Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Storie

Sono figlia di una coppia separata e sto benissimo

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Stereotipi duri a morire. Lo dico da figlia di una coppia separata.

1] i figli devono restare con le madri perché sono le uniche a poter salvaguardare il loro benessere. 

Non sempre è così. Io, per esempio, non volevo proprio stare con mia madre che urlava dalla mattina alla sera e sfogava le sue frustrazioni su di me.

2] le nuove compagne dei padri sono delle matrigne brutte e cattive.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, Storie

Lei che vuole punire l’ex marito, colpevole di non amarla più

Lei scrive:

“Sai che c’è? Ti racconto cosa sto pensando e vivendo. Ho incontrato S.
Ero libera e mi godevo la mia vita da libera. Lui no. Era sposato. Da 16 anni. Da 7 niente sesso, solo qualche rapporto orale se proprio lo chiedeva. Lei era felice così. Lui meno. Inizia a tradirla, ma non sono io la prima.
Quando ci incontriamo succede tutto e ancora di più. La passione folle, l’erotismo, la leggerezza. Nel giro di due mesi (uno passato in vacanza distanti) decide che non rimarrà a raccontar balle e prendere per il culo nessuno.
Si separa. Due figlie. Una ex moglie (ora). Tutto nella norma no? Forse.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

I miei genitori: troppo poveri per separarsi

Lei scrive:

Ciao Eretica Car(A),
Non ho soldi per andare dallo psicologo. Non so con chi parlare. Ho tanto bisogno di dare un nome a quello che sto vivendo perché a volte mi sento risucchiata dalle mie stesse emozioni che mi immobilizzano. E il lavoro diventa un momento di sollievo, dall’oblio. Ho bisogno di fare chiarezza e ci provo scrivendoti.

I miei genitori si stanno separando.
Vorrei tirare un sospiro e dire semplicemente: Finalmente si separano. Perchè non si amavano più e il loro rapporto è stato sempre un continuo litigio, discussione, aggressione. Usando soprattutto me come parafulmine. Bugie e tradimenti ma soprattutto bugie che hanno custodito dentro di me. Io sono stata il contenitore delle loro menzogne, del peso del loro rapporto. Ero piccola, troppo piccola, ma già mi dicevano”non dirlo a tua madre”o “non dirlo a tuo padre”. E ancora oggi si innesca spesso lo stesso meccanismo e forse arreca troppo dolore per loro ammettere di sbagliare ma la loro omertà, l’orgoglio di essere stati in fondo dei bravi genitori e banalizzare i loro errori arreca tanto dolore a me. Cosa vorrei da loro? Vorrei che prendessero coscienza di ciò che hanno fatto di sbagliato, che mi chiedessero scusa, che non mi usassero quando hanno bisogno di me come un’amica e quando mi rimproverano invece torno a essere figlia. Vorrei che il loro senso di colpa non li facesse ricadere sempre nella stessa solfa. Vorrei che si emancipassero, dal loro vissuto, dai loro stessi familiari che li confinano sempre come vittime, che non li aiutano mai e creano solo barricate.

Invece non è cosi facile tirare un sospiro di sollievo. Perché nonostante le leggi che hanno semplificato e velocizzato la separazione rimane comunque difficile lasciarsi quando si è poveri. Quando si sono fatte scelte sbagliate, o quando sono state indotte da quegli avvoltoi che sono banche e servizi di prestito. Poveri da vendersi gli anelli di fidanzamento, questo prima di decidere di lasciarsi. Poveri che mi chiedono i soldi per comprare le sigarette e io glieli do senza mai chiedergli di restituirmeli. E io nonostante sia arrabbiata con loro per le manipolazioni, per i deliri, per le cattiverie che dicono, non posso non pensare che entrambi sono vittime. Vittime delle loro famiglie bigotte e moraliste.

Ma trovare un equilibrio è difficilissimo. Ho provato a contenerli, a negarmi. Ho provato a dirgli che non mi avrebbero mai più rivista e per un po’ non mi sono fatta sentire e vedere.
Eppure nonostante tutto in loro è rimasta quella sottile convinzione che i figli esistono per compiacere i genitori ed è un dovere prendersene cura.
Come si fa a gestire un genitore che non vuole ascoltarti ma soltanto metterti in testa i suoi pensieri rigidi, che ti loda quando scrivi qualcosa in cui si riconosce e cerca di spegnerti quando non gli va, quando si sente toccato profondamente.

Mi verrebbe da aprire il vaso di pandora e dirgli:
Voi non c’eravate quando sono stata violentata e non ve ne ho parlato, perché non siete in grado di ascoltare queste narrazioni, non c’eravate quando ho iniziato a drogarmi e nemmeno quando ne sono uscita, da sola. Non c’è stato un aiuto concreto nemmeno quando ero precaria, quando prendevo 500 euro al mese e ne pagavo metà per l’affitto. Non avete fatto nulla quando avevo attacchi di panico e pisciavo sangue e stavo malissimo. E non mi avete dato aiuto quando ho chiuso delle relazioni che andavano chiuse nonostante il vostro sogno inatteso di diventare nonni. Io tutte queste cose che sembrano far parte di mille vite e invece sono esperienze concentrate tutte dentro di me, nella mia anima, nelle cellule del mio corpo le ho vissute da sola. E sapete una cosa? E’ stato giusto così.

