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Quando la famiglia non supporta una bambina transgender

Lei scrive:

Cara Eretica, ho seguito la discussione sui bambini transgender e vorrei esprimere la mia opinione se me lo permetti. Non voglio insegnare niente a nessuno. Voglio solo raccontare la mia storia. Sono nata maschio ma mi sentivo femmina. Non ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia che mi appoggiasse. La mia famiglia ha una istruzione media, è ignorante su molte cose e pensava di fare il mio bene quando mi ha proibito di indossare abiti da femmina o di giocare con le bambine. Mia madre, soprattutto, esprimeva preoccupazione per il mio futuro e tentava di convincermi che si trattava di una “fase”. Oh, quante volte me lo sono sentita dire. Tutta la mia vita, secondo molte persone, è stata ed è ancora una “fase”.

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Noncomforming anziché transgender: autodefinirsi senza attribuire ad altr* il proprio vissuto?

Sara ci ha inviato una lettera che abbiamo pubblicato pur considerando che meritasse critiche e approfondimenti, informativi, da parte di chi ha interesse a raccontare quale può essere la condizione di un bambino o una bambina transgender. Ethan le ha risposto QUI e quella che leggete sotto è la risposta ulteriore che Sara ha voluto inviarci. La discussione è aperta e giacché interessa invitiamo a prendere parola, dal personale al politico, a chi ha voglia di raccontarsi e dirne di più. Buona lettura!

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Ho trovato interessante l’interpretazione di Ethan, che mi identifica come una bambina nonconforming anziché transgender. Non ho difficoltà a raccogliere questo input e a rileggere la mia storia da questo punto di vista. Immagino che Ethan sappia meglio di me cosa significa essere transgender e, leggendo la mia esperienza, possa decidere che transgender non è la definizione più adeguata.

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Luca era gay o forse transgender?

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di Ethan Bonali
Oggi è arrivata una mail di una ragazza lgbt che si pone tra quelli che preferiscono “ci si vada piano con i bambini”. Occorre ribadire, pur restando perplesso che ce ne sia bisogno, che nessuno ha scritto che qualunque bambino con un comportamento nonconforming vada classificato come transgender. La storia che Sara ha condiviso con noi, e che riporto nei punti salienti, è una dimostrazione della necessità di una campagna informativa.
Sara esordisce parlando della sua infanzia di capelli corti, camicie da cowboy, giocattoli da maschietto, vergogna del corpo femminile. “Mi vergognavo del femminile, proprio come un bravo bambino maschio e maschilista”. Esatto! Aveva interiorizzato il disprezzo per la donna tanto da affermare “E quando gli sconosciuti mi scambiavano per maschio ero orgogliosissima”. In molte famiglie, specialmente cattoliche praticanti come quella in cui Sara afferma di essere cresciuta, è normale che le bambine ritengano molto più divertente il ruolo maschile di quello femminile. Infatti la sua avversione, per tutta la mail, si concentra più sui ruoli e l’espressione che sul corpo vero e proprio. Essere scambiata per maschio poteva essere il via libera ad attività desiderate ma impedite dall’educastrazione.

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Ero un bambino transgender (?!)

Lei scrive:

Cara Eretica,
sono Sara (nome di fantasia), ho quasi trent’anni ed ero un bambino transgender.
Un po’ come quelli descritti dal National Geographic.

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#Lesbiche #Terf #Transfobia – le persone trans sono soggetti autodeterminati

Anna ci regala una sintesi di un pezzo, che trovate QUI in inglese, in cui si parla dell’effetto che ha sulla vita delle persone trans lo stigma transofobo  inflitto dalle femministe radicali trans escludenti. Sulle Terf potete trovare un po’ di materiale tradotto su questo blog (qui, qui, qui, qui, qui, qui). Eccovi la sintesi:

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Storia di bullismo contro una bambina transgender

Lei è Corey Maison, oggi una adolescente e prima un bambino. Perciò è stata vittima di bullismo e grazie all’aiuto dei suoi genitori ha superato quel periodo duro.

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Perché abbiamo scelto di mettere una ragazzina transgender sulla copertina del National Geographic

Di Susan Goldberg, [Fonte]

tradotto da Lisa

Abbiamo scelto di pubblicare un fascicolo a proposito del genere in un periodo in cui le credenze della gente sull’argomento sono in rapido mutamento.

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Molte persone stanno in questi giorni parlando di Avery Jackson, ragazzina di 9 anni di Kansas City nonché prima persona transgender ad apparire su una copertina del National Geographic. Da quando abbiamo condiviso su Instagram, Facebook e Twitter le foto della copertina della nostra edizione speciale sul genere, decine di migliaia di persone sono intervenute con le loro opinioni, andando dall’espressione di gratitudine alla furia cieca. Molti lettori hanno giurato di annullare i loro abbonamenti.

[Lode a @NatGeo per aver reso visibili le vite dei trans e aver condiviso la storia di Avery Jackson ]

[Lode a @NatGeo per aver reso visibili le vite dei trans e aver condiviso la storia di Avery Jackson ]

 

[Il National Geographic sta cercando di fare il lavaggio del cervello ai giovani per convincerli che una simile degenerazione sia normale. ]

[Il National Geographic sta cercando di fare il lavaggio del cervello ai giovani per convincerli che una simile degenerazione sia normale. ]

Commenti come questi rappresentano solo una piccola componente della profonda discussione sul genere che è in corso proprio in questo momento.

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Storie di transizioni, stereotipi e prostituzione

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Lei scrive:

“Ciao Eretica, desideravo raccontarti alcune storie.
Ancora non ho iniziato a prendere ormoni, ma nella mia testa si, e a tante persone dico, anche se non è vero, che li prendo da 1mese. Da un po’ di tempo ho iniziato ad essere finalmente me stessa e ho avuto modo di scoprire e vivere tante cose e tanti stereotipi, e ho fatto anche delle scelte difficili, le quali mi hanno fatto entrare in un mondo ancora più ricco di stereotipi. Ho deciso di prostituirmi. Lavoro molto con WhatsApp e ho notato che tanti clienti sono più interessati al mio pene che a tutti gli sforzi che faccio per modificare il mio corpo. Molti mi desiderano come un ragazzo che ha un corpo femminile,  per molti essere una ragazza mtf significa questo, quando io in realtà lo odio il mio pene. Ma ho bisogno di soldi, e quindi li accontento.  Altre ragazze che fanno questo lavoro sono costrette a prendere il Viagra,  perché prendono da tempo gli ormoni.

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#MascolinitàFragile: Cosa significa essere un uomo transgender?

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Di Andrew Cacciatore

Premetto che quanto sto per scrivere è semplicemente il mio personale modo di vivere la mia condizione di uomo transgender e che non rappresenta la condizione generale.
Credo sia fondamentale che ognuno, cisgender e transgender, viva il genere che sente più suo nel suo personalissimo modo; ma trovo essenziale lasciare una mia testimonianza per mostrare alla gente come le minoranze sessuali e di genere siano facilmente vittime di abusi.

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#Firenze, festival cinema: no a opere su lesbiche o trans. Ammesse solo quelle di “donne e basta”!

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Lei scrive:

Cara Eretica,

sono un’attrice e sceneggiatrice, appartengo a quella fascia di trentenni che un Paese come l’Italia chiama ancora giovani, ma solo per convenienza, e che il mondo non contempla perché parte di una minoranza senza voce e senza identità. E oltretutto sono una donna.

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