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Amare uno schiavo non è facile

Lei scrive:

Ciao Eretica, vorrei sfogarmi a proposito di una storia che ho avuto tempo fa, con un ragazzo più grande di me, che in intimità è uno schiavo e nella quotidianità un debole. Io avevo appena cominciato ad avere la curiosità di conoscere il mondo del BDSM come dominatrice. Entrai quindi in vari siti e, tra tutta quella gente, conobbi lui. Dopo poco tempo ci siamo incontrati, lui aveva la fidanzata, con cui conviveva, che però non amava più da anni e che voleva lasciare.

All’inizio, durante i primi mesi, non ho fatto caso a nulla di ciò che lui fosse realmente, ciò che volesse e cosa lo faceva soffrire, in quanto lui soffriva molto il fatto di non poter parlare con nessuno del fatto che fosse uno schiavo masochista; anche la fidanzata, con cui stava da anni, non lo sapeva. Quando lui alla fine la lasciò noi cominciammo a passare ancora più tempo assieme, come padrona e schiavo. Non so per quale motivo o logica di questo mondo, ma entrambi ci innamorammo l’una dell’altro. Io lo amavo con tutte le mie forze, pensavo e penso ancora che non amerò con la stessa intensità un’altra persona in questa vita.

Lui era davvero tutto per me, non respiravo senza di lui nonostante fossi io la parte dominante: ero io quella che lo sottometteva, lo picchiava, lo legava e soprattutto quella che lo faceva godere. Agli occhi di tutti, eravamo una coppia come tante, classici, per i fatti nostri, ed era tutto molto bello, finché non ho scoperto i suoi tradimenti di cui in seguito lui stesso mi diede conferma e, come ogni debole, cercando di giustificarlo tramite astrusi ragionamenti, non riuscì a darmi una spiegazione. Forse ho colpe anch’io, più passava il tempo, più ritornavo ad essere la classica ragazza di prima, prima del BDSM.

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Perché non sono libero di dire che mi piace essere dominato?

Lui scrive:

“Ciao!
Intanto complimenti per la pagina, che a volte seguo. Su alcune posizioni sono molto d’accordo con voi, su altre meno, ma apprezzo sempre la vostra apertura mentale.
Ho letto che in tempi recenti avete parlato di uomini con desideri masochisti e mondo bdsm, e ciò mi ha fatto piacere perché non è un tema che non si affronta spesso, sembra quasi che ci sia una sorta di oscurantismo e di timore a parlarne.

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Lui è un master e io la sottomessa: solo nel sesso e non nella vita!

Lei scrive:

Ciao eretica, (…) vorrei chiedere consiglio a tutte voi in merito alla mia attuale situazione: sono una sottomessa! Detto questo, provo a raccontare brevemente la mia storia. Circa due anni e mezzo fa, conobbi in discoteca, tramite amici in comune, un ragazzo, quello stesso ragazzo che poi diventerà il mio ‘master’. Più grande di me di sei anni, bello, intelligente e tremendamente sexy. Mi colpì subito. All’epoca, di anni ne avevo 21, mentre lui 27. Io, studentessa di giurisprudenza (e lo sono ancora), lui dottorando in ingegneria. Iniziammo a frequentarci, a sentirci e a vederci costantemente, nonostante le difficoltà dovute alla distanza (ci vedevamo solo il week end, studiando entramb* in due città diverse), al suo lavoro, che lo portava a viaggiare molto, essendo alla fine un ricercatore, e al mio carattere, inizialmente, e al suo carattere poi.

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Pratico Bdsm: perché devo dimostrare di essere una buona madre?

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Mi sembra di sentirle, quelle pettegole delle mie amiche, a sparlare di me e del ragazzo con cui mi vedo. Dannate bigotte, e maledetta me quando gli ho detto che faccio regolarmente sesso e mi piace molto. Mi guardano come se io vivessi avventure squallide, o forse sono io che proietto nella loro disapprovazione solo quello che penso anch’io. Cosa assai difficile liberarsi dei tabù e andare avanti convincendoti che tutto quello che accadrà sarà bellissimo. Così è iniziata la mia storia con Sergio.

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Il mio compagno ama essere picchiato da me

padrona

Odio restare umida. Subito dopo un rapporto sessuale ho la necessità di ripulirmi, asciugarmi, perché non ho voglia di sentire sulla pelle nulla di così appiccicaticcio. Così il mio partner dirige i suoi liquidi altrove. Il fatto che io non nutra una particolare passione per lo sperma ha offeso alcuni uomini con cui ho avuto storie in passato. Dicevano che era come se ne rifiutassi l’essenza. L’essenza di un uomo espressa con gli spermatozoi. Una visione ridotta di sé che meriterebbe una seria analisi sessuale e antropologica.

