Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Io, figlia donata a due “padri” non biologici

Lei scrive:

Cara Eretica,

dopo aver letto questo post mi sono detta che forse è utile raccontare anche la mia storia. Dapprincipio pensavo che non interessasse a nessuno, ma ora credo che sia importante dire che vedo nella mentalità di oggi una grettezza che prima non c’era. Quando si parlava di figli da dare alle sorelle o ad altre coppie di parenti c’era un buon senso che rendeva plausibile per tutti quella scelta.

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Antifascismo, Antirazzismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Ashley Olsen e il sessismo/razzismo di chi ne infanga la memoria

Dopo aver scritto il post, per rabbia ed esigenza di chiamare le cose con il loro nome, a bocce ferme vorrei tentare un’analisi della comunicazione, orrenda, che riguarda Ashley Olsen, tenendo conto di chi la veicola.

La tipologia di messaggi la conoscete già. Vederli uno dietro l’altro fa un certo effetto. Così ci consegnano l’umore dell’italiot@ medio che è pur sempre un sessista che giudica le donne in base all’onore o disonore che riguarda il loro fidanzato/marito e poi in base alla razza dell’uomo con cui vanno a letto. Volutamente ignari del fatto che le donne, in Italia, vengono ammazzate soprattutto da ex mariti, ex fidanzati, mariti, compagni, conviventi, Italiani, usano parole confortanti per se stessi, traendone beneficio e consolazione, attribuendo la colpa alla donna uccisa e all’uomo nero che l’ha ammazzata. Così si autoassolvono, in principio, perché l’italiano no, non le fa mica queste cose. L’italiano è no corna, no droga, no communisti, ovunque ne immaginino traccia, e soprattutto è bello che siano ‘taliani. Poi mi spiegherranno, costoro, come mai anche tra le file dei politicanti di destra troviamo sniffatori di cocaina, puttanieri che fanno festini aperti ai compagnucci di bordata e tutto quel che l’italioto medio giudica buono per il maschio e disonorevole per la femmina che, gira e rigira, sempre puttana è.

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Autodeterminazione, Coming Out, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

#Depressione – quando il cervello viaggia con le finestre aperte

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Ci sono molte persone, tante donne, che mi scrivono a proposito della loro depressione. Sono narrazioni consapevoli, lucide, sebbene intrise di un gran senso di impotenza, a testimoniare il fatto che dietro una persona depressa non c’è qualcun@ che non capisce, che non sa quello che sta succedendo. E quella consapevolezza è come un corpo dentro un corpo, una vita dentro una vita, che lotta per uscire fuori e marciare ad altre velocità. Oppure. Ci sono quell* che raccontano di una quasi serena convivenza con quello di cui soffrono.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Abbatto i Muri: un bilancio Eretico e intimo

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Riflettevo. È il mio bilancio per capire qual è l’utilità del tempo speso su questo blog o sulla pagina facebook di Abbatto i Muri. Tempo che non è rubato alla vita perché quel che faccio qui io lo considero un modo di vivere in sintonia con storie e persone che altrimenti non potrei proprio conoscere. A volte mi sento emotivamente affaticata perché non è facile farsi carico di tante intime confessioni, ed io che non sono un prete e neanche una psicoterapeuta, mischio la mia storia, precaria, umana, imperfetta, a quella di tante altre persone che alla fine mi ringraziano e io non so davvero per cosa. Ma è davvero così complicato trovare uno spazio in cui poter parlare senza che nessuno ci/vi giudichi? È così stravagante, bizzarro, raro, il pensiero di trovare luoghi in cui la nostra/vostra voce sia ascoltata?

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Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Personale/Politico, Violenza

Non si dovrebbe arrivare ad un’accusa di stupro per dimostrare che una sex worker può essere stuprata

James Deen e Stoya ad una prima a Venezia
James Deen e Stoya ad una prima a Venezia

 

Questo articolo è stato pubblicato sul The Guardian. La traduzione è a cura di Laura. Buona lettura!

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di Chelsea G. Summers

L’idea che alcune donne perdano il diritto al consenso è repellente.  Ma non si dovrebbe arrivare alla confessione pubblica di una porno star per far capire che no significa no.

L’attrice di film porno Stoya è entrata su Twitter lo scorso Sabato e, in due concisi tweet, ha lanciato l’accusa di stupro contro l’ex fidanzato e coprotagonista di film porno, James Deen. “Quella certa cosa di quando ti connetti ad Internet per un secondo e vedi la gente idolatrare il tipo che ti ha stuprata in quanto femminista. Quella cosa fa schifo”, ha scritto.
Poco più di dieci minuti dopo, ha chiarito: “James Deen mi ha tenuta giù e scopata mentre dicevo no, fermati e usavo la mia safe word. Non posso più sorridere e fare sì con la testa quando lo nominano.”

