MenoePausa

Sono una badante e lei se l’è fatta addosso

La bambina ultraottantenne che ho in custodia la mattina si è fatta la pipì addosso. E’ la prima volta che le capita da che ci sono io. Stava lì seduta sulla sua poltrona a guardare una tivù che è vero un po’ è da farsi addosso. Un po’ d’urina talvolta la stimola anche a me.

A un certo punto ho visto gocciolare e lei non s’era accorta. Così le ho chiesto di venire su con me che la portavo in bagno. Continuava a chiedermi perché. “Non devo andare” – mi diceva. Non ho potuto fare a meno di dirle che fosse necessario farci belle e profumarci e poi potevamo andare a passeggiare vicino al suo balcone. Così s’è resa conto e ha cominciato a toccarsi i pantaloni e poi la faccia per nascondersi per la mortificazione.

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La pena delle madri

La vita mia è pallida. Vorrei darle una passata di colore, forse anche più d’una. Ho massacrato un marciapiede nel cammino. Ho inseguito un odore e l’ho trovato.

C’era una faccenda che avrei dovuto risolvere domani o doman l’altro. Invece l’ho voluta adesso. L’ho fatto. Gliel’ho detto.

Dammi queste mani, figlia mia. Ché le ho fatte io. Posso descriverle fin dalla nascita. Dammi questo viso, il tuo orgoglioso movimento, la tua espressione fiera, dammele tutte queste cose tue. Ti posso dire di che materia erano svolte. Ti posso dire che speranze avevano. Ti posso dire che avevi immaginato – lì con me – di poter godere di una vita un po’ migliore. Invece hai dei problemi. Invece lui ti vuole.

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E’ stato un incidente…

Vorrei piegare la mia pelle e riporla in un cassetto. Vorrei accarezzare le ossa, povere ossa stanche. Ho il femore più sexy della terra e il menisco consumato dalla corsa.

Io corro tanto. Corro sempre. Corro ogni giorno da che sono nata. Corro anche quando  dovrei camminare. Correvo, oggi, per raggiungere un’amica che aveva avuto un incidente d’auto.

“Ma dove sei?” In cima alla via X. E mi precipito. Poi la vedo, in ospedale, quei criminali che non vedono le biciclette e chi ci rema sopra. E me la bacio e me l’abbraccio. Poi vuole che le porto un buon giornale. Liberazione ha chiuso, che mannaggia, Il Manifesto che due palle, L’Unità manco a parlarne, il Corriere della Serva e La RePubica non se ne parla, e quegli altri non sono da citare. Ho capito, amica mia, ‘azzo ti compro? Mica vorrai un fumetto?

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Mi manchi, amica mia!

Una delle mie migliori amiche ha fatto un voto a qualche santo per averci due tette nuove. Gliele hanno rimesse un pochino a posto dopo che è sopravvissuta al cancro.

Questa donna strafighissima, una passionaria, una che ha combattuto per tutta la vita, si è ritrovata con due cosi sul davanti che poteva organizzarci una balcone fiorito.

Ha sempre avuto un gran sorriso. Ha sempre detto cose intelligenti. Ha sempre avuto una sfiga mostruosa per tante cose. Però la sua fortuna erano le amiche. Ne ha avute di belle, fantastiche, meravigliose.

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E’ solo uno stupro come un altro

Stamattina mia figlia mi diceva “sappi, mamma, che io la cintura di castità non la metterò mai!” e mi invitava a non stare in silenzio. Sicchè ho bisogno di dire a me stessa in primo luogo, a lei e a chiunque abbia voglia di leggere, qual è la differenza tra un rapporto consensuale e uno stupro.

Dove sta l’elemento di coercizione e come avviene l’equivoco, il fraintendimento, che poi non si tratta né di equivoci né di fraintendimenti ma di intenzioni spicciole, cose evidenti.

Faccio sesso consensuale quando io dico si, lui dice si, usiamo un contraccettivo, un preservativo per non rischiare contagio di malattie sessualmente trasmissibili, ci piace, ed è tutto ok.

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Il cassetto magico

Stamattina la mia bimba ultraottantenne ha svelato un suo segreto. Mi ha così autorizzato a interrompere il silenzio e ho scovato una sua foto dentro un magico cassetto.

I cassetti delle persone anziane sono magici, lo penso, ché li apri e vengono fuori storie infinitesimali su memorie che son nostre eppure in tanti vorrebbero smaltire.

