'SteFike, Autodeterminazione, La posta di Eretica, R-Esistenze, Sessualità

E se lui ti dice che non vuol saperne del preservativo?

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Farlo con o senza il preservativo? Pubblicamente e a parole, non c’è dubbio, vince l’uso del “guanto”. In privato però arriva sempre la solita obiezione: con il preservativo no, giammai, perché non sente, non vede e non parla. Perché il preservativo è brutto, ritarda il piacere, mi ti fa sentire la figa estranea, mette distanza tra noi due, non riesco a concentrarmi, ce l’ho troppo grosso e scivola, ce l’ho troppo piccolo e scivola, ce l’ho normale e scivola. Qualcuno potrebbe dire che è per quello che hanno inventato i preservativi small, large, extralarge, XXXL.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Sessualità, Storie

Amore e Bdsm

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Lei scrive:

Ciao Eretica, leggo spesso il tuo blog e ne ammiro l’assenza di filtri. Le storie che racconti per bocca tua o di chi ti scrive sono storie nascoste, che colpiscono la mente in punti laterali, diversi.

Forte della premessa che ti ho fatto voglio donarti anche io la mia storia, che parla di Amore e BDSM.

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Comunicazione, Satira, Sessualità

Le differenze tra il porno e il sesso nella vita reale… spiegate col cibo

Grazie a Manu possiamo goderci questo video tradotto e sottotitolato in italiano. Si narra della differenza che c’è tra porno e sesso reale. Così si scopre che il porno spesso offre una serie di stereotipi e un modello standard di figure sessuate e amplessi mentre noi tutt* ci barcameniamo tra differenze che è bello ricordare. Grande il porno, evviva il porno, giacché questa non vuole essere una critica moralista, piuttosto è uno spunto per invitarvi a raccontarci le vostre differenze. Dunque? Buona Visione! 🙂

Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Uscire dagli schemi per meritarsi il sesso che ci dà piacere

Lei scrive:

A proposito di sessualità. Io e il mio compagno risolviamo alcune cose un po’ per volta. Dapprincipio avevo tantissimi problemi, ma non con gli altri. Li avevo solo con lui. Non so per quale ragione ma ogni volta era una specie di supplizio. Non mi ha mai obbligata a fare nulla e non lo facevo certo per dovere. A me lui piace moltissimo. Mi piace come mi tocca, il suo odore, le sensazioni che mi fa provare. Poi arriva la penetrazione e sento un bruciore/dolore, come se il pene stesse segando una parte della mia vagina creando una ferita.

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Chi non ci fa godere, non ci merita!

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Lei scrive:

Ho letto l’intervento della ragazza che non e’ sicura se il sesso le piaccia o meno, e vorrei rispondere raccontando la mia esperienza personale.

Mi ritengo una donna fortunata, perche’ una serie di fattori casuali mi hanno portata ad avere un buon rapporto con il sesso, e penso che analizzare la mia storia possa essere d’aiuto per comprendere il problema. Molte volte mi sono trovata a consigliare amic* in difficolta’, e vorrei condividere anche con voi i consigli che ho dato loro a partire dalla mia esperienza personale.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Chi ha detto che agli uomini riesca più facile parlare del “piacere”?

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Lui scrive:

Ciao Eretica,
Ho visto il post sul piacere (assente oppure ostentato) delle donne e questo mi ha stimolato due riflessioni che vorrei condividere.

– Capisco che nella pagina si parli di femminismo e so che la condizione della donna è stata da sempre svilita ed esposta come subalterna, a volte però sembra che in conseguenza ad una narrazione dominante sul maschile l’uomo può avere solo quell’unico modo possibile di sentire. Come se gli uomini non fossero inibiti nel rappresentare il piacere.

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L'Inchiostrato, Pensieri Liberi, R-Esistenze, Sessualità

Perché Clito ride?

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di Inchiostro

[E, come dice il vecchio adagio, chi non muore si rivede, se la luce rimane accesa]

Buongiorno a tutti, tutte e tutt*,

oggi si prosegue un po’ a braccio – e se qualcuno di voi ha pensato al fisting, no, calma, andiamoci piano – e, per questo fatto che vado a braccio, la prima parola che mi viene in mente è clitoride.
Forse ho un problema, forse no, ma le cose stanno così.
Clitoride. Clito-ride.
Clito ride, ma perché ride? Ho pensato che lo si vede scritto un po’ ovunque, questo fatto che Mr. o Ms. – chi ne conosce l’identità sessuale precisa? – Clito se la rida, e mi sono chiesto come mai.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, Storie

Oltre la recita, io esisto e sono depressa

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Lei scrive:

Cara Eretica, sulla tua pagina ho letto diverse storie che parlano di depressione.
Ammetto che, inizialmente, quando vedevo pubblicato un post su questo argomento, non lo aprivo. Ero come un’anoressica che copriva gli specchi di casa. Non avevo voglia di vedere il mio marcio riflesso nelle vite degli altri.
Poi capitò che, durante una notte insonne, mi costrinsi a leggere quelle storie. Tutte. Più volte.