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Denuncia per “istigazione al favoreggiamento della prostituzione” (?) contro proposta di Zoning a Milano

Succede che l’avviso di esposto/denuncia da parte di un gruppo di abolizioniste della prostituzione nei confronti di persone che hanno proposto lo zoning, per i/le sex workers, a Milano, si è concretizzato il 25 Novembre. Tre associazioni di donne hanno depositato un’incredibile denuncia per istigazione al favoreggiamento della prostituzione (?) compiuto, secondo la loro opinione, da “chiunque”, a questo punto e se ho capito bene, parli di sex working a partire da un punto di vista non abolizionista. Non so se lo stesso tipo di denuncia potrebbe riguardare, per esempio, Amnesty, contro la quale di recente si è celebrata una campagna orribile per via della sua decisione che promuove la decriminalizzazione della prostituzione. O potrebbe riguardare, chi lo sa, anche media che danno voce a sex workers che si raccontano e spiegano di aver scelto liberamente quella professione. Potrebbe riguardare ogni parlamentare che presenta una proposta di legge non abolizionista sullo stesso tema. Potrebbe riguardare il Comitato per la difesa dei diritti civili delle prostitute, presieduto da Pia Covre, perché schierato in una battaglia sostenuta, per l’appunto, non solo da molte femministe, ricercatrici e associazioni, ma anche dall’Associazione Certi Diritti. Quel che a me preme dire è che se e quando un dibattito politico delega al tribunale la decisione su chi ha ragione e chi ha torto significa che non ci sono più argomenti. Mi amareggia molto questa notizia, perché speravo ancora che nel movimento femminista, anche con donne che la pensano in modo tanto diverso, ci fosse spazio per una sana e aperta, benché conflittuale, discussione politica. Lo speravo, per quanto fossi già consapevole del fatto che esprimere un’idea, sulla regolarizzazione del sex working, a partire dalle stesse rivendicazioni di tant* sex workers, è veramente molto difficile o, per meglio dire, quasi impossibile. Evidentemente non sbagliavo.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Un abbraccio Eretico e solidale ad Alice Sabatini

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La lapidazione della settimana è dedicata ad Alice Sabatini, vincitrice del concorso per Miss Italia e autrice di una delle battute più ingloriosamente spiacevoli per il pubblico. Sono tutti fan dei partigiani? Sono consapevoli del fatto che esistevano anche le partigiane? Sanno che in quegli anni si lottava per la liberazione dal nazifascismo? Direi di no. Non tutti. Quello che ho letto in questi giorni è stato puro fango gettato contro una giovane donna con i pretesti più esilaranti. Riderei moltissimo se non ci fosse da piangere.

  • non bisogna difenderla in quanto donna perché quel che ha detto è indifendibile.

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Antisessismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Anche le grasse sono utili a qualcun@

Illustrazione di Edull. Illustration of Velvet D'Amour to VOL UP 2 Magazine. Theme: Supernatural.
Illustrazione di Edull.
Illustration of Velvet D’Amour to VOL UP 2 Magazine. Theme: Supernatural.

 

Scusami se non ti ho riconosciuta, dice una tipa che avrò incontrato si e no un paio di volte. Sei così bella, ma sei dimagrita? E lì l’affondo, la spada che trafigge il mio buon umore. E non capisco tutto quell’entusiasmo per il mio dimagrimento. E che cazzo, non sai neppure come ho fatto a dimagrire. E metti che ho una malattia incurabile? Metti che ho vissuto lutti ed esperienze terribili? Chi dice che la magrezza debba per forza essere associata alla bellezza e ad uno stato di benessere?

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Mia sorella sta con un violento. Cosa posso fare per lei?

Lui scrive:

Sono cresciuto con mamma e una sorella. Papà è morto quando io ero piccolo. Ho sempre sentito un grande senso di responsabilità nei confronti di quella bambina, così piccola, anche se mi ha fatto rotolare giù dalle scale, mi ha quasi fatto ammazzare con un incidente, perché mi tappava gli occhi per gioco. Mi ha fatto quasi strozzare con un cibo pessimo, quando eravamo più grandi e ho rischiato di prendere molte legnate quando l’ho difesa dal suo fidanzato violento.

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Affido condiviso, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Del puerile bisogno di consenso sociale della ex di mio marito

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Lui e lei non andavano d’accordo. Si sono lasciati. Poi l’ho incontrato io e mi sono beccata un sacco di insulti. Dalla famiglia di lei che non era stata sufficientemente informata di quello che era successo. Dalla ex perché a prescindere dal fatto che lei volesse stare con lui o meno doveva darmi della troia, zoccola, e pure chiattona.

