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Sentenza di cassazione: mantenimento non più in rispetto del precedente tenore di vita

La sentenza di cassazione che decide che non si deve più valutare la cifra sul mantenimento dell’ex in relazione al precedente tenore di vita non piace ad alcune femministe che ritengono, ancora, sia necessario favorire una modalità patriarcale e paternalista che giudica le donne vittime e bisognose di tutela da parte dell’ex.

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La solitudine della vagina

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Prima dell’uomo con cui vivo adesso stavo con un ragazzo bellissimo, intelligente, fantastico a letto. Non avrei mai voluto che finisse, invece un giorno mi si presenta e dice che non è innamorato di me. Dice che gli piaccio, sta bene con me, ma non mi ama. Un sabato sera che eravamo andati al solito posto con gli amici lo avevo visto parlare con una tipa. Ridevano, erano vicini, sentivo che non era una semplice chiacchierata tra conoscenti. Erano preliminari e avevo pienamente ragione a pensarlo.

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Non mi separo perché sono economicamente dipendente

Sono tre storie diverse accomunate da un unico problema: la dipendenza economica.

Non te la faccio lunga, vorrei separarmi, ma non ho un lavoro e non so dove andare. Lui sa che è così e non mi butterebbe mai in mezzo alla strada. Siamo in affitto e l’affitto lo paga lui. La spesa la fa lui. Io mangio perché lui mi dà da mangiare. In cambio faccio veramente molto poco. Pulisco, metto i panni in lavatrice, preparo qualcosa per la cena perché lui a pranzo non c’è. Però lui è una persona autonoma e quello che faccio io serve relativamente. Passo il tempo a leggere e guardare la televisione. Sto molto tempo su internet, soprattutto su facebook, e ho scoperto che sono tante le donne nella mia stessa situazione, disoccupate che finiscono per diventare facebook dipendenti. Ho cercato lavoro per tanto tempo ma non trovo niente e sono troppo grande per emigrare perché non saprei da dove iniziare. Restando in casa mi abbruttisco e ho sviluppato qualche malattia, perciò lui mi deve anche fare curare. Se mi lasciasse non saprei che cosa fare, sarei completamente sola. Se io lo lasciassi non saprei come mantenermi. Ma per quanto tempo potrò imporgli un rapporto che non è più un rapporto? A malapena dormiamo insieme, non facciamo sesso da una vita, non ci capiamo neanche più. Non so che fare.

Firmato F.

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L’amico separato

L’incontro avviene nel bel mezzo di un’isola pedonale con panchine, bar e tavoli all’aperto, gente che passeggia e ambulanti che espongono merce colorata dal sapore etnico. Lui è un mio amico, di vecchia data, compagno di lotte e di belle letture. Non ha un bell’aspetto e già posso immaginarne la ragione. Ma capita sempre più spesso che tra la gente della mia generazione io incontri persone che hanno vite e relazioni interrotte, con tutto quel che ne consegue.

stai ancora con…?

no, ci siamo lasciati.

E la sua espressione si fa cupa, poi un minimo incazzata e allora prende a raccontare senza più fermarsi. Avevo conosciuto la sua compagna l’estate che tornò dalla città in cui s’era trasferito. Voleva presentarla ai suoi. Gran bella donna, intelligente, simpatica. Ricordo chiacchierammo per ore e un pomeriggio la portai in giro, io e lei da sole, mostrandole i mercati e quegli angoli palermitani che vorrei il mondo intero amasse tanto quanto li amo io. Ero felice della scelta del mio amico e glielo dissi. Sarebbe stata una gran vita, la loro vita. Poi lo rivedo in queste condizioni, e si che ho saltato un turno perché l’anno che lui tornò a mostrare ai parenti anche sua figlia stavo altrove, ma non immaginavo davvero, o forse sto dicendo grandi cazzate perché in fondo lo so bene come certi rapporti possono capitolare quando i bambini sono piccoli.

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Giustizialismo ed esaltazione del materno

forconiLa giustizialista pro/madri somma pratiche e teorie di quella corrente di pensiero che dice di voler liberare le donne accreditando il valore delle prigioni, che smentisce accuse generiche, stereotipate, pregiudizievoli e gratuite ripartite contro persone e generi accreditando altre accuse contro altre persone e altri generi. Tenta di sconfiggere il padrone utilizzando gli strumenti del padrone, come si sarebbe detto una volta. E dunque immagina di salvarsi dal patriarcato consegnandosi al patriarcato (buono). Pensa di opporsi al paternalismo legittimando e sollecitando paternalismo di Stato. Invoca diritti/poteri per le donne a seconda del ruolo che rivestono, dunque invoca diritti frazionati e non già per le persone ma per le madri, le donne incinte, le mogli, perfino le ex. In fondo adopera riduzionismo biologico per identificarsi in una categoria “protetta”. Se per le donne reclama presunzione di innocenza agli uomini assegna la presunzione di colpevolezza.

