Antiautoritarismo, R-Esistenze

Eppure, un tempo, la lotta per i beni comuni era una responsabilità collettiva

terroristi

Leggevo delle manifestazioni di oggi contro la repressione inflitta ai movimenti, e mi veniva in mente un ricordo, semplice, che vorrei condividere con voi.

La mia terra è stata devastata dall’appropriazione di beni comuni e territori per realizzare opere, grandi e piccole, a volte ultimate e altre volte no. C’entrava la mafia imprenditrice, così dicevano, ed era il tempo in cui le imprese non dovevano neppure presentare una certificazione antimafia. Arrivavano grosse imprese del nord, vincevano gli appalti, poi davano in subappalto ad altri imprenditori locali in odor di mafia, e così avveniva lo scippo del nostro territorio. C’erano sempre di mezzo i soldi. C’era di mezzo il profitto.

La mafia non è quella cosa che vi raccontano in tv dove c’è coppola e lupara e gente campagnola che parla in dialetto stretto. La mafia è capitalismo, appalti, imprese, l’aspirazione di mettere le mani sulla cosa pubblica per gestire il tuo denaro e dirottarlo a finanziare opere che non sono utili per la comunità.

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