Non so se lui mi abbia scelto per il mio carattere o il mio aspetto, ma il fatto che una donna provi a rivalersi su quella che vede come rivale insultandola sul piano estetico, raccontando che lei è più bella di me, più magra, più tante cose, mi dimostra solo quanto questa povera donna debba sentirsi insicura. Che motivo avrebbe di sminuirmi agli occhi del mondo, a divorzio avvenuto per di più, se lei davvero è convinta che io sia peggio di lei?

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

A.A.A. Cercasi luogo collettivo in cui vivere e far crescere la mia bambina

Giulia mi chiede di condividere con voi un annuncio che poi è anche una rivendicazione personale. Lei ha scelto di avere una figlia e questo, purtroppo, la pone in una situazione di conflitto con  le persone e perfino con le esperienze conosciute fino ad ora. Perciò vorrebbe traslocare, la vita, i sogni, i bisogni, dove ci sia spazio per lei e la sua bambina che presto nascerà. Così mi racconta la sua storia:

Negli scorsi anni ho vissuto in occupazione e da ospite, essendo una lavoratrice intermittente senza case di proprietà, né reddito minimo garantito da un welfare familiare, e mi sono concentrata più sulle lotte che sul lavoro. Ora sento il bisogno di fermarmi un attimo, di avere uno spazio per concentrarmi sulla scrittura, ma sto avendo difficoltà a trovare casa da quando sono incinta. Nella maggior parte di quelle che vedo purtroppo capita spesso che o i coinquilini e/o i proprietari hanno il terrore per la bambina che nascerà, o sono madri che hanno avuto esperienze violente, da vittime, col maschile, e tendono a proiettare su tutto le loro paure. Sinceramente nonostante il grande entusiasmo con cui mi sono immersa in questa ricerca e il sostegno di compagne/i e amici, sto cominciando a stancarmi. Ti chiedo anche consigli, sei una delle poche donne a cui ne chiedo, perché non sopporto i toni paternalistici, ipocriti e apodittici di molte altre con visioni inconsapevolmente borghesi.

Mi pare di capire che anche tu hai una figlia e sei siciliana e leggo con interesse i tuoi punti di vista sull’autodeterminazione dei figli e al tempo stesso dei genitori, mi convice molto la tua idea sulla necessità di de-sacralizzare il ruolo della madre, che davvero può essere molto autoritario in certi casi. Mi sento molto umana, soprattutto in questo momento. sento che in questo anno e più di letture dal tuo blog hai stimolato in me (e in mia madre e nelle mie amiche/i) conflitti interiori e un grande desiderio di autodeterminazione anche su questi piani del vivere. Il bisogno di trasformare radicalmente l’esistente è parte ormai integrante della mia vita, su tanti livelli.

Sono incinta, non ho un compagno, ma diverse relazioni arricchenti e libere. Non sono antiabortista, chiaramente, mia nonna ha lottato per la 194, sono sensibile a questi temi da quando ero molto piccola e difendo i diritti all’autodeterminazione di tutte e di tutti, eppure quando mi sono scoperta per la prima volta casualmente incinta ne sono stata felice, ho sentito di voler assecondare questo desiderio, prima d’allora del tutto inconscio  e non credo sia un condizionamento culturale. Vedo in parte anche questo momento come un atto di resistenza, come una lotta per l’espressione anche del mio femminile più represso dall’estetica delle lotte e censurato dalla retorica della crisi economica. Me la sono sempre cavata in qualche modo, e credo nel mutuo aiuto, pratico riciclo e mi adatto anche alle condizioni apparentemente più critiche. Non sono certo una martire, né mi interessa approfondire oltre quel tipo di archetipo. Insomma vorrei solo trovare persone intelligenti e sensibili con cui vivere in questo periodo di grande cambiamento.

Ti abbraccio. Giulia

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Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze

Da Nadia a me e Loredana e alle altre, sulla sorellanza femminista

Con Nadia, così come con alcune altre persone, a tratti mi sono sentita come in una specie di relazione clandestina, nel senso che evito di commentare sulla sua bacheca, di invadere e mostrarmi eccessivamente o del tutto presso alcuni spazi, e questo capita quando temi che la sola tua presenza provocherà un flame o che l’ombra negativa che altr* hanno ricucito su di te si rifletta su quell’altra. Non è un timore infondato dato che ad altre donne che, nel tempo, mi hanno dimostrato stima e affetto, pur nella diversità di opinioni, non sono state risparmiato critiche già solo per il fatto che mi davano confidenza senza sentire l’esigenza di scomunicarmi. Perché al di là di quello che ho già scritto dovete sapere che in rete ormai si persegue una specie di reato associativo d’opinione, per cui se tu parli con tizi@, che parla con cai@ che parla con semproni@, nel caso in cui l’amic@ dell’amic@ di semproni@ ha scritto o detto qualcosa che non piace allora si ricava la “prova” per attaccare personalmente tizi@. Lo so, è un delirio, ma tant’è. Leggetevi Nadia Somma che scrive questo post che mi ricorda una cosa che per me conta molto: si può pensarla diversamente ma non si smette mai di ascoltare e avere rispetto dell’altra persona. Grazie a Nadia e a Loredana Lipperini che mi dedica uno status sulla sua pagina facebook, e buona lettura!