La giustizialista rinuncia all’autorganizzazione e consegna il corpo delle donne a papà Stato. La stessa cosa fa con i corpi dei figli, esigendo una ingerenza istituzionale in cui il possesso su quei corpi è sancito a suon di sentenze, perizie e controperizie. Per lei nelle separazioni i figli devono restare con le madri, facendo dell’esaltazione del materno quasi un mestiere, i padri ci saranno invece con il contagocce e quelli che vogliono esserci di più sono cattivi ed ogni cosa si farà per dimostrarlo.

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Figlia, separata, torna con allegata prole (che palle, disse la nonna!)

Quando mia figlia si sposò e disse che aspettava un bambino tentai di spiegarle che non sarebbe stato semplice, avrebbe dovuto pensarci bene, e potrei recitare qui la parte della madre affranta e preoccupata esclusivamente del suo bene, ma se si può accettare il fatto che io sia umana allora sono libera di dire che in quel momento pensavo anche a me stessa.

C’è chi ritiene che una donna debba essere sempre felice e sorridente mentre lava e stira, cucina e rassetta, quando nessuno chiede come stai e quali sono i tuoi reali desideri, e se dichiari apertamente che non ne puoi più, e ad un certo punto vorresti fare anche altro, ti tolgono l’aureola e ti spediscono nel peggiore girone dell’inferno.

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La sua ex mi perseguita e nessun@ mi crede…

C’è questa lettera e io vorrei presentarla come si deve. Nutro profonda disistima nei confronti di chi, tra i tanti e le tante che nel web pubblicano storie a senso unico, invece che disinnescare i conflitti li alimentano assumendo una versione di parte senza avere neppure la capacità di lenire gli aspetti demonizzanti. In realtà succede che realizzano stereotipi, dove non c’è un io narrante ma semplicemente una versione generalizzata che finisce per criminalizzare ora l’uno e ora l’altro genere. Così succede che si finisce per alimentare fiamme di vendetta, per legittimare il rancore e lasciare immaginare che nulla sia risolvibile e che nessun@ abbia più nulla da perdere.

Mi appello dunque a quante si occupano di queste materie affinché abbiano il senso di responsabilità necessario a non usare questi temi per accreditare una sola versione della storia, perché non si sta parlando di teoria ma di fatti difficilissimi che coinvolgono persone e portano con se’ dolore, sofferenza, complicazioni e dunque chiedo dove resti il buon senso a fronte di collezioni di articoli o ricerca minuziosa di dettagli di cronaca che dimostrerebbero come, ad esempio, gli ex mariti siano tutti cattivi e i padri siano tutti diavoli. Ciascun@ vive e ha bisogno di esorcizzare il proprio dolore come crede ma è fuor di dubbio che l’uso terapeutico del web porta alla costruzione di stereotipi sessisti, generalizzazioni, lasciando immaginare che i padri siano una setta satanica che fa sacrifici umani con le sue creature e che gli ex mariti siano una massa di persone infide che altro non fanno che sezionare cadaveri delle loro ex mogli.

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Quando fare da moglie e madre sembra la strada più semplice

Nord. Ma potrebbe accadere ovunque.

C’è una ragazza che arriva in una città per approfondire degli studi. Arriva da un’altra regione. Inevitabilmente si insedia, integra, trova degli amici, amiche, la sua vita diventa quella lì. Per meglio socializzare le sue esperienze e non farsi sfuggire via occasioni di incontro non può farsi bastare i pochi soldi che i genitori le mettono a disposizione per farla studiare. D’altronde un lavoretto extra lei lo deve fare perché altrimenti tra affitto, bollette e tutto proprio non ce la fa.

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Donne/martiri e uomini da rottamare

Fallito, scarto, quel che “è rimasto sul mercato”, difettoso, scaduto e senza garanzia, peni decrepiti, moribondi, e chi se li piglia s’accontenta, significa che tu, sei una donna da niente, una che non l’ha voluta nessuno e se l’è presa solo questo scarto di magazzino che ovviamente a sua volta, pare, sia stato scartato da una donna di prima scelta. Così dividono gli umani queste tipologie di donne che usano nei confronti dei propri ex giudizi precisi, di un sessismo atroce, che se li ribaltiamo subito pensiamo a quel che viene detto delle donne, solitamente, quando si ritiene non siano più buone dopo aver perso la verginità, dopo qualche relazione, dopo aver fatto sesso con un tot di uomini, dopo un divorzio, ché vengono definite usurate, da rottamare, sporche, sicuramente per male.

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