E’ necessario che premetta che quello che sto per scrivere è il mio personale modo di vivere la condizione di uomo transgender e che non rappresenta una condizione generale. Sono anche un convinto sostenitore della libertà di genere, dei diritti delle persone non-conforming e della lotta anti-binaria, ma questa è la mia storia.
Ho letto con grande sorpresa e disgusto l’articolo della sedicente femminista Terragni.
A parte il nonsense stantio della ‘differenza’ su cui continua a ripestare, visione manicheista e retrograda che ricaccia le donne in cucina al loro ‘naturale’ ruolo di cura, che gia’ di per se fa sorgere la spontanea domanda: ma tu come hai il coraggio di definirti femminista?
Firmo questo articolo con il mio nome di battesimo come gesto di solidarietà con le persone transgender candidate alle amministrative che non possono presentarsi con il proprio nome d’elezione perché non è ancora riconosciuto il diritto umano all’autodeterminazione del proprio genere.
Elena Bonali alias Ethan
Non mi fu difficile accorgermi che in realtà tutta quella gente, lungo le strade del loro mondo di impiegati, di professionisti, di operai, di parassiti politici, di piccoli intellettuali, in realtà correvano come matti dietro ad una bandiera. […] Si trattava, in realtà, di uno straccio, che sbatteva e si arrotolava ottusamente al vento. Ma come tutte le bandiere, aveva disegnato nel suo centro, scolorito, un simbolo. Osservai ,meglio, e non tardai ad accorgermi che quel simbolo non consisteva in nient’altro che in uno Stronzo. (P.P. Pasolini – La Divina Mimesis)
Vediamo di continuare a cibare il mio personaggio letterario (o non è un personaggio letterario?). C’è un ex convento al quale si arriva da una curva, passando un cancello diroccato. Le mura poggiano direttamente sulla terra e sono umide. Il giardino cresce senza ordine e senza cura. C’è odore di terra nera e bagnato. Un matrimonio infelice tra due ragazzini e due figli come risultato. Dovete riuscire ad immaginare la decadenza di una famiglia nobile e indolente da una parte e una mamma ragazzina dall’altra. Tenete bene a mente la decadenza perché essa non è il fiorire della depravazione come spesso si pensa, ma la mancanza di vigilanza e regole. Dopotutto è una forma di libertà. La decadenza non ha più la forza di imporre un modello. Ero facilmente cresciuto come gli animali domestici, con pasti regolari ed il resto della giornata libera. Avevo avuto l’ignoto privilegio di creare un mio mondo di pensiero e strategie di apprendimento, libero di pensare le cose più assurde e vere e di classificare i sentimenti per via sperimentale. L’infanzia fu un interessante situazione di isolamento. Eravamo io e mio fratello ma non esisteva una differenza sessuale, era solo fisica. In noi non era presente la diversità come categoria ma solo come osservazione dell’altro. Le minime differenze fisiche (qualcuno ci scambiava per gemelli) erano completamente annullate dalle dinamiche relazionali. Opposti per gusti e carattere ma dello stesso genere. Dovendo autogestire il gioco e l’apprendimento eravamo completamente fuori schema. Mio fratello era contemplativo ed io ero..per l’esperienza diretta. L’isolamento nella natura ci formò con dinamiche completamente differenti rispetto ai bambini cresciuti in città. Quello che osservavamo erano le stagioni e gli uccelli, i sistemi di lavoro dei formicai, la morte per selezione, il tempo atmosferico per odore.
Testo il lingua originale QUI – Traduzione di Antonella. Buona lettura!
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La lezione del transfemminismo: oltre l’essenzialismo del femminismo anarchico. (smettiamo di pensare il femminismo anarchico come basato sull’essenza di una natura femminile)
by J. Rogue
Il discorso transfemminista si è sviluppato a partire da una critica dei movimenti femministi mainstream e radicali, i quali hanno alle spalle una lunga storia di gerarchie interne. Sono molti gli esempi di donne di colore, proletarie, lesbiche, e appartenenti ad altre categorie che si ribellano contro quella tendenza, tipica di un movimento di donne bianche e benestanti, a mettere a tacere le loro voci e trascurare le loro richieste. Di norma il movimento mainstream non riconosce i punti problematici sollevati da questi individui – al contrario, continua a lottare dando priorità al discorso dei diritti nell’interesse delle donne bianche e mediamente ricche. Ma mentre il contesto femminista, inteso nella sua generalità, sembra non aver risolto queste dinamiche di gerarchie interne, un buon numero di gruppi continuano a far emergere la loro propria marginalizzazione. Tra queste persone, in particolare, ci sono le donne transgender. La comprensione graduale e sempre più ampia dei meccanismi e delle interazioni reciproche dei sistemi di oppressione ha portato il femminismo avanti, ed è stato centrale nella costruzione di una teoria del femminismo anarchico. Ma per cominciare dobbiamo guardare allo sviluppo del femminismo stesso e, nello specifico, di quella che normalmente si definisce la sua “Seconda Ondata”.