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Stamattina Loredana Lipperini sulla sua pagina condivide un post di Eretika “Il femminismo bottegaio e la sorellanza di ‘SteOvaie’  ricco di spunti, e sento la necessità di scrivere di getto alcune riflessioni soprattuto riguardo ad  uno dei punti che lei ha affrontato:” quando dici che non la pensi come loro, semplicemente, ti vogliono violentemente zittire, virtualmente ammazzare. E parlo di morte sociale”.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze

#NoTav: repressione e intimidazioni morali per inibire la solidarietà!

notavA voi, amanti delle lotte altrove, emozionati quando arrivano notizie dalla Turchia, la Tunisia, e tutte quelle belle nazioni presso cui le rivoluzioni e le azioni di resistenza parrebbero maggiormente motivate come se di capitalismo, sfruttamento e monopolio di territori e della vita delle persone si soffrisse solo lì, e dunque a voi rivolgo una domanda schietta, non prima di avervi definito quadro, contesto e ragione di quella che è diventata una battaglia dello Stato, in difesa delle imprese, contro chi lo Stato lo fa, ovvero le persone, gli abitanti di un preciso territorio.

Avrete certo notato il susseguirsi di notizie che ragionano di crimini e misfatti compiuti ad opera di taluni NoTav. E già pronunciare il nome del movimento, esibirne la bandiera, come fu per la Mannoia o Caparezza, significa essere accusati di responsabilità morali quando si parla di azioni violente contro le persone. Il punto è che a me pare che di persone violentate ve ne siano, certo, in quella valle e sono le stesse persone precipitate da metri e metri da un traliccio scampando la morte per un pelo, quelle che hanno curato e guarito lividi e ferite a seguito lancio pietre, grandinate di lacrimogeni, manganellate sul muso (così raccontano) per predisporre fermi di quella o la tal’altra Marta.

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Comunicazione, Culture, Storie, Violenza

La pistola puntata alla tempia

Sullo sfondo un panorama pieno di colori. Cielo chiaro, riflessi luminosi, azzurro mare. L’asfalto della strada è contornato da aiuole fiorite e giusto al centro lui tiene in mano un’arma e la punta su se stesso.

Non voglio fare male, dice alla signora che tenta di convincerlo a desistere. Prego, allontanati e lasciami fare. Lei ha in mano un bambino e lo lascia correre verso il compagno che non capisce. La chiama, vieni anche tu, ma che te ne frega? Potrebbe spararti. Tu non capisci, dice lei, io lo conosco. Io so chi è.

Di lato c’è un ragazzo che riprende tutto su un telefonino, già pronto a postare il video sul suo profilo social. Pensa agli accessi, più che altro, al suo livello di popolarità. Quando ha finito scorrono i commenti e dopo un’ora arrivano le telecamere che tentano di farsi spazio e guadagnare un primo piano.

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Antiautoritarismo, Satira

Solidarietà alla vittima della molesta leccatrice di visiera

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Volevo dare la mia solidarietà al poliziotto violentato perché deve essere stato davvero terribile vivere quello che ha vissuto lui. Nulla di paragonabile, ovviamente, a quanto hanno vissuto le donne che dopo Bolzaneto denunciavano di aver subito molestie o a quelle che denunciano uno che sta in questura e che in cambio di un permesso di soggiorno chiede servizi sessuali.

Deve essere stato tristissimo per lui restare lì in condizioni di inferiorità quando dall’altra parte c’era una persona che si permetteva di abusare del proprio potere a mettergli le mani addosso. Deve essere stato terribile come lo è stato per quella ragazza stuprata a L’Aquila da un militare, terribile come per lei che è quasi morta per quella vicenda. Io sono più che certa che il poliziotto violentato capirà perfettamente quanto sia stato atroce, triste, sentirsi dire, lei e tutte le altre, prima o dopo, che se l’erano cercata, perché quando una donna denuncia uno stupro, quando viene toccata, palpeggiata, apostrofata in modo negativo, sfottuta, molestata, quello che si sente dire è sempre che se l’è cercata, ed è dura dover combattere contro gli insulti, il sessismo, quando tutto questo ricade sulla tua pelle. Figuriamoci quanto questo possa essere brutto se poi ad agire come gruppo unico è una schiera militare, un plotone di soldati, che si coprono l’un l’altro, e che di fatto vedono spesso le donne come corpo estraneo anche se dicono di volerle difendere.

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