Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Diario di una vittima di cyberbullismo: la violenza banalizzata e l’assenza di spazi laici di discussione politica!

C’è chi finge di non capire e non è bello banalizzare la violenza se a subirla sono io e se a compierla è una o più donne. La critica politica è critica politica. La persecuzione condita di menzogne, complottismi, retropensieri e schizzi di veleno è un’altra cosa.

Dice Dacia Maraini a proposito delle oscene offese fatte a Franca Rame in questi giorni da parte di fascisti e identità politiche a lei opposte che: “Bisogna discutere le idee ma mai disprezzare neppure chi ti è nemico…“.

Chi fa critica politica può star tranquill@ che non sarà oggetto di alcuna recriminazione. Chi mi perseguita, mi diffama, mi opprime, si serve, semmai, delle critiche per farmi male. E io so perfettamente distinguere le due cose. Forse chi fa le critiche ha smesso di saper distinguere perché gode del consenso di chi sposta a destra la modalità di opposizione in termini personali e aggressivi contro qualcun@.

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Il ricatto morale e lo squadrismo 2.0 in difesa del femminicidio

Ha ragione Loredana Lipperini a dire che la questione sollevata da tante persone è sostanzialmente quella che solleviamo noi. Noi che non siamo giustizialiste, fasciste, che non vogliamo creare allarmismo e panico morale, noi che distinguiamo bene quando si tratta di soluzioni e di questioni sociali. Lo scrive lei, assieme a Michela Murgia, che femminicidio non è tutto ciò che riguarda le donne, ogni delitto che vede una donna in quanto vittima, e che c’è un grosso problema culturale da risolvere che riguarda tutti/e. Un problema culturale che attiene ai generi, tutti quanti, perché assegna ruoli, impone funzioni, incastra chiunque nell’interpretazione di modelli che vanno destrutturati socialmente e culturalmente. C’è un problema che riguarda l’assetto di tutta la società e c’è un integralismo di ritorno che sposta a destra i contenuti delle discussioni sulla violenza sulle donne. Domina indisturbato il parere di chi parla di donne liberate e poi ne costringe l’autodeterminazione imponendo restrizioni sull’uso del corpo, sulla sessualità, sul lavoro, sui ruoli di cura, sulla libertà di essere cittadine, assieme ad altri cittadini, di ogni nazione possibile ove intendano abitare.

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