Io non so se voglio avere figli. Ogni tanto me lo chiedo ma proprio non lo so.
Prima del trattamento ormonale ero fertile, i miei spermatozoi stavano bene e tutto quanto. Ho sempre creduto di no, che stessero male, un po’ agonizzanti come me, pigri e mezzi gobbi. Invece stavano proprio bene, mentre io stavo male, però loro stavano bene, così come altri organi del corpo stavano bene mentre io no, ero pigro e mezzo gobbo. Vabbè che lo sono ancora.
Questa imperturbabilità biologica è strana, un po’ strana, nemmeno troppo strana, è normale, niente di inusuale. E’ così che dev’essere la continuazione della specie.
“Io sono E., vi scrivo per descrivervi quanto mi senta emarginata, per un argomento forse poco affrontato nel vostro blog.
Inizio subito col descrivere la mia sessualità, se devo usare una parola sola potrei dire pansessuale, ma sarebbe troppo generico e riduttivo. Alcuni differenziano i bisessuali dai pansessuali definendo i primi come coloro a cui i piacciono due sessi, quello maschile e quello femminile, ai pansessuali, invece, piace tutto, anche ciò che sta di mezzo, a me in realtà piace solo ciò che c’è di mezzo. Riesco a provare attrazione soltanto per persone che hanno forti caratteristiche di entrambi i sessi, diciamo che mi piacciono i transessuali, FtM o MtF che siano, di solito solo se il genere non è del tutto chiaro, insomma persone fortemente androgine. Lo ammetto sono strana, ma questa è la mia sessualità, io vorrei vivere una vita di coppia normale, sposarmi e avere dei figli, eppure quando parlo ad amici, colleghi universitari o conoscenti della mia sessualità tutti pensano che io voglia solo fare sesso, tutti credono che prima o poi dovrò scegliere o uomini o donne, alcuni pensano che le mie siano delle fantasie sessuali, poi c’è chi mi insulta in modo palese senza neppure accorgersene dicendo “che schifo, ma scherzi?”. Ho avuto delle storie anche abbastanza serie con persone che venivano continuamente insultate per il loro aspetto androgino, perciò non sono certo io quella che soffre di più gli insulti della gente, ma la cosa che più mi sorprende sono i comportamenti di chi è più aperto e comprensibile, come lesbiche e gay, ma anche delle femministe. Frequento persone che credono fortemente nell’uguaglianza, femministe convinte, proprio come la maggioranza delle vostre fan, vado molto spesso in locali LGBT, ho molti amici gay e lesbiche, finché bisogna rispettare i/le trans sono tutti concordi, ma quando ti piacciono i/le trans improvvisamente ridono, ti prendono in giro, ti chiedono continuamente cosa fai a letto, ma saranno affari miei no?!
Ciao, scusa se disturbo per una domanda che può sembrare stupida.
Sono un ragazzo FtM “alle prime armi” e qualche settimana fa stavo esplorando il web per informazioni sulla transessualità, in particolare sulle persone FtM. Mi sono imbattuto in un orribile sito (di cui non faccio il nome perché non voglio dargli visibilità) che sprizzava odio transofobico da tutti i pori, e non faceva altro che dire che gli uomini FtM fossero donne lesbiche che non si accettano e le donne MtF uomini gay che non si accettano o etero con il piacere del cross-dressing.
Comunque, la cosa si notava già dal sottotitolo, che però mi è inizialmente sfuggito: ho infatti iniziato subito a leggere l’articolo su cui ero finito. L’articolo era su questo uomo FtM che aveva stuprato delle donne (non ricordo il suo nome, purtroppo). I toni del discorso non mi piacevano (non per l’argomento, di cui è giustissimo parlare, ma perché ne approfittavano per dire che tutti gli uomini trans sono stupratori pericolosi e cose simili), ma comunque sono andato avanti e ho iniziato a leggere i commenti. In particolare mi è rimasto molto impresso uno su Brandon Teena (non so se conosci la sua vicenda, ma la riassumo in breve: Brandon Teena fu un ragazzo transgender che fu stuprato ed ucciso a causa della sua identità di genere, e il caso è diventato molto famoso anche grazie al film Boys don’t Cry).
Il commento in questione diceva che lui era una stupratrice lesbica che aveva convinto ragazze etero a fare sesso con lui fingendosi un maschio. Ora, partendo dal presupposto che lui non si fingeva un uomo, ma lo era davvero, è considerabile stupro se una persona transgender si finge cisgender? Se l’altra persona è perfettamente consenziente, c’è un problema?
La cosa mi ha mandato in crisi, perché secondo me non è stupro (anche se credo che prima di andare a letto con una persona, se non si ha fatto l’operazione per il cambio di genere, sarebbe meglio dirlo) considerando che le ragazze erano consenzienti.
Ho voluto chiederlo qua perché ultimamente sulla tua pagina si è parlato molto di definizione di stupro e cose simili, e ho pensato che fosse giusto “approfittarne”.
