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Cucino con sensualità. Questo è il mio lavoro

 

Lei scrive:

Cara Eretica,

il femminismo mi ha aiutata a rinascere. Vorrei raccontarti la mia storia affinché sia utile anche ad altre donne. Ho studiato per diventare cuoca, un lavoro ancora troppo maschile. La donna può anzi deve cucinare a casa ma l’uomo ha l’onore di essere definito chef e viene invitato in televisione a spiegare a tutt* noi come si fa la besciamella o la maionese.

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Why I Dance – donne che rivendicano diritti ballando la Pole Dance

E’ una danza in cui le donne rivendica il proprio corpo, la propria sensualità, i propri diritti. Celebrando tutte le donne allo scopo di donare i proventi, le donazioni, al Centro di assistenza legale per le donne in California. Si possono donare soldi per comprare la traccia della colonna sonora QUI. E QUI trovate la pagina facebook. Il video è girato da Melanie Zoey Weinstein. Sono state filmate 16 diverse donne che nella vita fanno le ballerine, le psicologhe, le chef, le scrittrici, le amiche, le sorelle. Lottano contro i pregiudizi che riguardano le stesse donne che praticano la Pole Dance. Lottano contro lo stigma assegnato alle donne che mostrano sensualità. Il video è girato senza ritoccare le immagini. Sono corpi di donne che mostrano se stesse per quello che sono.

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Vivere al ritmo della sensualità

Tango Argentino

Tango Argentino

La mano che solleva la gonna e stuzzica la coscia. Non l’ho mai visto fare a mio padre. Non gli ho mai visto fare alcun approccio nei confronti di mia madre. Se ne stavano lì austeri e inflessibili, per nulla liberi e asessuati, ed è quella la vita che ci hanno trasmesso. Ho scoperto il piacere di una mano che scopre la mia coscia dopo molti anni. Il gesto sicuro di chi sa dove vuole arrivare, quello che vuole toccare, perché la padronanza nelle mosse da praticare nell’intimità non sono segno di arroganza, machismo, sfoggio del potere. Io vivo quel gesto come l’espressione di un desiderio costante. Potrebbe toccarmi la guancia, invece mi afferra il collo, striscia la mano sotto i capelli, se li fa scivolare tra le dita. Potrebbe sfiorarmi la spalla, invece accarezza la linea dei seni e insinua un dito tra le pieghe aperte della camicetta, tra un’asola e l’altra.

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Mi piace il sesso che mi lascia i lividi

images2Ho un livido sul braccio. Ne ho un altro su un seno. Il segno di un morso sulla spalla e una macchia scura al collo. Dolorante e piena di buoni propositi mi vesto, coprendo le prove di qualcosa che altri non capiscono.

La prima ad accorgersene è l’amica che dice che deve guarirmi da questa strana forma di masochismo. Che io mi faccia bendare, legare, pizzicare e mordere per il mio piacere a lei non sta proprio bene. Perché a LEI non piace. E se non piace a lei non deve piacere neppure a me.

Mi chiama sottomessa e spiego che sono io a chiedere quello che voglio l’altro mi faccia. Non solo c’è consensualità ma sono io che domino. Dice che è violenza e spiego che la violenza sta, appunto, dove non c’è consensualità. Violenza è anche quella di chi ti impone ciò che devi essere anche se non vuoi. Se domani arrivasse uno a dirmi che devo scopare nella posizione della missionaria e per farmelo fare mi addomestica, mi fa pensare che sono sbagliata, malata, mi obbliga a rivolgermi a uno psichiatra, mi fa anche prendere delle medicine sociali o chimiche o insiste a dimostrarmi che mi piacerà qualcosa che mi annoia a morte, quella si è una violenza.

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La sessualità appresa dai video porno

Dopo due grammi di comunicazione, indicazioni di percorso e chiari gesti di apprensione si capisce che così proprio non va.

La frustrazione che deriva da un rapporto fatto male si può risolvere in due modi.

Sfoghi la tensione con due ‘fanculo e tre ave marie (per quell* religios*) oppure lasci perdere e ti dai all’abbuffata di cioccolata. Non essendo utili, in realtà, né l’una e né l’altra cosa, segnalerei che può essere magistralmente usata una terza via.

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Eppure, io, da sola, potevo già graffiare il mondo

Quando vivi una relazione, tutto quello che capita in mezzo, passa, come fosse normale. Gli urli, gli spintoni, poi gli abbracci, e toccami, e afferrami, e carezzami e prendi la mia carne e baciala, perché un rapporto può essere anche questo.

Andare a letto condividendo il silenzio più rumoroso che ci sia. Voltarsi le spalle e avvertire la tensione. Non toccarmi e toccami. Fallo ma non sarò io a chiedertelo. Poggia quella tua cazzo di mano sul mio corpo. Fammi sentire quel calore che attenua la fatica emotiva. Fammi star bene.

Sento l’elettricità della tua carne che sta lì a pochi centimetri da me. Non so l’empatia ma avverto il fiato sulla schiena. Rimani lì, ti prego, ho giusto bisogno di un attimo e mi giro anch’io. Non andare via.

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