Perché:
Non ti salva nessuno. Ci si salva da soli. Puoi trovare, solo se li sai cogliere, degli stimoli che ti aiutano a prendere coscienza che l’essere umano è fatto di tanti sentimenti, che si è felici a momenti e che quando si vivono questi momenti non si dovrebbe mai pensare ”vorrei essere sempre felice come ora” perché non sarà possibile. Perché per arrivare a tanta felicità si attraversa spesso tanta sofferenza e che la sofferenza è spesso portata dai vuoti affettivi, così si pensa ”voglio essere amato, desidero amore“ usando l’amore come una sostanza stupefacente e le persone diventano gli oggetti del tuo bisogno profondo quanto una voragine. Un vuoto che non sarà mai colmabile perché creato dalle paure, debolezze, frustrazioni. Cos’ha a che fare la paura con l’amore? Nulla. Si chiede amore al mondo, un modo di cui non ci si sente parte, un mondo malvagio, freddo e crudele a cui non diamo nulla perché non se lo merita e io tanto tempo fa, mi pare in un‘altra vita, pensavo di non meritarmelo.

Sono lì, accanto al mio ragazzo sul divano e inizio a pensare a loro, mi allontano, vado oltre e sono grigia come le preoccupazioni che mi attanagliano. Inizio a pensare a loro alle cose dette, alla rabbia, a cosa poter fare per aiutarli e il mio tempo se ne va, le mie energie se ne vanno e io mi ritrovo stanca, stressata. Possibile che non posso godere della mia felicità senza ricatti? Possibile che devo fare da balia, possibile che quel poco che mi hanno dato non è mai stato un dono, non è stato amore se lo si usa contro di me.

Addosso mi viene cucita la colpa di essere nata, dei loro debiti. Ma queste cose non vengono dette come le scrivo, sono più sottili, striscianti. Tipo “ho fatto tanti sacrifici per la famiglia”. Ripetuto cento, mille volte e non è mai abbastanza il mio grazie. Grazie, grazie grazie, grazie, grazie grazie, grazie grazie, grazie, grazie grazie, grazie.
Grazie che sono nata, che mi hai messa al mondo, che mi hai nutrita e vestita grazie che mi hai fatta sentire in colpa di esistere. Grazie.

Se doni amore lo hai donato. Punto. E’ un regalo. Se ricatti l’altra persona per ciò che le hai donato, non è ne’ più un regalo ne’ tanto meno amore. E’ la tua anima piena di paura di vivere. E la tua paura si trasforma in prepotenza.
“Chi ci terrorizza si ammala di terrore”. Ecco io penso che la paura sia una delle emozioni più paralizzanti e contaminanti che esistono.
E se fossero fatti solo di paura probabilmente li avrei già eliminati dalla mia vita invece hanno tanta poesia dentro e vorrei che abbattessero i loro muri interiori per farla esplodere dentro e fuori di sé.

Cosa fare quando in qualche modo, quella che è stata anche la tua storia, la storia del tuo nucleo familiare viene risucchiata dai compro oro? Quando c’è delirio, disperazione e possiamo raccontarcela all’infinito ma ciò che realmente aiuterebbe i miei genitori è una situazione economica che gli permetta di emanciparsi e finalmente a separasi senza essere costretti a vivere sotto lo stesso tetto?

Un abbraccio fortissimo ❤

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Affido condiviso, Genitori separati, La posta di Eretica

#AffidoCondiviso: come avete organizzato la condivisione dell’affido?

Mi scrive Lu:

Vorrei sapere se fosse possibile confrontarmi con genitori separati che hanno già in atto l’affido condiviso da tempo.

Vorrei capire con quale modalità, che tempi di permanenza dall’un@ e dall’altr@ genitore, e se i bambini hanno trovato beneficio vorrei capire in cosa ed esattamente come.

Non sono sposata, per cui al momento stiamo facendo mediazione presso un centro. La mia speranza era di percorrere questa strada per ‘abbattere’ i conflitti e poter serenamente separarci. Per ora è pura utopia. Domani chissà.

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Antisessismo, Culture, Precarietà, R-Esistenze

Fike non si nasce: si diventa!

Da Femminismo a Sud:

Probabilmente ricordate la faccenda della manifestazione del 4 ottobre [1] [2] [3] [4] [5]. Leggete i link per le aficionados delle telenovelas. Ce n’erano due: una di nuove compagne, madri, figlie, nonne, padri e una era indetta dalle madri, ex mogli, con un programma che avrebbe voluto piacere tanto alle femministe ma poi in effetti non piacque affatto. Perché dietro la richiesta di attenzione per le madri, sedicenti “vere”, c’era tanta retorica conservatrice fondata su milioni di pregiudizi contro i padri, ovvero gli ex mariti contro i quali alcune madri si scontrano, contro le nuove compagne, e contro tutto ciò che non riconferma il sacro potere della mater dolorosa sui figli.

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Autodeterminazione, Precarietà, Storie, Welfare

La madre separata e la nuova compagna

Quella gran zoccola…” esordì Francesca nella conversazione e si riferiva alla nuova compagna del suo ex. “Quella gran zoccola…” e sembrava un disco rotto. L’accademia della crusca avrebbe suggerito un mare di parole, mille modi per ridire la stessa cosa. Concubina, meretrice, puttanona..

Perché sembrano fatte di una materia strana queste femmine che a prima vista rubano i mariti solo perché vengono dopo, sempre dopo. E c’è quel pregiudizio per cui se lui è stato consumato alla fine di un rapporto va abbattuto. Sarebbe meglio. Perché non è poi mica vero che codeste cose si dicono soltanto delle donne sfatte e trafitte e sfinite dalle relazioni. Abbattuto lui, abbattuta lei, abbattuti tutti. E se non vengono abbattuti nelle stagioni di caccia dei manutentori della famiglia tradizionale, quella del finché morte non ci separi, ci pensa l’avvocato, anzi, gli avvocati e i giudici e i tribunali.

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