
Lei scrive:
Cara Eretica volevo contribuire alla riflessione con uno sfogo, se volete, a partire dal fatto che credo che in tante, anche nei luoghi militanti, non solo in casa, a scuola, al lavoro, nella società tutta, veniamo classificate a seconda della libertà sessuale che ci concediamo. Puttane, tutte quante. Puttana anch’io.
Ma che ne so che vuol dire “puttana” nella testa di chi ogni tanto mi chiama così. Cosa ne so di quello che vuol dire antisessismo tra compagn*, dato che la maggior parte delle volte in cui sono stata definita troia è proprio dalle partner dei “compagni”. Non penso che il problema sia solo dei ragazzi che continuano a pensare alle lotte in modo separato. Se fai l’antirazzista resti in silenzio se uno stupra la ragazzina nel centro occupato, e se fai l’antifascista ti comporti come un ultrà che difende solo la sua zona, come tifosi della curva nord o sud a seconda dello stadio in cui avviene la partita. Io so che in vita mia mi sono ritrovata a lottare con altri ma anche da sola, mentre vedevo ragazzini che non sanno niente di niente e ripetono slogan alla cazzo, tanto per fare, per sentirsi parte di qualcosa, ma senza avere sul serio maturato una coscienza politica che li faccia rendere conto dello spazio che occupano, di quello che fanno, delle relazioni che intraprendono.
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