Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Personale/Politico, R-Esistenze

La malattia mentale come conseguenza

Tutte le questioni fin qui trattate, relativamente alla discriminazione sessuale e di genere nei confronti delle donne, possono essere individuate come cause di alcune precise malattie mentali. Se non osserviamo la questione della salute mentale senza anteporvi la questione di genere, non potremmo capire come realizzare una prevenzione che alleggerisca il peso di tanta pressione sulle donne. 

Quella pressione deriva dagli stereotipi di genere, dal sessismo e dalla misoginia, dal body shaming, dalla mancanza di rispetto per il consenso, dal revenge porn,  dal maschilismo o antifemminismo che dir si voglia, all’interiorizzazione del maschilismo che ci riguarda, dalla cultura dello stupro, dal victim blaming, dall’essere considerate oggetti del desiderio invece che soggetti, dalle molestie subite da bambine, dall’omertà che obbliga tante hanno svelare quel che hanno subito dai loro carnefici, dalle molestie sul lavoro, dalla violenza ostetrica, dall’obbligo di assumere ruoli di ammortizzazione sociale, dall’idea che la famiglia eterosessuale sia l’unica destinazione è l’unica salvezza per tutte noi, dai modelli estetici imposti, dagli stessi errori che vengono compiuti nelle campagne contro la violenza di genere, dal considerare femminismo come qualcosa di vago e non il personal politico a cui ci riferiamo noi, dalla criminalizzazione della donna in quanto donna e dalla colpevolizzazione della vittima in qualunque situazione, dallo stigma che pesa sulle donne alle quali viene detto che se non sono madri non valgono niente,  dalle politiche contro l’aborto, dai ruoli di cura di mogli, madri, badanti, dall’idea di poter essere liberate dai ruoli di cura attraverso la schiavitù delle donne migranti.

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Personale/Politico

L’innesco di un tentato suicidio

Credo di dovervi un’ultima spiegazione, per tutto il sostegno che mi avete dato e perché a questo punto sento di poter avviarmi da sola verso soluzioni che saranno solo mie. Quello che so è che per tanto tempo mi sono sentita di peso e in colpa. I miei due tentati suicidi sono dovuti a questo. La psichiatra ha parlato di innesco dovuto da un disturbo da dipendenza, il mio disturbo, la mia dipendenza affettiva nei confronti del coniuge. Senza volerlo lui mi ha manipolata e fatta sentire piccola e ha cancellato la mia autostima. Con ogni discussione decisiva avveniva il mio tentato suicidio, per non essergli di peso, per non disturbarlo. Queste dinamiche non avvengono perché qualcuno è buono e un’altra persona è cattiva. Avvengono per un insieme di fattori che non sto qui a spiegarvi. Si verifica un intreccio di personalità e la mia è deficitaria in senso affettivo, sin dall’infanzia, dunque il mio amore è diventato dipendente. Se io fossi stata più sicura di me, se avessi avuto una base sicura da cui partire, non avrei pensato al mio coniuge come ad un marito, padre, fratello, amante, mio tutto. Quindi quando ho capito, grazie alla psichiatra, quale era l’innesco mi è stato più semplice disinnescare, per ben due volte, da gennaio, ho avuto due episodi di grave senso di colpa accompagnati dalla tentazione di suicidarmi, ma non l’ho fatto. Ho preso le distanze da me, ho analizzato razionalmente, e ho trovato il modo di disinnescare. Ed ora quello che succederà sarà affare mio e del mio coniuge. Lasciarsi, non lasciarsi. Non c’è da parte mia nessun rancore. Io lo capisco. Capisco come deve essersi sentito mentre stavo in silenzio, senza concedergli un briciolo di spazio. Deve essersi sentito davvero molto solo. Per ora stiamo discutendo. Ci vogliamo bene. Vent’anni insieme non sono un solo giorno. Se è un’occasione per crescere insieme lo faremo. Se ognuno vorrà farlo per conto proprio allora ok. Ma il punto di quell’attesa snervante era il fatto di sapere che qualcosa fosse in sospeso e mentre c’è qualcosa in sospeso non si può andare né avanti né indietro. Forse ieri abbiamo fatto un piccolo passo. Non so in che direzione. Ma oggi siamo un po’ più liberi di autogestirci. Di progredire in una relazione o di volerci comunque molto bene. Mi spiace se con i miei sfoghi ho dato l’impressione di voler evitare di assumermi responsabilità. Non è così. Io sono corresponsabile di ogni cosa. Almeno da quando ho ottenuto la maggiore età. Prima non penso che dovrei alleggerire il peso ai miei genitori per quel che mi hanno fatto. Ma per tutto questo tempo non ho fatto altro che assumermi responsabilità e analizzare ogni punto della mia vita per trovare risposte ed è stato davvero faticoso, difficile, impegnativo. Da tutto ciò riparto. Da tutto ciò ricomincio a vivere. E a proposito: la psichiatra, quella che mi stava antipatica, è veramente in gamba, davvero brava, e mi ha aiutata moltissimo. Mai fidarsi delle prime impressioni. Un’altra lezione appresa e messa da parte.

