Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Vi racconto lo stupro che ho subito per sette mesi

Lei scrive:

È inutile, per quanto io mi sforzi non riesco a dimenticare. Quando avevo 15 anni per quasi 7 mesi sono stata vittima di violenze sessuali, psicologiche e stalking. Ho passato momenti davvero angoscianti e strazianti nel silenzio più totale ed in solitudine. Ai miei genitori non ho mai avuto il coraggio di dirlo ed infatti ancora non lo sanno perché non sono mai andata d’accordo con loro ma allo stesso tempo volevo proteggerli, non oso immaginare quanto ne avrebbero sofferto.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, Storie, Violenza

Io, assolto per il reato di stalking. E ora chi mi risarcirà?

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Sono innocente, dice Bruno, e lo ripete alla fine di ogni frase, come fosse un mantra, come se alla fine, dopo tutto quello che ha vissuto si fosse quasi convinto di non esserlo mai stato. Bruno è innocente per non aver commesso il reato di stalking nei confronti della sua ex. Questo è quello che mi ha detto senza astio nei confronti di quella donna che per lui è solo debole e immatura. Non se ne rende conto, mi ripete, e spiega come ha trascorso molti anni a difendersi da un’accusa che lo ha piegato, distrutto, togliendogli la stima di tante persone e ogni speranza di poter conservare il lavoro, i risparmi usati per pagare gli avvocati, la minaccia del carcere in cui è finito per poco tempo, per fortuna. E lì si è reso conto che restare in carcere per lui sarebbe stato come andare a scuola di crimini e misfatti, perché in carcere trovi stupratori, violenti, persone pericolose che non ti somigliano neanche un po’.

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Lei mi molesta e mi credono in pochi

Perché negare, dico io. È più che evidente che mi stai molestando. Io non capisco da dove viene la convinzione che le donne non siano mai moleste. Io ne conosco una, collega di lavoro, che non avrebbe, teoricamente, né il potere né il ruolo professionale per poter negarmi i diritti di lavoro. L’ho rifiutata. Non sono stato al suo gioco. Lei ha cominciato a parlare male di me con tutti/e. Non me ne risparmia una. Ogni occasione è buona per mettermi in cattiva luce. Lo fa in ufficio, poi mi lancia battutine acide su facebook e io so che se la banno sarà ancora peggio, perciò devo subire il suo tono che a detta di tutti sarebbe assolutamente tranquillo. Allora mi sono detto che forse sono io che ho paranoie e sogno quel che dice. Il giorno dopo vado in ufficio e mi rendo conto che invece ho proprio ragione io.

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Se la tua compagna è gelosa e anche un po’ stalker

female-stalker2-233x300Mi chiamo Massimo e ho avuto una storia con una donna gelosissima, talmente gelosa da essersi mostrata, fin da subito, nei panni di una stalker. Inizialmente sapete com’è, sei innamorato, ti piace fare sesso, esiste solo lei e poi però le cose mano a mano cambiano. Succede che fai rientrare il mondo nella tua vita un po’ per volta, richiami gli amici e stavolta dici che li incontrerai, la vita a due non ti basta più, ti trattieni al lavoro e poi vai a bere un aperitivo con i colleghi e le colleghe, se lei non vuole venire in quel tal posto tu non ti fai condizionare e comunque vai.

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La mia ex è una stalker e nessuno mi crede

Ho spostato i mobili mille volte prima di trovare un ordine preciso. Ho cambiato casa, le mie finestre stanno sempre più o meno chiuse, sono discret@, volo basso, latito rispetto a qualunque invito arrivi dal mondo esterno. Concretamente, diciamolo, ho paura. Da quando ho chiesto la separazione e ho provato a ricominciare le mie giornate sono state molto complicate. Ogni mattina mi sono sforzato di respirare e trovare un punto di equilibrio, poi c’era il lavoro, qualche amic@, se non riuscivo a stare sol@ la sera invitavo una persona con cui andare a letto. A volte solo per dormire abbracciati, per scacciare la paura, la vergogna, a volte il senso di colpa.

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Lo stalker

Si dice che si è più severi e giudicanti con le persone che ci ricordano noi stessi. Chi soffre di dipendenze non tollera persone che hanno lo stesso problema. Chi ha un problema di violenza non tollera chi è violento. E’ un modo per sconfiggere il male che è dentro di se’, per prenderne le distanze, per non prenderne atto, per elevarsi rispetto alla condizione di chi resta in basso. Un modo per dire che tu no, tu sei intero e quell’altro, invece, ha un sacco di problemi.

