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Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie

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Ho sempre odiato scrivere recensioni, o comunque valutare il lavoro d’altri, analizzarlo, scomporlo, giudicarlo. Anzitutto perché non me ne reputo capace, in seconda battuta perché lo trovo un po’ ingiusto: alla fine, per quanto uno possa essere oggettivo, dà sempre un parere filtrato dal proprio gusto personale, e quindi parziale di un qualcosa che è di certo più ampio.

Per questo motivo non farò una recensione canonica, quanto un racconto, dal momento che credo anche impossibile scrivere un saggio – breve o lungo che sia – su un saggio. O, se non impossibile, tautologico, ma ammetto sia questione di punti di vista.

Ciò detto, ho avuto tra le mani per la prima volta Le Indomabili – Storie di donne rivoluzionarie perché un mio caro amico mi ha fatto il favore di regalarmelo. All’inizio, ammetto, mi aspettavo l’ennesimo libro – barra – iniziativa commerciale su personalità ribelli di svariato tipo, senza una linea ben definita, una di quelle accozzaglie dove i termini ribelle e ribellione sono un po’ falsamente ripuliti del loro significato originale – quello stirneriano, nella mia opinione personale – e trasformati in qualcosa che, al contrario, è al massimo accomunabile alla trasgressione.
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Culture, R-Esistenze

Libertà in nome della verità

Libertà in cambio della verità. Perché la verità è essenziale per il recupero della dignità morale e sociale delle vittime di torture e abusi nel tempo dell’Apartheid. La commissione per la verità e la riconciliazione fu uno strumento voluto da Nelson Mandela per arrivare alla verità senza vendetta. Per favorire un cambiamento sociale che coinvolgesse tutti gli attori della questione, per andare verso la democrazia senza legittimare linciaggi e odio e alcun proposito di vendetta. Me ne sono ricordata con un film, troppo sdolcinato per i miei gusti, ma mi è venuto in mente che parti delle sessioni in quel tribunale sono state trasmesse da Un Giorno In Pretura, se non sbaglio, e qui trovate una breve descrizione di Rai Storia sul tema. La stessa modalità di elaborazione pubblica e terapeutica del lutto, mettendo sul piatto della bilancia il perdono, ma non l’oblio, in cambio della totale verità, fu poi applicata in altri Stati.

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