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La posta di Eretica, Personale/Politico

Mamme degeneri e altre catastrofi: sulla madre del sedicenne suicida

Quando eccessiva è l’emozione, non controllo la tecnica. La mia narrazione si frammenta, come forse il suo stesso oggetto richiede, non essendo alcune questioni meritevoli di essere trattate come monoliti, ma come mosaici in cui ogni tassello racconta la propria storia, e la storia dei propri incastri.

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Violenza

Tiziana Cantone si è suicidata: content* adesso? Brav*!

werqerTiziana Cantone si è suicidata. Aveva tentato e alla notizia del tentativo c’era la solita gente di merda a dire che “se l’è cercata”, tutt* a giustificare il quintale di fango con il quale l’avevano seppellita. C’è chi le ha rubato attimi privati, in cui faceva sesso, e fare sesso non è reato, fa schifo invece rubare attimi privati e metterli online per fare slut-shaming condito di perfidia, odio misogino allo stato puro. Tiziana era stata bullizzata per tutto il web, si è nascosta quanto ha potuto, smesso di lavorare, di uscire, depressa, voleva cambiare cognome, e per ciascuno di questi segnali, di queste richieste di aiuto, c’è chi aveva risposto con ulteriore fango, perché è così che fanno i bulli e le bulle. Pensano di aver ragione nel massacrare la vita, la reputazione, di una ragazza, di una persona.

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La Depressione Consapevole, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

La Depressa Consapevole: quando sopravvissi al tentato suicidio

Era mattina. Avevo tentato il suicidio il giorno prima. Non ero ancora pronta per rispondere alle domande dello psichiatra. Passò a guardare la mia faccia, immersa per lo più nel morbido guanciale, con un filo di bava che colava dalla bocca. Poggiò la mano sulla testa, come fosse un prete, e benedisse la mia presunta e ritrovata vitalità. Ebbi soltanto la forza di grugnire e roteare gli occhi. Volevo dire qualcosa ma non venne fuori nulla di comprensibile. I potenziali suicidi ricevono tutti la benedizione del grande capo del reparto. Per darti il benvenuto ti smutandano, ti infilano un catetere, finché non riprendi il controllo della tua vescica e dello sfintere, poi ti mettono in una stanza dove le donne vicine hanno sguardi da matte. Anch’io avevo lo sguardo da matta. Eravamo in un reparto di matte. Chissà perché però la matta del letto vicino è sempre più… avete capito, no?

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Comunicazione, R-Esistenze, Violenza

Wentworth Miller: il body shaming procura dolore in chi lo subisce

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Wentworth Miller, attore protagonista della serie tv Prison break, scrive e pubblica un post in cui parla del body-shaming che ha subito. Qualcun@ mette a confronto due immagini che lo ritraggono in momenti diversi della sua vita. In basso trovate la traduzione (grazie a Leda) di quello che lui ha scritto.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

La fidanzata psicopatica sono io

Lei scrive:

[Premessa:
Non si fa che parlare di violenza sulle donne. Di casi di stalking, di fidanzati gelosi, oppressivi e ossessivi. Io mi voglio confessare, perché nel mio caso la carnefice sono io, e la vittima è la persona che è stata al mio fianco negli ultimi cinque anni, colpevole solo di non amarmi più. Ho sottoposto l’uomo che amo ad una violenza psicologica crudele e insensata e non so come scusarmi, quindi scrivo. Non so bene perché. Forse per sfogarmi, forse per razionalizzare, forse perché sono alla ricerca di empatia, anche da parte di me stessa verso me stessa. Non posso credere di essere io il mostro.]