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C’è differenza tra violenza imposta e dominazione consensuale

dominatore

L’ultima volta che il mio ex mi frantumò la faccia, labbra sanguinanti, un dente rotto, una guancia livida e gonfia e un rigonfiamento sulla testa, molle, con il sangue dentro, decisi di andarmene e salvarmi la vita. E’ un po’ come con le sigarette. Per tante volte dici di smettere e non lo fai. Smetti e ricominci, non ne sei molto convinta, poi, un bel giorno, capita che smetti di colpo e non hai più voglia di tornare indietro.

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Bdsm e sesso “violento”? Qualche regola di sicurezza per parlarne!

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Con la storia pubblicata ieri, sulla ragazza che ama il sesso violento, si è aperto un nuovo capitolo, un filone di ricerca e interazione tra persone che hanno inviato qui storie già pubblicate e altre che si affacciano appena adesso a questi temi e non sanno a chi rivolgersi per saperne di più. Siamo perciò d’accordo sul fatto che non sono storie censurabili e che parlarne è molto meglio che non farlo perché tra tante persone che vogliono saperne di più e devono giostrarsi senza punti di riferimento capita che si finisca in spazi web approssimativi e che non fanno rete con nessuno.

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Mi piace il sesso violento ma non so con chi parlarne

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Ho pensato molto prima di pubblicare questa storia. Ho scambiato diverse mail con l’autrice del racconto perché volevo capire. Mi dice che lei non è una slave e a lei non si adatta il classico schema di dominazione. Lei amerebbe, fuori dalla sua vita condivisa e visibile, un uomo autoritario, che la obblighi a fare sesso e le ricordi una fantasia di costrizione, umiliazione, degradazione. Amerebbe il pissing ma il suo ragazzo non è adeguato a questa sua richiesta e le uniche volte in cui si è prestato per soddisfarla appieno alla fine si è sentito al limite delle proprie possibilità. Obbligarla ad un rapporto orale o a un rapporto sessuale violento è difficile. A lei ho chiesto molte cose e quel che a me pare è che non sappia, credo, quale possa essere il suo limite, cosa che è davvero fondamentale da sapere, per la propria sicurezza, perché la sicurezza è fondamentale in ogni tipo di rapporto, soprattutto in questo, e anche perché se non sai qual è il tuo limite come puoi pretendere che il tuo partner lo rispetti? Quando sei davvero insoddisfatta? E come potrà soddisfarti?

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E se esistesse l’assistenza sessuale da donne per donne?

Bettie Page
Bettie Page

Me la vedo spuntare un giorno che era nuvoloso. Arriva dietro la porta a vetri e chiede di me. Mi presento e lei mi salta addosso come una furia. A fermarla c’è una mia amica e un ragazzo che stava aspettando in fila il suo turno. Mi chiamo Rebecca e sono una prostituta. La donna che mi ha aggredita invece è la ragazza di un mio cliente. Non so come lei abbia saputo di me ma avrebbe dovuto capire che io non ero obbligata a sapere di lei né dei tanti tradimenti che si consumano a mia insaputa. Quel giorno ero uscita per andare a fare la spesa nel negozio a dieci metri da casa mia. Nel quartiere mi conoscono tutti. Sono una “bella di notte”, ma per tante persone sono anche quella che “di giorno” parla, ride, scherza con i vicini.

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Mi piaci se sai dominarmi, altrimenti ti lascio

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Ho cominciato chiedendo di essere legata mentre facevamo sesso. Prima le mani, poi anche i piedi. Volevo anche essere bendata, poi invece cambiai idea. Volevo vedere tutto perché la preparazione, i primi approcci, mi eccitavano. Quando iniziai a diventare la sua schiava fu quasi una necessità. Sentivo che solo così potevo seguire la linea dei miei desideri. I rituali erano sempre molto espliciti e prendemmo l’abitudine di farlo anche davanti agli amici, a cena, per quanto questo causasse in loro grande imbarazzo. Noi dichiarammo subito quel che ci piaceva e se lui ordinava di essere servito ero io a servirlo. Io ero lì per esaudire ogni sua richiesta e desideravo mi coinvolgesse in ogni momento.