Non c’è giudice peggiore di chi è profondamente violento, io l’ho imparato a mie spese, perché quando l’ho conosciuto lui era l’amico perfetto, un uomo comprensivo, incline ad avere un atteggiamento rassicurante e protettivo nei confronti di quella che gli sembrava vittima. A lui serviva una come me. Gli serviva una donna da difendere, perché così poteva sentirsi migliore e non rimettersi mai in discussione. A lui serviva una donna che potesse diventare il suo riflesso più gratificante.

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#Antiviolenza, stalking e carcerazione preventiva: la galera non è una soluzione!

Per fortuna c’è Il Garantista e Angela Azzaro che raccontano un’altra storia a proposito delle misure cautelari per gli accusati di stalking. Perché stiamo parlando di accusati, in attesa di giudizio, e a me continua a sembrare grave il fatto che le donne impegnate nella lotta contro la violenza ritengano corretto adoperare la carcerazione preventiva per salvare le donne dagli abusi.

Un accusato di stalking non è un condannato e se siamo noi, le donne, che come sempre lasciamo che lo Stato sottragga diritti a tutti noi in nome delle donne, legittimando un istituto liberticida, stiamo prestando il fianco ad una modalità repressiva e ad una tendenza giustizialista e carceraria grazie alla quale si reputa colpevole qualcuno già solo dall’accusa.

Non funziona così. Un’accusa non può essere in generale il pretesto per prestare il fianco a tendenza forcaiole, perché si è innocenti fino a condanna e la presunzione di innocenza vale per chiunque. Tra l’altro trovo che questo ragionamento si presti a quella modalità istituzionale che sceglie la repressione, il duro braccio della legge, il paternalismo come soluzione, evitando accuratamente di parlare di prevenzione e di valorizzare l’esperienza delle donne in fatto di antiviolenza.

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La sua ex mi perseguita e nessun@ mi crede…

C’è questa lettera e io vorrei presentarla come si deve. Nutro profonda disistima nei confronti di chi, tra i tanti e le tante che nel web pubblicano storie a senso unico, invece che disinnescare i conflitti li alimentano assumendo una versione di parte senza avere neppure la capacità di lenire gli aspetti demonizzanti. In realtà succede che realizzano stereotipi, dove non c’è un io narrante ma semplicemente una versione generalizzata che finisce per criminalizzare ora l’uno e ora l’altro genere. Così succede che si finisce per alimentare fiamme di vendetta, per legittimare il rancore e lasciare immaginare che nulla sia risolvibile e che nessun@ abbia più nulla da perdere.

Mi appello dunque a quante si occupano di queste materie affinché abbiano il senso di responsabilità necessario a non usare questi temi per accreditare una sola versione della storia, perché non si sta parlando di teoria ma di fatti difficilissimi che coinvolgono persone e portano con se’ dolore, sofferenza, complicazioni e dunque chiedo dove resti il buon senso a fronte di collezioni di articoli o ricerca minuziosa di dettagli di cronaca che dimostrerebbero come, ad esempio, gli ex mariti siano tutti cattivi e i padri siano tutti diavoli. Ciascun@ vive e ha bisogno di esorcizzare il proprio dolore come crede ma è fuor di dubbio che l’uso terapeutico del web porta alla costruzione di stereotipi sessisti, generalizzazioni, lasciando immaginare che i padri siano una setta satanica che fa sacrifici umani con le sue creature e che gli ex mariti siano una massa di persone infide che altro non fanno che sezionare cadaveri delle loro ex mogli.

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Violenza è codipendenza

Il dolore è liquido. Se spremi due corpi ne ottieni in quantità. Ci puoi irrigare i campi. Li semini e dal dolore nasce altro dolore.

Il dolore è vita. Se soffri tu sei viv@. Ci sono anime che ne cercano e lo provocano per resuscitare, per scuotersi dal torpore, per godere di emozioni, almeno una. Solo una.

Se soffro esisto, sembrano dirti, e vivono così, del tutto sanguinanti, giustificando il gesto che ripara ogni cura, lamentando guarigioni troppo frettolose, rinunciando ad ogni soccorso. Contemplano l’autogestione del proprio dolore, fallimentare e per nulla autonoma, in genere, perché è egoista e implica il coinvolgimento attivo e la cura da parte di chi non è detto poi abbia così voglia di farsi coinvolgere. La cura dei/delle r-esistenti addolorati/e è portatrice di sensi di colpa se non la contempli tra le tue personali necessità. Ma questa è un’altra storia.

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