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

Quel tetto di bugie che ti impedisce di vedere il cielo

Avete mai abbellito il racconto della vostra vita? Io l’ho fatto, per tanto tempo. Ho detto che stavo bene e invece stavo malissimo. Ho detto che in famiglia andava tutto bene e invece era un disastro. Ho detto di avere un buon lavoro e non era vero. Ho anche raccontato aspetti di me e della mia sessualità per scandalizzare o sentirmi figa con la comitiva. Non ne ho tratto grande giovamento, ma solo una marea di delusioni.

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Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Anche le grasse sono utili a qualcun@

Illustrazione di Edull. Illustration of Velvet D'Amour to VOL UP 2 Magazine. Theme: Supernatural.
Illustrazione di Edull.
Illustration of Velvet D’Amour to VOL UP 2 Magazine. Theme: Supernatural.

 

Scusami se non ti ho riconosciuta, dice una tipa che avrò incontrato si e no un paio di volte. Sei così bella, ma sei dimagrita? E lì l’affondo, la spada che trafigge il mio buon umore. E non capisco tutto quell’entusiasmo per il mio dimagrimento. E che cazzo, non sai neppure come ho fatto a dimagrire. E metti che ho una malattia incurabile? Metti che ho vissuto lutti ed esperienze terribili? Chi dice che la magrezza debba per forza essere associata alla bellezza e ad uno stato di benessere?

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La posta di Eretica, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Violenza, Welfare

Chi è Stato a uccidere mio padre? (storia di debiti e disperazione)

Senti, ho letto questo, e mi ha fatto male perché io quella situazione la conosco bene. Non riguardava me ma mio padre. Non era un ladro. Era una persona onesta, perbene, e proprio perché onesta, non in grado di truffare nessuno e di rubare, dato che si sforzava di saldare tutti i debiti e perfino quando non ce la faceva più pagava assegni e dipendenti rinunciando a tutto per non mancare alla parola data. Era un uomo semplice, un padre di famiglia. Per lui c’era il lavoro, la fatica di una vita, la famiglia, i figli, io e mio fratello, mia madre, e per lui era un punto d’orgoglio non farci mancare niente.

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Violenza, Welfare

AAA debitori anonimi: ho dei debiti e penso al suicidio!

Sono Michela e ho 47 anni. Per colpa di un parente che ha realizzato un’iniziativa commerciale a mio nome, dato che aveva già fallito con la precedente, sono piena di debiti che non riuscirò mai a pagare. Sono assillata dai creditori e non ho la possibilità di rivalermi sul parente perché sono stata tanto ingenua ed è come se lui in quella attività non c’entrasse nulla. Non so se voi sapete com’è la vita quando hai dei debiti che non puoi pagare. Le finanziarie che acquistano i pacchetti di crediti da altre aziende o dalle banche si servono di molestatori di professione. Sono stalkers che ti intimidiscono e minacciano in ogni modo possibile, via mail, con lettere o telefonate a tutte le ore. Praticamente tu non hai più una vita e l’ansia ti accompagna ogni minuto. Non serve dire che non hai soldi, giacché loro lo sanno, perché se scoprissero che tu hai un guadagno andrebbero a prelevare soldi direttamente alla fonte. Però ti minacciano di fare danno a te o ai tuoi cari e alla fine della giornata, per ogni momento in cui tu hai provato comunque a esistere e respirare, ti senti in colpa per tutto, perché per chi ti intimidisce tu non avresti proprio più il diritto di vivere. Ci sono alcune persone che di mestiere, probabilmente pagati male e in misura equivalente ai crediti che riescono ad ottenere, fanno gli istigatori al suicidio.

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