatto a lei, ovverosia indurla a trascurarsi pur di non pagarle le spese che servivano per un dentista. Così come non volle pagarle le terapie per tentare di raddrizzare il suo viso dopo la paresi facciale. Mi torna in mente la smorfia di mia madre, quell’occhio semichiuso che lacrimava e l’impossibilita di sorridere, seppur da un lato, perché non aveva denti. Più tardi comprò una dentiera e mi faceva stare male vederla ingerire liquidi o masticare la mollica del pane con le gengive quando la toglieva. Non so perché un incubo del genere arrivi in questo istante o perché io continui a litigare con i miei genitori durante gli incubi. Mio padre è morto e mia madre anziana e non c’è più nulla che potrei dire in proposito. Io sono adulta e la cura dei miei denti dovrebbe dipendere da me, se avessi i soldi per mettere i molari che mi sono stati tolti sarebbe perfetto, ma lavo i denti spesso per tenermi quelli che mi restano.

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La psichiatria non sa nulla di disturbi alimentari. Esperienze e traumi ignorati.

La prima volta che mi recai da uno psichiatra per i disturbi alimentari non volle sapere nulla di me. Disse semplicemente che dovevo cambiare abitudini e modo di pensare perché nel pensiero distorto stava la malattia. corretto quello sarebbe andato tutto bene. Ho partecipato a decine di terapie per la rieducazione alimentare e il primario, col suo stuolo di specializzandi, ci dava la sua benedizione, dettava ordini sui farmaci da prescrivere e la nutrizionista svolgeva un ruolo di controllo. I day hospital venivano realizzati per le pazienti anoressiche e bulimiche e i toni rivolti soprattutto alle anoressiche erano intimidatori. Se non mangia sai che domani ti peso e se non hai preso almeno cento grammi ti rimettiamo il sondino nasogastrico. Così l’anoressica piangeva e tra le lacrime mangiava le sue carotine e un po’ di pasta in bianco. Ma il peso di giorno in giorno varia per una serie di motivi per cui non la bilancia non è affidabile se ti pesano tutti i giorni. L’anoressica tornava stremata dalla visita e le imponevano il soldino nasogastrico anche se aveva mangiato tutto quello che era destinato a lei. Il comportamento di psichiatri e nutrizianista faceva insorgere un cameratismo tra le pazienti che così aiutavano le ragazze aumentando la porzione o diminuendola senza che i medici se ne accorgessero perché non c’è nulla di più deleterio delle minacce e dei ricatti.

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