Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Prigioniera di quella gran cicciona di mia madre

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Quella lardosa di mia madre mi ha sempre fatto l’effetto di un’amputazione agli arti. Grassa da fare schifo, non più in grado di muoversi senza rompermi le palle, con la sua voce stridula a torturarmi dalla mattina alla sera. Prendimi questo, prendimi quest’altro, vai lì o vieni là. Nata per fare la serva di una madre pigra e depressa, io da sempre massacrata dai ricatti e dai sensi di colpa, con un padre che usava il lavoro come alibi per stare lontano da lei e io che non avevo tempo per fare niente a parte masturbarmi, ogni tanto, davanti a qualche scena porno.

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La posta di Eretica, Pensieri Liberi, Storie

Il muro che ho abbattuto nella mia mente

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Lei scrive:

Ciao Eretica,
ti scrivo perché ti ammiro molto. Ammiro il tuo blog e il piccolo spazio di aria pura che hai contribuito a creare qui sul web.
Vorrei parlarti di un muro che sono riuscita ad abbattere e di quanto questo mi faccia sentire una persona più completa ma anche incompresa dai miei amici. Si, perché quando rifletto su questi temi con le persone a me piu care mi trovo circondata da sdegno e incredulità. È per questo che ho deciso di scrivere proprio a te.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

La mestruazione è mia e la gestisco io

Menstruate with pride

L’Huffington Post pubblica una notizia ripresa dal Daily Mail, fonte britannica non propriamente eccezionale.

Entrambe le testate online si fanno i fatti di donne che hanno scelto di bloccare il ciclo mestruale per poter “favorire la carriera”. Mi scattano così mille campanelli in testa. Di donna in carriera si parla, in senso dispregiativo, quando si stigmatizza la donna che lavora e che predilige il lavoro invece che la maternità o la famiglia.

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Quei lager dedicati alle ragazze con disturbi alimentari

Ricevo e pubblico, con un grandissimo abbraccio a questa ragazza così consapevole di quello che le succede.

Lei scrive:

Ciao sono C., ho 16 e soffro di anoressia da due anni. Non ho un carattere semplice, sono abbastanza scontrosa e arrogante, ma soprattutto sono decisamente nervosa. Proprio per questo mi hanno ricoverata solamente una volta, perché le altre volte che ci hanno provato mi sono ribellata minacciando di digiunare fino alla morte.

A volte mi chiedo se fosse stato meglio cedere e farmi aiutare, ma poi ci ripenso: quello non è farsi aiutare. In quel maledetto reparto ci sono rimasta per 5 lunghissimi mesi in cui sono passata da pesare 44 kg a 42 kg, che detto così sembra niente ma sono alta 1.70 m quindi è un peggioramento enorme. Non solo: questo ricovero è stato devastante anche per il mio carattere, penso di avere insultato tutti come si deve, senza risparmiare nessuno, tant’è che gli infermieri quando me ne sono andata erano contenti, ma non perché sapevano che stavo meglio (perché sapevano che non era così) ma perché finalmente avevano un’isterica in meno in quel posto dimenticato da Dio.

Ma sono le pratiche ad essere sbagliate, in quanto non puoi mettere a vivere insieme per mesi 9 ragazze con lo stesso disturbo, perché diventa una gara alla più magra, a chi taglia prima il nastro per il traguardo (e che traguardo, la morte). Le ore passate nella stessa stanza a guardare i piatti delle altre e vedere quanto hanno mangiato e poi fissarle, e poi sentirmi tutti gli sguardi addosso: ORRIBILE.

I giorni passati con le mani fasciate per non mangiarsi le unghie, ottenendo l’effetto di mani monche che non ti permettevano di fare nulla. E tutti i giovedì mattina, in cui ci si doveva svegliare mezz’ora prima per andare a pesarsi, con i lunghi momenti di attesa fuori dalla porta della sala medica con una decina di ragazzine ansimanti per l’agitazione di aver preso un grammo.

E quando volevano obbligarmi ad andare nella mia scuola con il sondino (per chi non lo sapesse è un tubicino che infilano nel naso e arriva fino allo stomaco e serve per l’alimentazione artificiale), come attira-prese in giro. E come dimenticare gli integratori, che dalla confezione sembrano carini succhi di frutta, ma in realtà sono pesanti esattamente come il metallo liquido.

