Comunicazione, R-Esistenze, Recensioni

Division 19 – il film/distopia che immagina l’era della tele-sorveglianza

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'SteFike, Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

#Emergenza adolescenti: voyeurs, media morbosi, moralizzazione

1374155_543964165670748_394394780_nHo 15 anni, guardo la tv e vedo programmi pomeridiani che mi dicono che per valere qualcosa devo diventare qualcuno. Guardo le sfilate delle miss e vedo mie coetanee, accompagnate da commosse e sempiterne sante madri, e le ragazze sottopongono le proprie misure a una giuria di vecchi bavosi e altrettanto vecchie bacucche che un tempo avevano un nome e oggi, pur di beccar pagnotta, devono fornire un alibi agli amanti di lolite affinché si pensi che sia tutta una roba seria. Meteore, per lo più, che dopo essersi fatte consumare in tutte le pose possono solo ambire a diventar comparse di qualcosa o, peggio, di qualcuno.

Ho 15 anni e mi piace coltivare il sogno di diventare come uno dei miei miti, la tal diva che mi sembra tanto figa, o giusto avere l’opportunità di pomiciare almeno una volta, una volta sola, con quel cantante che se lo vedo in concerto, di presenza, già mi fa morire. La mia vita è compresa tra l’ambizione di toccare vette irraggiungibili, perché lei ce l’ha fatta, quell’altra pure, e quindi devo farcela anch’io, e poi gli amori, il sesso, la conoscenza di me e dei miei coetanei e la passione per quel ragazzo un po’ più grande.

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Antiautoritarismo, Precarietà, R-Esistenze

Ordinanze contro gli “accattoni” e dissuasori per i senzatetto

dog-patrolProvate a cercare su google le parole “ordinanza & accattoni”. Troverete una marea di norme che ancora interpretano il quadro securitario voluto a suo tempo da Maroni. Fu lui che diede poteri ai sindaci, simpaticamente ribattezzati come “sceriffi”.

Con quel decreto i sindaci, per motivi di “sicurezza”, ebbero il potere di decidere a proposito di poveri (gli accattoni), migranti, prostitute e tutto quel che nella concezione leghista costituiva motivo di degrado. Ma questa cosa non piace solo alla destra, anzi. Scorrendo le ordinanze, le decisioni, i muri cittadini, le regole anti/degrado, quelle per il decoro, a marginalizzare accattoni, migranti e prostitute sono anche fior di sindaci di centro sinistra, del Pd.

Ad avercela con “gli accattoni” sono gli assessori preoccupati, di volta in volta, della salute fisica di anziani e bambini, a seconda dei casi, e ne abbiamo lette di cose in questi anni, tipo l’ordinanza fiorentina di un paio di sindaci fa dove l’assessore diceva che sugli accattoni, quelli che chiedono la questua, si può inciampare e questo avrebbe messo a repentaglio la salute fisica dei cittadini e dei turisti.

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Antiautoritarismo, Critica femminista, Culture, R-Esistenze, Recensioni

Orange is the new Black – la serie televisiva

Orange is the new black è una serie televisiva statunitense ispirata alle memorie di Piper Kerman. Piper finisce in carcere per aver trasportato una valigia piena di soldi di provenienza illecita. All’epoca stava con Alex, implicata nel narcotraffico internazionale e che in un modo o nell’altro riusciva e riuscirà a scaricare sempre tutte le responsabilità su Piper.

La serie televisiva è fatta bene, riesce nell’impresa di raccontare il carcere in modo disincantato, senza dividere il mondo in buoni e cattivi e senza colludere con quell’impostazione repressiva e securitaria che immagina la galera come soluzione per tutti i mali. E’ una serie fatta per intrattenere un pubblico più o meno adulto, con scene di sesso esplicito, soprattutto lesbico, con la definizione di dinamiche relazionali complesse che non vengono mai rappresentate con un comodo chiaro/scuro.

Le donne in galera non sono vittime ma come ogni altra persona in carcere sono la somma di una serie di eventi che le ha portate lì. Hanno scelto, si sono trovate a vivere alcune circostanze, erano troppo addentro al proprio vissuto per pensare che vi fossero delle regole da rispettare e alla fine si beccano una punizione fatta di isolamento, perdita di benefici e comodità, e qui si parla di una doccia calda, una crema per il viso, una pinzetta per togliere il lungo pelo che nasce frequentemente sul mento, gli assorbenti, gli ormoni per la carcerata trans, la possibilità di leggere un libro senza essere continuamente interrotte da una manica di folli che non ti danno tregua, perché il carcere è innanzitutto questo: bisogna resistere alla convivenza con persone che non sceglieresti mai di avere accanto.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

La differenza tra repressori buoni e cattivi? La repressione è una!