L*i è un bambin@ transgender. Ama indossare un vestitino viola, viene pres@ in giro a scuola e il padre non l@ capisce granché, o forse è preoccupato per l*i, perché vederl@ sfottut@ e isolat@ fa veramente male. Madre e padre hanno due modi diversi per difenderl@. Lui vorrebbe che l*i si comportasse da maschio e lei vorrebbe che l*i si sentisse liber@ di fare quel che vuole. La conclusione è che se ti preoccupi più per la tua reputazione che per la felicità di tu@ figli@ forse devi mettere in discussione il fatto che tu sia in grado di amare. Buona visione.
Questo è un pezzo che racconta di una disputa della quale vi avevo già parlato QUI E QUI. Il pezzo originale che potete leggere sotto, grazie alla traduzione di Paolo Bello, sta QUI. Il femminismo radicale è riconosciuto, per via di alcune sue rappresentanti, come trans escludente, transfobico, e allo stesso tempo puttanofobo (per via delle posizioni abolizioniste sulla prostituzione). Faccio notare che questo lungo pezzo, che comunque vale la pena di leggere, tratta la questione in forma politically correct, dando ampio spazio alle strampalate teorie delle femministe radicali e a dichiarazioni di dubbia autenticità che denunciano ipotetiche minacce subite dalle FemRad ad opera di cattivissime trans. Da quel che riportano altri, secondo me più veritieri, report di militanti trans gli attacchi, gli sputi, le minacce, la violenza sarebbe stata quella di femministe radicali fortemente intolleranti nei confronti delle posizioni delle fem sex-positive, pro/regolarizzazione delle sex workers e trans. L’articolo parla anche di un eventuale ostracismo realizzato da ambienti Trans nei confronti delle fem/rad. In realtà è esattamente il contrario. Le iniziative delle attiviste trans vengono boicottate e talvolta subiscono picchetti di fanatiche insultanti che hanno lo stesso piglio delle più becere antiabortiste. In sintesi, le FemRad, per l’idea che divulgano quando dicono che il transgenderismo va di moda, che sarebbe una ideologia fashion, non esprimono né più e né meno che quello che direbbe qualunque persona omo/transfobica. Detto ciò, e consigliandovi di leggere anche i post linkati in fondo a questo pezzo, vi auguro una buona lettura!
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Il 24 maggio, poche decine di persone si sono riunite in una sala conferenze presso la Biblioteca Centrale, un edificio secolare costruito in stile georgiano nel centro di Portland, Oregon, per un evento chiamato Radfems Responds. La conferenza è stata convocata da un gruppo che voleva difendere due posizioni del femminismo che sono state oggetto di un anatema da gran parte della sinistra. In primo luogo, le organizzatrici speravano di confutare l’accusa circa il fatto che il desiderio di vietare la prostituzione implica ostilità verso le prostitute. Poi cercavano di spiegare il motivo per cui, in un momento in cui i diritti transgender sono in ascesa, le femministe radicali insistono nel considerare le donne transessuali come uomini, che non dovrebbero essere autorizzate ad utilizzare le strutture delle donne, come i bagni, o a partecipare ad eventi organizzati esclusivamente per le donne.
Quando si parla di sex workers si dimentica che molte transessuali fanno quel mestiere e sono vittime di violenze. Sono persone perennemente ignorate come d’altronde, spesso, anche altre sex workers. Il fatto che in Italia si sia delineato un copione che parla di violenze in maniera escludente considerando le vittime in senso biologico, le femmine, meglio se madri, significa che quelle transessuali violentate, ferite, morte ammazzate per questioni di genere, vengono rimosse, fatte fuori dal conteggio delle vittime, perché su di esse non puoi infarcire storielle fatte di cliché stereotipati, la madre di famiglia uccisa da uno che non la rispetta in quanto madre, in quanto donna, in quanto che non considererebbe il lavoro di cura di cui lei si fa portatrice.
Le transessuali sex workers sono escluse dal dibattito due volte: in quanto vittime di violenza e in quanto trans. Come se il loro non fosse lavoro (di cura), come se non fossero neppure donne, come se la donnità risultasse essere artifizio connaturato in termini biologici invece che costrutto culturale di genere per quel che in effetti è. Come se non fossero più spesso migranti, costrette a vivere in clandestinità, in una dimensione personale, lavorativa, affettiva nascosta agli occhi del mondo perché in Italia è reato essere clandestine (molte tra loro finiscono dentro i Cie), stigmatizzata e criminalizzata la prostituzione e poi c’è lo stigma della colpa implicito nella transessualità. Sicché le sex workers trans dovrebbero essere le prime della lista a ragionare di violenza di genere, di indifferenza, imposta, ed è anche peggio, ancor di più a partire dai consessi di donne un po’ fasciste che, per l’appunto, parlano di violenza sulle donne solo quando la donnità corrisponde ad un ideale italico e da ventennio.