Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Il Femminismo secondo la Depressa Sobria, Precarietà, R-Esistenze

Ruolo di cura: da moglie, madre, badante. La donna migrante come liberazione delle donne bianche

L’assegnazione forzata del ruolo di cura alla donna la obbliga ad essere moglie e madre e in un secondo momento anche badante per l’assistenza dei parenti disabili. Non c’è nessun provvedimento o nessuna struttura o servizio che rende la donna libera da questi ruoli salvo un vago cenno alle pari opportunità e alla richiesta di aiuto da parte del padre o marito che non sempre arriva. L’unico aiuto concreto che libera una donna dai ruoli di cura è il fatto di ricevere aiuto da un’altra donna molto spesso migrante, costretta a lasciare famiglie e figli in un’altra nazione per trovare lavoro, rappresenta quel che in passato fu la dinamica di schiavitù delle donne nere come liberazione dai ruoli di cura delle donne bianche. Se un tempo quella schiavitù era esplicita e pretesa ora è più subdola, ambigua e dà alle donne che si servono di colf e badanti straniere una giustificazione, un alibi, per poter pensare di non aver sfruttato nessuno per la propria liberazione. Il punto è che le donne che chiamerò bianche quando si servono dell’aiuto delle migranti per liberarsi dai ruoli di cura non sono coscienti del fatto che stanno perpetuando un sistema economico che schiavizza le donne sempre e solo in quei ruoli.

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Antirazzismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze

Le parole di Sojourner Truth, madre del Femminismo Intersezionale

In ricordo di Sojourner Truth, la Madre del Femminismo Intersezionale – Articolo in lingua originale QUI.Traduzione di Yu con la collaborazione di Antonella.

Il 29 Luglio del 1851, al congresso sui diritti delle donne ad Akron in Ohio, questa donna Sojourner Truth fece un discorso che di fatto pose le basi per la costruzione dell’intersezionalità (vedi libro ‘non sono una donna?’ di bell hooks – mai tradotto in italiano). Nata in schiavitù Truth scappò e divenne un’attivista che iniziò a combattere per l’abolizione della schiavitù in favore di tutt* e, ovviamente, delle donne nere. Le sue parole rappresentano la base per quello che poi si espresse nel concetto dell’intersezionalità. Questo termine fu usato per la prima volta dalla professoressa Afro-Americana Kimberle Crenshaw.

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Precarietà, R-Esistenze, Welfare

“Non possiamo parlarne”: operai* in fabbriche fornitrici di marchi famosi della moda vivono confinat* da guardie

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Pezzo pubblicato qui. Traduzione di Antonella. Le “schiave” di cui nessun@ si occupa, tantomeno le “femministe” (occidentali) che tirano fuori le donne indiane e la loro povertà solo quando gli fa comodo. Il corpo di queste donne è da considerarsi come un bene disponibile per l’uso pubblico? Buona lettura!

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Viene stimato che fino all’80% di chi lavora nelle fabbriche di abbigliamento in Bangalore, India, siano operai* migranti. Molt* non parlano la lingua locale e fanno fatica a trovare alloggio, perciò le fabbriche provvedono offrendo loro alloggi della ditta. Unico problema: alcun* residenti sono trattat* come prigionier*. Secondo il nuovo rapporto (pdf) sui diritti lavorativi a cura della ONG India Committee Netherlands, le condizioni all’interno degli “ostelli” delle fabbriche possono essere terribili e prevedono confinamento forzato e sorveglianza continua.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza, Welfare

Sono schiava del ruolo di cura e vorrei disertare

Lui parla parla parla, io devo sopportarlo. Ho un suocero che soffre di una serie di disturbi per i quali abbiamo dovuto rivolgerci ad uno psichiatra. Se gli dici di fare un attimo di silenzio perché il mal di testa mi massacra lui si arrabbia e fa un gesto con la mano come per minacciarmi di prendermi a legnate. Ho paura, francamente, di restare da sola con lui, ma mio marito non mi crede, sottovaluta e mi dice di non esagerare. In ogni caso non sapremmo a chi affidarlo perché l’ospedale lo piglia per assegnargli delle terapie e poi assegna a noi la responsabilità di fargliele prendere.

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Storie di schiavitù da badantaggio: donne senza libertà di scelta!

iodecidobadantiSe c’è un ruolo dal quale paternalisti e borghesi non hanno voglia di “salvarti” è quello della colf e della badante. Eppure esistono vere e proprie storie schiavitù in cui è chiaro il fatto che alle donne che svolgono certi compiti non viene per la maggior parte lasciata alcuna libertà di scelta. Al più si parla di “conciliazione” e se non vuoi conciliare alcunché bisogna che trasferisci la schiavitù ad altre donne, migranti, immaginando perfino di fare del bene. Le ragioni per cui accade tutto questo le conosciamo bene: il mondo si regge sui ruoli di cura a carico delle donne e la condivisione di questi ruoli anche con gli uomini trova le resistenze di conservatori/trici e seguaci delle correnti capitaliste che immaginano lo Stato suddiviso tra donne considerate come risorse che fanno risparmiare tanti soldi e che ammortizzano quei bisogni e uomini armati a produrre fuori per conto di imprese che comunque li sfruttano.

Allora vorrei dare il via a una serie di racconti di storie di schiavitù del badantaggio che nella mia terra abbondano.

Per dire: c’è Mariolina che è precaria e fa molta fatica a raccattare un lavoretto per rendersi indipendente. Ha due figli, fatti per scelta, però vorrebbe fare anche altro. Invece le tocca badare alla suocera perché il valore che sulla carne ha impresso è quello di riproduttrice e assistente per persone bisognose. E tutto ciò ovviamente è gratis, per la gloria, per ottenere l’amore del marito, della famiglia, perché quelli sono gli accordi per fare parte di quel clan.

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