La repressione è un  metodo. Non è un vizio che scappa alla “mela marcia” di turno. Si parla dell’albero, della maniera in cui si tengono i cittadini sotto scacco. Si parla di una politica che mette in croce i cittadini e poi criminalizza qualunque forma di protesta. Che sia movimento, partito, gente di piazza, comunque sia chi comanda avrà sempre brutte parole da spendere in direzione di chi dissente e belle parole in difesa dei tutori.

Intanto bisogna chiarire un punto: la povertà è un problema di ordine pubblico? Il disagio lo è? La rivendicazione di diritti lo è? Perché negli ultimi anni abbiamo solo sentito parlare di accattoni che lasciano sporcizia per le strade della capitale, gente sporca, brutta e cattiva che imperverserebbe senza criterio né ragioni per le vie di quella città. Perché è la premessa che è sbagliata. Ed è sbagliata anche se in soccorso e a legittimazione della repressione arriva l’intellettuale tal dei tali che un po’ presta parola a difendere il governo di Israele e un po’ a farci ulteriormente oggetto della sua umanissima esperienza collaborata dai tutori che sarà brutta quanto vuoi ma è la sua esperienza. E’ sbagliata anche se si erge un coro che insiste nel rimuovere il conflitto per salvare le istituzioni patriarcali divise tra patriarchi cattivi e patriarchi buoni, e il punto è che sempre di patriarchi si tratta.

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Per le ragazze sporche (#LessonOne: masturbati con sentimento!)

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Il pezzo della Borromeo sulle adolescenti mi procura un gran fastidio a pelle. Lo devo dire: è moralista. Ed è anche strapieno di stereotipi o comunque ne rafforza un bel po’. Passa l’idea di sedicenni che fanno a gara per trovare un pene e conseguire lo sverginamento come status sociale. Ci piazza dentro anche il pregiudizio secondo cui queste ragazze userebbero la pillola del giorno dopo come soluzione per riparare alle loro leggerezze, aggiunge un po’ di parole sporche che fanno inorridire, se accostate all’adolescente che ha da apparire linda e pudica, e il gioco è fatto. Quello che ne viene fuori, per dirla come direbbe mia figlia, è il tratteggio di una identità mediaticamente spendibile per farci megapuntatone a Porta a Porta. E ha ragione, perché stuzzica pruriti, è anche morboso, e non capisco come e perché un servizio del genere possa essere considerato un buon mezzo per indagare la vita delle adolescenti.

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Acchiappa Mostri, Antiautoritarismo, R-Esistenze

Galere, giustizialismi e catarsi collettive

L’avete mai vista voi una galera? Ci siete entrati/e dentro? Sapete come sta la gente che viene lì rinchiusa? Bisognerebbe fare tour scolastici, tipo quelli che portano a vedere i forni crematori e i campi di concentramento o le gite formative per vedere com’erano fatti i manicomi finché c’erano, per disabituare la gente a ritenere che quello possa essere un luogo che ti fa cambiare, migliorare, recuperare.

In galera” è l’assillo di chi decide il mondo sia migliore senza una o più persone, come se la galera fosse un premio a chi ne resta fuori invece che l’esatta definizione del modello di controllo sociale, sorveglianza e punizione, che ci siamo scelti.

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Antiautoritarismo, Attivismo, R-Esistenze, Violenza

Undercover police abuses: le attiviste usate da quei poliziotti infiltrati!

Dalla mailing list di FaS, Krifi scrive di una situazione di abusi che riguarda alcune donne (attualmente si sa di otto) usate come tramite per accedere a contesti precisi da parte di poliziotti infiltrati che spiavano varie forme di attivismo. A proposito di uso e abuso dei corpi delle donne come oggetto e mezzo di controllo, sorveglianza e repressione della società e dei luoghi di dissenso. L’invito è a occuparsene e dare supporto alla loro azione di denuncia che esige che si smetta con questa pratica immorale. Chiunque abbia voglia di divulgare, tradurre, contenuti c’è un apposito sito per la campagna di supporto. Intanto ecco cosa scrive Krifi:

Pochi anni fa un’attivista inglese scoprì che l’uomo che da sei anni era il suo compagno in realtà era un poliziotto infiltrato (Mark Kennedy), attivo non solo in Inghilterra, ma anche in moltissimi altri paesi, Italia compresa, fino alla sua scoperta. In seguito è stato possibile individuare tutta una serie di infiltrati che non avevano avuto remora alcuna a intessere relazioni affettive e sessuali con diverse attiviste inglesi, dei quali alcuni hanno anche avuto figli con loro.

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