Ma la cosa peggiore è la solitudine. La solitudine in questo reparto formato da un corridoio con tante stanzette e le luci fioche, degno dei miglior film dell’orrore devo ammettere, e con le finestre senza maniglia e le sbarre per evitare di suicidarsi. Sei solo tu, con i tuoi amici con disturbi alimentari, depressi, drogati, autolesionisti o persone che hanno tentato il suicidio. I medici sono lì per non farti morire, non per farti mangiare normalmente.

Dato che sto parlando di questi mesi infernali per la mia vita, vorrei ringraziare mio padre, che è stato l’unico a venirmi a trovare tutti i giorni a tutti gli orari di visita per cercare di strapparmi un sorriso, e la mia amica B., purtroppo conosciuta in quel posto orrendo, ma con la quale penso che condividerò un grande pezzo della mia vita. Chi invece non ringrazio è mia madre che era troppo impegnata a ubriacarsi per occuparsi di me, ma oramai ci avevo fatto l’abitudine.

So perfettamente di aver fatto una lettera un po’ lunga, ma era necessario, perché ci tenevo a far sapere come veniamo trattate in questi posti che dovrebbero servire a curarci, ma che in realtà ci lasciano un trauma irreparabile.

Se condividerai questo mio racconto te ne sarò molto grata, e ci tengo anche a dirti che ti seguo sempre perché trovo che ogni tuo articolo sia interessante! Un grande abbraccio.
C.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Oggi no. Proprio no (sei bella? allora che problemi hai?)

Ancora una storia. Molto bella. Buona lettura.

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Cara Eretica,
oggi vorrei donarti un pezzettino di me, so che ne farai il miglior uso possibile. (…) Ma prima di raccontare vorrei ringraziarti all’infinito per il servizio pubblico che svolgi.

Sono depressa, orami da 5 anni circa.
Sono figlia di immigrati scappati da una guerra che non apparteneva a nessuno di loro. Per quanto la loro fuga mi renda immensamente orgogliosa purtroppo la loro educazione è stata tutt’altro che giusta. Padre violento, sessista e padrone, non mi era permesso uscire di casa, non mi era permesso lavorare d’estate, non potevo tagliarmi i capelli corti, non potevo avere il fidanzatino (e infatti ne ho avuti a decine, di nascosto) e non potevo sottrarmi ai capricci, alle scuse che s’inventava mio padre per menarmi. Ho un fratello, gli ho voluto tanto bene e ora è la copia sputata di mio padre. Peccato.

Ho subito episodi di razzismo a scuola perché il mio cognome è una piccola condanna, ho subito razzismo in casa perché ho solo amici italiani e conosco l’italiano meglio della mia lingua madre. Ho imparato da mia madre che qualsiasi cosa faccia il mio futuro marito da sola non ce la potrò mai fare, perciò gli si perdona tutto finché hai un tetto sulla testa e un piatto colmo sul tavolo.

Mi è stato rinfacciato quasi ogni giorno della mia vita quanto costasse ai miei genitori mantenermi, e per questo ho rinunciato a tutte le gite di classe, non andavo al cinema, non chiedevo i soldi per la merenda, non pretendevo nulla e tutto ciò che mi è stato dato io non l’ho mai chiesto.
Sono una persona priva di autostima e molto rabbiosa, rispondo con la rabbia a tutto ciò che non mi rende felice perché è l’unica emozione (assieme al totale disinteresse) che ho imparato dai miei genitori.

Me ne sono andata di casa su suggerimento del mio ragazzo poco dopo l’inizio dell’università, di nascosto. I miei non hanno mai detto la verità ai vicini per paura della vergogna, dicevano che ero spesso dal mio fidanzato. Ho lavorato e studiato, ma non ero felice. Ho il morale a terra, l’autostima inesistente, la libido assente, piango spesso, spesso non voglio uscire dal letto e dalla penombra della stanza da letto, qualsiasi cosa mi mette ansia, faccio fatica a socializzare e non essendo uscita per venti lunghi anni di casa non so che cazzo farmene del venerdì e del sabato sera perché mi mettono ansia.

E il mio ragazzo è semplicemente fantastico, mi supporta e mi sopporta anche in quei giorni in cui gli unici pensieri che ho in testa sono di morte.

Date queste premesse, decido di rivolgermi al centro di salute mentale locale per farmi aiutare. Racconto le mie vicende approfonditamente e quei perfetti idioti di psicolog* e psichiatra la cosa migliore che hanno da dirmi è:

– ma sei pur una bella ragazza, qual è il problema?

Ecco, questi poveri cretini non rappresentano il problema più grande della mia vita, ma oggi è proprio una giornata del cazzo e ‘ste minchiate proprio non ce la faccio a tenermele solo per me.