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Come idratare la patata

Visita dalla ginecologa.

Pronostici sulla mia condizione da pre-menopausa.

Mi chiede se accuso sintomi di qualche tipo.

“A parte la follia?” – avrebbe detto la mia amica, che lo sa bene che mi sono portata avanti sul lavoro. Perciò chiedo di che sintomi si tratta. Cosa dovrei sentire esattamente? Subirò una metamorfosi?

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Toccami sempre

Volevo dire, tra una telefonata erotica ed un’altra, che stamane ho ricominciato a fare da badante alla piccina. L’ho ritrovata accomodata sulla sua poltrona, dito incollato al telecomando, volto grinzoso ma curato, ché la figliola l’ha trattata bene anche se non sembra l’abbia fatta spostare un metro da quella posizione.

Le ho raccontato delle mie vacanze, e si fa per dire, in quella trappola di negozio dove ho impacchettato regali per pochi euro che non mi sono stati ancora corrisposti. Dirle che c’era gente che comprava gran sciocchezze l’ha fatta ridere, tant’è che le ho messo in ridicolo ogni cosa, per distoglierla da quella scatola televisiva.

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Telefoniste erotiche a merenda

Telefono erotico. Doppio turno festivo. Inizio dalle ore 16.00 e fine ore 24.00. le ragazze hanno portato un po’ di cose da mangiare. Il boss dopo i miei giorni di vacanza mi ha accolto con un gran sorriso. Dice che la mia ironia gli è mancata. E menomale perché se non l’avessi mancherebbe pure a me.

Chiama un utente, dice che è sdraiato sul divano. Vuole che gli dica che è un gran figo. Provo a dare una descrizione ottimale dell’unica cosa che di lui conosco: la voce.

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Buon otto marzo a tutti/e!

Tra poco ‘sta benedetta data arriva e allora un po’ mi anticipo.

Che sia un giorno buono per le donne alte e basse, magre e grasse, pelose e senza peli, con i nei e senza. Per quelle che sanno ricavare un buon orgasmo e quelle che non sanno com’è fatto. Quelle che non fanno sesso perchè hanno la pancia e quelle che fanno sesso proprio perchè ce l’hanno. Quelle che fanno sesso con uomini che non ci sanno fare e quelle che fanno sesso e basta, con chiunque le faccia star bene.

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Donne che cagano troppo

Se vi chiama un’amica e vi sottopone il dilemma del secolo proprio la giornata in cui volete riposare, che si fa?

C’è quel filone “letterario” che parla di donne e a seguire quasi sempre un too much. Femmine che amano troppo, donne che mangiano troppo, mammifere che cagano troppo, ficadotate che pensano e godono troppo. Il troppo stroppia e se stroppia scoppia e se scoppia finisce che anch’io mi metto a dire cazzate sciocchezze. Via alle amenità.

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Rubrica cuori infranti

Carta canta, sorella cara. Se telefoni per la cartomanzia poi non puoi fare la scettica. Dici che lui è sposato e che ti tiene in ostaggio da due anni? E qual è la scusa per glissarti? Ha la moglie malata? Ha i figli che non può abbandonare? Ha un male incurabile e non può allontanarsi dalla casa familiare? Ma che ci perdi tempo a fare, dico io.

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Ho una carta per traverso

Mattina serena. Dalla signora devo tornare dopo le feste. A impacchettare roba devo andare domani. Turno extra di telefonia alla lettura dei fondi del caffè.

Chiama una casalinga disperata, o almeno credo lo sia. O forse è solo un po’ disoccupata e precaria come me. Insomma non c’ha un cazzo da fare e se ne sta a casa e formulare rivendicazioni sul futuro.

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MenoePausa

La cartomante

Prima esercitazione come cartomante telefonica, in sostituzione di una che andrà in ferie tra qualche giorno. Una chiamata, una sola, e mi è stata sufficiente a capire che la storia è veramente difficile.

Intanto per i simbolismi di ‘ste carte, l’impiccato, la morte, la papessa, il papa, il diavolo e poi c’è quello scostumato anzi il matto, e la ruota e il sole e i paesaggi e bhò. E che ti devo dire, bella mia? Tu che problema c’hai? Aspetta che mi faccio i capelli a cespuglio così entro nella parte. Sono attenta, attentissima, come no. Mi sento tanto strega con la pignata a rimescolare ricette di idiozia. Ma finchè c’è gente credulona ci sono pure quelle che ci speculano sopra.

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