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Cronache postpsichiatriche: la scrittura come terapia

Appunti per la mia autobiografia.

Per offrirvi una sintesi cito l’immagine che ha dato di me la psicologa con cui ho sostenuto il colloquio prima che mi assegnasse un terapeuta adeguato ai miei disturbi.

L’immagine che la psicologa ha descritto di me è di una bambina che in mezzo alla guerra (metaforico) se ne resta in un cantuccio protetta nel proprio mondo fatto di libri e di scrittura. Ha detto che seppur nelle mie condizioni sono in grado di elaborare autoanalisi e che se non avessi usato la scrittura come mezzo terapeutico il mio cervello ora sarebbe rotto, in frantumi. La scrittura mi ha permesso di mantenerlo in qualche modo intero con crepe che la psicoterapia mi aiuterà a rimarginare.

Che la scrittura sia un mezzo terapeutico per chi soffre di disturbi mentali è stato detto e scritto molte volte. Non solo perché grandi scrittrici hanno arricchito la cultura con le proprie opere pur soffrendo di forme depressive, talvolta trattate con noncuranza o con metodi violenti come l’elettroshock. La scrittura è un mezzo di espressione artistica, se vogliamo, che permette a chi ne fa uso di produrre una sintesi dei propri stati d’animo. Questa sintesi può diventare poesia, racconto, romanzo, autobiografia. Lo sforzo di sintesi implica anche una elaborazione del vissuto traumatico. Un trauma elaborato può allora essere affrontato.

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