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Quel femminismo che ha normato la sessualità di quelle come me

Maggie Gyllenhaal nel film The Secretary
Maggie Gyllenhaal nel film The Secretary

Mi scrive una ragazza che racconta il suo vissuto. Come sempre io non giudico e così spero anche voi. Non è in discussione la sua scelta, libera, consapevole, ma la cultura che, secondo lei, impedirebbe alle donne come lei di vivere un rapporto piacevole con un uomo. Può la preferenza di alcune donne normare la vita sessuale di altre? Buona lettura!

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Cara Eretica,

Ho 27 anni, eterosessuale (o quasi), e una passione che si fa sempre più consapevole per gli umini sposati. Dopo diverse relazioni “clandestine” in Italia, alcune delle quali durate anni, mi sono trasferita in Germania per motivi di lavoro. E anche qui, dopo alcune relazioni “socialemente corrette”, ho incontrato un cinquantenne con famiglia che è riuscito a farmi innamorare.

Non sono soltanto gli uomini sposati e ciò che rappresentano ad affascinarmi; in particolare mi affascina il ruolo di amante che posso assumere con loro. Mi ci sono voluti diversi anni per capire che preferisco di gran lunga essere l’amante di qualcuno che non la sua fidanzata.
Posso spiegare la mia passione in questi termini: amo gli uomini di circa 2o-3o anni più vecchi di me, colti e spesso saggi, che vedono in me un’insperata oasi per poter di nuovo esercitare la loro sessualità, ormai da decenni soffocata in nome di cause importanti (senza ironia) come figli e famiglia.

Amo essere la loro ultima possibilità di cavarsi le loro ultime voglie, proprio quando erano ormai rassegnati a portarsele nella tomba. Amo poter offrire la mia bellezza e la mia gioventù a qualcuno che crede di non meritare un simile dono, amo sentirmi ripetere: ma tu perché non ti trovi un bel ragazzo della tua età? Perché perdi il tuo tempo con me? Io non potrò mai darti nulla ecc.: proprio nel dire questo mi danno tutto quello di cui ho bisogno.

Ognuno ha le proprie piccole “perversioni”, e io sono fatta così: sono contenta di essere bella soprattutto quando posso spogliarmi di nascosto davanti a un uomo che crede di non meritarmi.
Detto questo, vengo al punto: adoro la Germania e sono felicissima di vivere qui, ma devo far notare che è completamente permeata da quello che tu chiami il “femminsmo bacchettone”. Il matriarcato regna sovrano, e personalmente non avrei niente in contrario, se non fosse che gli uomini subiscono dalla nascita un vero e proprio lavaggio del cervello sul “rispetto” da tributare al corpo delle donne.

In buona sostanza, qui il corpo della donna non può essere visto come un oggetto sessuale, guai!!! Pena essere tacciati di maschilismo, che in Germania è un crimine imperdonabile. Chi è in odore di maschilismo subisce un feroce mobbing sociale – cosa che forse troverei giusta se condividessi l’accezione di maschilismo in voga. Il risultato è deleterio per il piacere sessuale di chi, come me, ama precisamente essere considerata un oggetto sessuale. Ogni pratica erotica che io trovo eccitante, mi riferisco ai normali giochi di dominazione, viene considerata degradante per la donna e quindi proibita.

Poco importa che sia io a volere e incoraggiare questo approccio: lo desidero soltanto perché sono una vittima inconsapevole della cultura del machismo italiano. Una donna forte e libera non può certo desiderare di essere legata o che altro, e un uomo civile deve ovviamente inibire i propri istinti di dominazione, non siamo mica nelle caverne!

Esiste quindi in Germania un codice di comportamento molto preciso che regola il modo in cui il sesso deve essere fatto, ed è inutile dire che questa mentalità nuoce terribilmente alla mia soddisfazione sessuale. Anche ora che ho trovato un partner che segretamente ha sempre desiderato di provare le cose “proibite” che vorremmo fare insieme, non osa infrangere le regole inesorabili del femminismo che ha succhiato con il latte materno e approfittarsi della povera italiana che non ha rispetto per se stessa. Un sottile lavoro persuasivo può talvolta dare buoni risultati, ma mai senza sensi di colpa postumi…

Ho voluto condividere con te la mia esperienza, sia per darti un’ulteriore conferma di quanto un certo tipo di “femminismo” nuoccia alle donne, sia per chiederti se hai qualche consiglio da darmi su dove posso fare leva per emendare, almeno nel ristretto cerchio delle mie conoscenze, le tristi conseguenze di questo folle “rispetto”.

Ps: io e lei chiacchiereremo in privato. Voi che ne pensate?

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