Un abbraccio forte.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

La sala operatoria, lo shuttle e le calze anti-trombo

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Giusto un aggiornamento, per chi mi pensa e si preoccupa per me. Anche per far notare che i miei neuroni non si sono ancora spenti.

Il giorno prima dell’intervento, mentre seguivo tutte le indicazioni date dai medici, mi sentivo prossima a una sorta di cataclisma. Qualcosa di irreversibile, senza ritorno. Affronto il ricovero, rivolgendo uno “scappiamo” a chi mi accompagnava.

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Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Welfare

E’ una colpa arrendersi alla precarietà?

Gran brutta giornata oggi. Solita puntata in ospedale, chiacchiere con le altre pazienti, poi, all’improvviso, arriva la telefonata di una paziente oramai dimessa. La voce rotta dal pianto, poche parole di introduzione al discorso, le chiedo come sta e mi dice che una di quelle che abbiamo conosciuto durante le nostre giornate terapeutiche non c’è più. Mi sembrava stesse meglio, le dico, aveva anche finito la sua terapia. Invece si era sentita, forse, molto sola, parecchio precaria, senza prospettive né lavoro. Viveva con sua madre dopo una separazione con un tale che proprio quando lei aveva più bisogno di solidarietà l’ha mollata per una più giovane con la quale stava per generare un figlio. Capita, le abbiamo detto tutte. Capita, cara, non c’è nulla di strano, e tu sei forte, coraggiosa, stai combattendo per esistere, non solo per tornare ad uno stato di salute decente, ma anche per recuperare un po’ di autonomia.

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Antiautoritarismo, R-Esistenze, Storie

L’anoressia è una malattia e non un capriccio

A 48 chili mi sentivo già bene. Vedevo le ossa, potevo toccarle, quindi avevo raggiunto il mio obiettivo. Arrivare a 45 chili, però, fu ancora meglio, perché così avrei potuto permettermi qualche capriccio. Se un giorno avessi deciso di mangiare un po’ di più non avrei dovuto preoccuparmi di perdere il mio peso forma. Quei 45 chili presto diventarono 42, e sembrava così facile perdere peso, eppure io vedevo ancora il mio corpo difettoso. Qualche sporgenza. Troppa carne, quelle rotondità che mi rovinavano il profilo. A 40 chili cominciai ad aver bisogno di mettere delle imbottiture sui seni e i glutei per non fare notare la mia eccessiva perdita di peso a mia madre. Evitavo che mi vedesse nuda.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

Dall’ospedale: conservate un posto per me. Io torno presto!

Nella Foto Alda Merini (pensatemi spaparanzata come lei :D)
Nella Foto Alda Merini (pensatemi spaparanzata come lei :D)

In ospedale innanzitutto trovi delle macchinette che ti sputano in faccia ogni genere di caffè tranne quello che vuoi tu. Poi trovi questi volti un po’ inebetiti, con corpi dall’andamento sempre uguale. Osare un sorriso a volte sembra uno sfottò. Non è detto che la prendano bene. Poi ci sono questi uomini e queste donne che senza preavviso ti smutandano, infilano le mani dappertutto, picchiettano la carne, premono e poi ti chiedono di dire ahiahi e tu dici ahiahi. Luci spente, luci accese. Tempi scanditi da un tour infermieristico e l’ora pasti. Ti svegli, medicina, colazione, lavi i denti, un po’ d’igiene altrove, dormi, poi ti alzi, medicine, anzi, qualche flebo, poi pranzo, lavi i denti, cerchi di leggere e raccontare a te stessa mille storie ma la verità è che sono molto più interessanti le storie che ti raccontano le tue vicine di letto, le coinquiline di stanza, le coabitanti del reparto. Quante vite complicate, quante storie piene di complessità. Basterebbe sedersi e ascoltare. Ascoltare.

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Malafemmina

Questioni precarie di un certo.. peso!

Qui al Villaggio, Con un po’ di colleghi e colleghe, si chiacchiera di tante cose e una di queste riguarda i corpi delle donne. Grassi, magri, alti, bassi, pelosi, privi di peli, con cellulite o senza, con carne o tutt’ossa, con smagliature o levigati, come volete, come vogliamo. Quel che è vero è che ciascuno sta bene nella propria pelle se la sente propria. Non c’è una religione a proposito della carne perché puoi averne tanta e starci bene dentro o puoi averne poca e starci bene uguale. Purché tu stia bene, purché tu ti senta bene.