Le leggevo e giocavo a “ce l’ho, manca”: qui mi rivedo in questo, qui io non avrei fatto così.
Le leggevo e talvolta ammiravo il coraggio dei protagonisti, altre volte non ne condividevo la pavidità: ma non ho mai smesso di invidiarli perché hanno saputo raccontarsi, mettersi a nudo.
Così ho deciso di raccontare la mia, di depressione. Anche se potrebbe non interessare a nessuno. Anche se ho paura che mi sanguinino occhi e dita nel farlo.

Avevo scelto di firmare la mia confessione, perché sono stufa di mentire, di tacere. Ho cambiato idea in corso d’opera perché temo ancora il giudizio della gente. Come ho già detto, nella depressione pavidità e coraggio scopano insieme.
Mi chiamo con un nome che non riesco a dirvi, e ho un male che mi succhia via la voglia di vivere.
La mia parassita, però, ha scelto di palesarsi sotto spoglie non convenzionali: io esco di casa, studio, lavoro, ho una relazione, ho degli amici, non sono apatica, non ho mai smesso di prendermi cura di me.
Eppure, tutto quello che faccio sembra essere scritto col gesso su una lavagna di costante dolore.

Cominciò tutto con le crisi di panico. Brevi e feroci momenti di follia pura, in cui, ogni volta, non riuscivo a convincermi che non stessi morendo. Seguì la paura di allontanarmi dai luoghi a me familiari: prendevo il treno per andare all’università e alla prima fermata dovevo scendere e trovare urgentemente un mezzo disponibile per tornare a casa. Arrivarono gli scatti d’ira incontrollata: parole irripetibili, urla con voce irriconoscibile, oggetti volanti. Giunsero i fallimenti: laurea rimandata all’infinito e mai conseguita, lavoro senza stimoli, sogni chiusi in un cassetto di cui ho gettato via la chiave.
Sono ormai considerata un essere umano nella media. Per me, un essere umano mediocre.

Ho sempre avuto grande fiducia nelle mie capacità, grandi aspettative, grandi obiettivi. Ho sempre fatto di tutto per eccellere in ciò che amavo fare; non volevo essere la migliore in tutto, ma di sicuro non accettavo il secondo posto in quelle che io sapevo essere le mie capacità caratterizzanti, nei talenti che mi rendevano speciale, che mi rendevano Me.
Le mie difficoltà non superate sono diventati macigni di vergogna che mi tengono ormai schiacciata a terra, quando io ho passato la vita a costruirmi ali meccaniche per volare.

Mi sento una fallita perché ho perso la mia anima: non scrivo, non leggo, non disegno, non ballo più. Ed ero brava in queste cose. Me lo ripeto ogni giorno, per non dimenticarmene.
La mia relazione ha subito colpi duri per questo: il sesso è diventato per me dolorosissimo e per nulla piacevole, il mio corpo si chiude per non farlo avvicinare; lui da compagno si è tramutato in psicologo e capro espiatorio all’occorrenza. Senza lasciarmi mai. Senza tradirmi mai. Senza odiarmi mai. E io invece di essergliene grata mi sento solo in colpa.

Ecco, il capitolo dei sensi di colpa. Ne ho a pacchi, per qualsiasi genere di esperienza. Se ripenso ancora a quella volta che feci i capricci per un giocattolo che mio padre mi regalò con tanto amore e fatica, ma che io credevo più brutto di quello donato a mia sorella, m viene da vomitare dal dolore. Gli chiesi scusa un secondo dopo, chiesi scusa anche a quel cagnolino di plastica talmente mi sentivo male, non lo lasciai più, lo tengo ancora sul comodino; ma, ad oggi, mi sento ancora la peggiore delle stronze. Ed è così per ogni errore che faccio, piccolo o grande che sia, mi tormenta fino a scavarmi la carne.
Nonostante questi scompensi nella mia vita emotiva, io faccio tutto normalmente. Mentendo.

Esco quando vorrei chiudermi in casa a fissare il soffitto per ore, rido e scherzo mentre penso che mi piacerebbe tagliarmi le vene sdraiata a letto sotto le coperte, bacio appassionatamente quella meraviglia di persona che ho accanto, anche se so che, tornati a casa, non faremo l’amore. E io lo amo, Dio solo sa quanto.
È successo qualcosa nella mia vita che possa giustificare questo massacro della mia felicità?

