di Jinny Dalloway (dal suo blog GenderToxic)
Nel lontano 1985, in quel testo rivoluzionario che è stato A Cyborg Manifesto, Donna Haraway immaginava un mondo cyborg in cui
le persone non hanno paura del loro stretto legame di parentela con animali e macchine, non hanno paura di identità permanentemente parziali e punti di vista contraddittori.
Nel 2014, però, predominano ancora i discorsi di certo ecofemminismo antitecnologico ed essenzialista: quei luoghi comuni che concepiscono “La Donna” come Natura, Terra, fertilità, materno, divinità cosmica, sorgente di vita e simili new-agismi che in rete si accompagnano di solito a foto di fiori e tramonti. Il fascino “empowering” che questi discorsi comprensibilmente esercitano su molte donne nasconde in realtà una pericolosa deriva conservatrice, la tendenza a naturalizzare il genere e ricadere nel determinismo biologico (con il corollario che genere = donna).
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