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Solo un’altra storia di umana solitudine

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Lui scrive:

Ciao 🙂
Oggi ti scrivo per regalarti un pezzetto di me, qualcosa che ho covato a lungo e che ho bisogno di buttare fuori e condividere con menti fresche, lontane e sconosciute perché non sempre le persone che hai vicino possono essere le più giuste ad ascoltarti.

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25 anni, uomo, bianco, eterosessuale e vi racconto la mia disperazione

Lui scrive:

Vorrei rimanere anonimo, perchè è nell’anonimato che ho vissuto tutta la mia vita. Ho 25 anni, sono uomo, bianco, eterosessuale, non ho mai dovuto affrontare situazioni di violenza o prevaricazione indotta da qualcuno, il mio genere non mi ha mai causato disagi o difficoltà in ambito lavorativo. Per questi motivi mi sento in difficoltà, la mia componente persecutoria e punitiva costante mi convince che sto togliendo spazio alle donne, che le mie lamentele gridate dalla mia posizione di privilegiato sono inopportune.

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Quei pezzi di me incastrati in una storia finita

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Lei scrive:

Piango sullo stesso pavimento del bagno da un anno e mezzo. Non tutti i giorni eh, però abbastanza regolarmente. Più o meno dal giorno in cui mi sono accorta che la persona con cui stavo da tanti anni era un “artista della truffa emotiva” – ho letto questa definizione da qualche parte e la sento troppo vera, chiedo scusa a chi l’ho rubata per sbaglio – .

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Stare con chi non ti piace, per paura della solitudine

b995f71cc48fb90c69e95c51e2e2566aae68e95a_mSono a casa e faccio il bidet. Sto parlando con la mia coinquilina dell’incontro della sera prima. Nulla di eccezionale. L’ho mollato subito. Lei dice che gli uomini devono stupirti a pelle, fin da subito. Se non succede è inutile forzare. Però a me è capitato di rifugiarmi in relazioni comode, con uomini poco eccitanti, che non ci sapevano fare, perché erano i meno pretenziosi, stravedevano per me e per quanto li trattassi male non reagivano proprio mai.

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#Evinrude: io, madre sola, e lui tutto il giorno fuori

2.

Così è facile. Stanotte si è svegliato una ventina di volte. A un certo punto ho perso il conto. Tu eri di là, ignaro di tutto, sul divano. Stamattina ti sei presentato in camera in cravatta, pronto per il lavoro. Io vado, ciao ciao. Sei tornato alle sette di sera, ciao ciao. Dopo due ore eri di nuovo fuori, stavolta per il calcetto, ciao ciao.

Non ti amo più, ti ho urlato dietro. Ti ho mollato anche uno schiaffo. Mi hai guardata stranita, della serie questa è pazza. Non amo più nulla. Le mie giornate, il mio corpo, il mio futuro. A volte penso di non amare nemmeno mio figlio. Mi rivedo che lo scuoto senza sosta per addormentarlo, che gli urlo di smettere di piangere nel passeggino, nel seggiolone, in macchina. Che lo imbocco a forza quando schifa il pranzo.

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Diario di una vittima di cyberbullismo: la costruzione del mostro da linciare!

Segue da qui il mio tentativo di elaborare un grande lutto personale.

Mi sveglio e trovo messaggi di persone amiche. Dico che io ci sono sempre per loro. Io sono sempre qui. Ferita e frastornata ma ci sono.

La cosa che più mi scombussola non è davvero il fatto che c’è chi non la pensa come me. Non mi è davvero mai importato tanto. Sempre andata un po’ controcorrente, da cane sciolto, mai incline alle appartenenze, private o pubbliche, ho sempre avuto abbastanza fiducia in me per andare avanti a dispetto di tutto e tutti. Quel che mi interessa è essere fedele a me stessa, che quel che dico corrisponda ai miei pensieri. Perché non mi prostituisco, non vendo la mia testa, non sono mai riuscita a farlo. Chi mi conosce sa che sono animata da una idea e quell’idea mi ha sempre portata lontano da convenienze personali. Dove avrei potuto ricavare un utile ho detto no per onestà intellettuale. Questa sono io.

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Diario di una vittima di cyberbullismo

E alla fine ero tanto stanca che ho scritto su facebook questa cosa:

“Sono un po’ stanca. Mesi e mesi di attacchi ripetuti. Sto considerando l’idea di chiudere tutto e smettere. Smettere di lottare in una dimensione in cui avere un’idea che non risponda al pensiero unico sembra essere un crimine. Ce l’hanno quasi fatta. Mi hanno quasi spenta. Scusate tutti/e.”

Mi hanno scritto in tanti/e e tanti sono stati i messaggi di grande solidarietà.

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