Assolutamente no. Ho solo cominciato a soffrire, per tutto, e da allora non ho più smesso. Il dolore senza causa mi accompagna sempre.
Perché sto raccontando questo proprio a te, Eretica, e a chi ti segue?
Perché ho bisogno di urlare, ed è più facile farlo con voi, che non avete mai assistito al mio show quotidiano in cui interpreto la ragazza sana.
Perché anche i clown prima o poi si struccano, ma quando lo fanno si assicurano di non essere visti da qualche bambino del pubblico.

Grazie di cuore.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Sessualità, Storie

Gli uomini urlanti

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Sono quelli che non tollero. Intendo che non tollero che urlino quando fanno sesso. L’eco della loro voce interrompe l’attimo. Mi destabilizza. Mi rende inquieta e mi fa pensare che il tipo, sconosciuto, che ho scelto per andarci a letto sarebbe stato meglio fosse muto.

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Autodeterminazione, Critica femminista, Sessualità

Il Viagra Rosa? Se aiuta le donne, perché no?

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Il piacere femminile non è mai stato oggetto di grande interesse per le multinazionali farmaceutiche che hanno trovato più comodo spacciare il Viagra, con la chirurgia che correva di pari passo consigliando protesi di allungamento del pene o addirittura plastica penense per renderlo più efficiente.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità

Perché bisogna imporre alle ragazze la sessualità “normale”?

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Dopo un’ora circa di discussione online mi sono resa conto che certe volte è proprio inutile tentare di spiegarsi, perché di là non c’è l’ascolto e non c’è neppure un po’ di fantasia. L’argomento? La sessualità. Principalmente quella delle adolescenti e poi delle ragazze dai vent’anni in su. A me che non è mai piaciuto fare maternali per sentirmi dire “fatti i cazzi tuoi” una certa parte del discorso, in questi casi, suona sempre strana.

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Lui è un feticista e io temo di non essere all’altezza

Lei scrive:

“Premetto che non ho mai avuto una profonda autostima, sopratutto sulla sfera sessuale. Negli ultimi 5 anni, mi sono sentita sempre più inadeguata, perchè praticamente non ho mai fatto sesso con il mio fidanzato. Diciamo che la situazione era incasinata, in quanto lui era depresso e apatico e quando stava con me non riusciva mai ad avere un’erezione (quando era solo si). Mi sono sempre addossata tutte le colpe, anche perchè della cosa non parlavamo e alla fine dopo averci riflettuto fin troppo tempo ho deciso di lasciarlo circa un mese fa (per questo e mille altri motivi). Quando ho realizzato e ho trovato la forza per troncare tutto, ho incominato a riflettere su chi avrei potuto chiamare per fare del sano sesso. La prima persona alla quale avevo pensato è fuori per lavoro, la seconda si è offerta di sua spontanea volontà. Il “volontario” si chiama D. e diciamo che è una persona un po “complessa”, di quella che ti risucchiano tutte le tue energie.

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La solitudine della vagina

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Prima dell’uomo con cui vivo adesso stavo con un ragazzo bellissimo, intelligente, fantastico a letto. Non avrei mai voluto che finisse, invece un giorno mi si presenta e dice che non è innamorato di me. Dice che gli piaccio, sta bene con me, ma non mi ama. Un sabato sera che eravamo andati al solito posto con gli amici lo avevo visto parlare con una tipa. Ridevano, erano vicini, sentivo che non era una semplice chiacchierata tra conoscenti. Erano preliminari e avevo pienamente ragione a pensarlo.

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Stare con chi non ti piace, per paura della solitudine

b995f71cc48fb90c69e95c51e2e2566aae68e95a_mSono a casa e faccio il bidet. Sto parlando con la mia coinquilina dell’incontro della sera prima. Nulla di eccezionale. L’ho mollato subito. Lei dice che gli uomini devono stupirti a pelle, fin da subito. Se non succede è inutile forzare. Però a me è capitato di rifugiarmi in relazioni comode, con uomini poco eccitanti, che non ci sapevano fare, perché erano i meno pretenziosi, stravedevano per me e per quanto li trattassi male non reagivano proprio mai.

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L'Inchiostrato

La mia prima volta

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di Inchiostro

E’ la prima volta che scrivo qui sopra, sono un po’ teso.
E’ la prima volta che scrivo per uno spazio che non ho creato io, e sono un po’ teso.

E’ una prima volta e mi sembra d’essere tornato vergine, il che è da una parte piacevole – chi non vorrebbe tornare vergine almeno una volta? – ma dall’altra mi rimette addosso tutta quell’agitazione tipica delle prime volte.
La prima manifestazione. La prima carica. La prima penna. Il primo quaderno. I primi occhi. Il primo corpo.

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