C’è una ragazza, qui, una collega che al buffet la vediamo tutti che prende quasi niente da mangiare e poi però si ingozza di cose stravaganti, in solitudine, quando pensa che nessuno la veda. Non è bulimica, o non credo che lo sia perché sta bene, mi pare, non vive isolata dal mondo, ha una vita densa di impegni, sta tutta la giornata a correre e dati i ritmi che teniamo quaggiù sta anche bene che lei rubi dei momenti per abbuffarsi, che poi è una cosa che a turno stiamo facendo un po’ tutti. Prendi e mangi quando hai tempo, cose che non siano rimanenze di buffet o rimanenze servite al buffet e spacciate per pietanze nuove.

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Malafemmina

Vietato tossire nel villaggio vacanze

C’è che la stagione è quasi al termine e io ho resistito fino all’ultimo e questi dieci giorni che mi separano dalla scadenza del contratto mi pesano moltissimo, perché non c’è più curiosità, non ci sono più quasi neppure i villeggianti e quelli che vedo sono dei mangiacrauti nordeuropei che ingurgitano cose atroci a colazione e mettono il ketchup sulla pasta.

L’umido entra nelle ossa e il mio alloggio/loculo comincia a mostrare le prime tracce di muffa, che poi sono quelle che sul muro si vedono e nei nostri polmoni invece si sentono. Perciò ho cominciato a tossire.

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Malafemmina

Vuoi dimagrire? Vieni al lager vacanze!

La vita è breve e si fa quel che si può. Dopo un primo pomeriggio trascorso a leggere le avventure di pelo della trombatrice precaria, sono tornata sul pianeta dello sfruttamento occasionale, quello che se c’hai l’occasione scappi e vai veloce senza guardarti indietro.

Di sabato il clima un po’ si ravviva e chi viene qui è tutto preso da questa foga di perdere due o tre chili in dueoredue, facendo ogni esercizio ginnico esistente, dagli addominali per averci la tartaruga anche sul cervello, al gambe/glutei/braccia che si pensano che fare hop hop per una giornata elimini le cose pendule, agli attrezzi che ti stirano la schiena che è una bellezza e poi ti viene l’ernia perché se carichi 50 chili a freddo la prima volta ci resti secco, a qualunque altra cosa possibile. Dato che mi pare che il dimagrimento sia uno degli obiettivi vacanze vorrei dunque parlarvi di una speciale cura che vi mette in condizioni di perdere chili e chili e vi fa asciuttissime/i come se foste passati/e dallo sgrassatore.

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Malafemmina

Precaria e insostituibile

Infine non ce l’ho fatta. Ad andare a lavorare con la febbre, dico. Ho provato ma appena ho messo un piede fuori dal loculo ha cominciato a girarmi tutto e me ne sono tornata a letto.

Non credo che quel loculo abbia mai visto un via vai di gente più numeroso ma ieri, fino a tardi, è stato quasi un febbre/party. Mi hanno persino portato la pizza e da non crederci è venuto a trovarmi anche l’uomo della reception. Mi ha portato un libro. Non so dove l’abbia preso perché l’edicola che c’è qui non offre niente di leggibile, ma era nuovo, quindi l’ha comprato.

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Malafemmina

Al villaggio vacanze si lavora anche con la febbre

La diva stamattina parte e io torno a fare il mio lavoro al mini club. Ieri notte (ho fatto tardissimo) per adempiere ai miei doveri mondani ho beccato tanto di quell’umido che stamattina mi sono svegliata con la febbre.

Ho chiamato la direzione e mi hanno detto: “non ti preoccupare cara, riposa, puoi fare il turno del pomeriggio”.

Non un giorno di riposo ma qualche ora di pausa e poi mi fanno il gran “favore” di concedermi il turno pomeridiano facendomi saltare quello della mattina.

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Malafemmina

Lavoro in un villaggio vacanze. Il mio alloggio è un loculo!

No, non mi danno lo stipendio che mi devono. Però mi consentono di comprare a credito in ogni luogo del villaggio. Come dire che posso spendere per arricchirli, così alla fine mi consegnano in mano la rimanenza di quello che mi hanno fregato mentre io non tenevo il conto di quanto spendevo.

Bella storia. E io sono abbastanza arrabbiata perchè non ho intenzione di contrattare per restare qui un giorno in più oltre la scadenza del contratto, perchè voglio tornare a casa mia, dai miei amici, con le mie precarietà, le mie occasioni precarie di lavoro faticoso ma che poi mi permette, la sera, di tornare a dormire dove ci sono le mie cose e non in un loculo che mi sta togliendo il poco ossigeno che mi resta.

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