Autodeterminazione, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Sessualità

Sessualità: da oggetto a soggetto del desiderio

Sono stata stuprata quando avevo quindici anni. Ero andata a trovare una amica che mi disse Rimani! e io restai in un lettone che ospitava me, lei e il suo ragazzo. Lui scavalcò e mi stuprò. Il giorno dopo capii che la mia amica gli procurava le adolescenti per il suo sollazzo. Lei sapeva. Non ci vedemmo mai più. Io non capivo perché rimasi ferma, fingendo di dormire, quando era chiaro che non dormivo affatto dato che mi fece male. Era la mia prima volta e l’ho subita da oggetto del desiderio altrui. Non da soggetto. Non ero un soggetto desiderante e servì tempo per capire come difendermi da chi mi considerava oggetto e come esprimere la mia sessualità da soggetto.

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Perché la verginità è un valore maschilista

Cintura di castità

Strega vede tante donne dolersi per aver consegnato la verginità ad uno stupratore prima che per aver subito l’orrore di uno stupro. Vede anche tante donne dolersi di non essere sufficientemente vergini da impedire uno stupro an4le a colui il quale intende esser nominato re delle prime volte.

Vi racconto una storia: è la storia del primo uomo e della donna appresso a lui che aveva interiorizzato la bibbia dell’uomo. Costui doveva assicurarsi che le fanciulle non la dessero via solo per mero desiderio sessuale. Essendo le donne oggetti e mai soggetti sessuali la scelta su quando, a chi, come darla non spettava a loro. Spettava ai padri e alle madri sorveglianti del buon onore delle figlie. Sull’onore si sono fatte leggi in difesa del quale all’uomo era perfino concesso di ammazzare le donne della sua famiglia (delitto d’onore abolito nel 1981). Per ogni fanciulla la cui verginità veniva meno si usava non solo il termine “onore”, riferendosi all’onore del padre o del fratello, comunque dell’uomo custode della ragazza. Si usava anche il termine “morale”. Colei che la dava via era una creatura immorale, se cedeva al proprio desiderio sessuale era perfino definita una strega. Tutte le volte che la sessualità della donna sfuggiva al controllo maschile c’era una parola adatta a criminalizzarla.

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Ai desideri non si comanda

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Ero lì ad esplorare il tuo corpo e all’improvviso mi sono persa. Sarò poi così libera di gestire la mia sessualità, i miei desideri, il mio corpo? Se per esempio oggi volessi diventare quella che ti scopa, con uno strumento aguzzo, ma ben lubrificato, ci sarebbe di mezzo il tuo consenso, perché è così che si fa. Ma quando istigo il tuo desiderio e tu prendi il controllo sento addosso tutto il peso di una cultura della minchia che mi fa danno dove mi giro e giro.

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Lesbica attempata e irriverente festeggia ereticamente l’ottomarzo all’estero

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di Antonella

Serata al pub. Qui funziona che si balla quando e dove vuoi. Vestiti ognuno come vuole. Né trendy né altro per divertirti. Come as you are. Ma essere almeno un po’ ubriachi, quello si, aiuta. E’ per questo che i miei amici e colleghi di qua mi apprezzano: io ballo senza aspettare di essere brilla. Sempre e di fatto faccio da spazzaneve, disinibisco un po’ tutti – loro che di solito aspettano la terza pinta per smettere di vergognarsi di fare cose allegre in pubblico – e mi seguono, contagiati dal mio modo di muovermi che a loro sembra esotico e adattissimo alla musica anni ottanta che è ritornata prepotentemente in voga. Io mi sono guardata bene dallo spiegare loro che invece è l’unico modo in cui so ballare, proprio perché non ballavo dagli anni ottanta, ecco. Per dire.

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