E’ la cultura patriarcale che assolve le madri assassine

il_340x270-1066024080_t2qkUna donna ha ucciso in modo orribile, facendo ingerire candeggina, le due figlie e poi ha tentato il suicidio. Il marito dice che avevano parlato di separazione e che lei non voleva accettarla. In alcuni casi è l’uomo a fare più o meno la stessa cosa. Uccidere i figli perché non si accetta la separazione, i figli usati come strumento di ricatto, schiavi di una cultura del possesso che dice “miei o di nessun altro”.

Ne parlo perché è necessario fare chiarezza su questo punto, tentando lucidamente di fornire argomentazioni che disinneschino la padre/fobia e che contrastino l’esaltazione del materno. Le madri non sono buone per natura, non sono beddamatresantissime, non è detto che amino i figli e non è detto che siano martiri e madonne come invece si vorrebbe fare credere. Generalmente si attribuisce agli uomini il fatto di essere violenti pur di ottenere l’affido dei figli “per vendetta”.

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Spot Audi: liberarsi dei ruoli di genere normativi è rivoluzionario

A Natale, in Spagna, Audi ha diffuso questo spot contro gli stereotipi di genere. Parla del mondo diviso a metà, rosa per le femmine, azzurro per i maschi, alcuni giochi per le femmine ed altri per i maschi. In un racconto fiabesco nel video prende corpo una contro narrazione con un sovvertimento dei ruoli senza che a chi sovverta sia consegnato uno stigma negativo. Ricordate che la normatività è reazionaria e che ribellarsi per appropriarsi del diritto a vivere come ci pare è rivoluzionario. Grazie ad Audi, e chissà se mai vedremo in Italia un simile spot.

Sono un uomo che ha paura degli uomini

Lui scrive:

capita spesso di leggere della paura che le donne provano verso gli uomini.
gruppi di maschi per strada
sconosciuti
colleghi invadenti
amici

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La realtà, di corpi, vite, generi, che spaventa il mondo

Quel che si sa è che l’imperfezione non può essere tema di rivendicazione. Se vuoi restare in riga devi rivendicare quel che comunque è fedele alle norme sociali. Rivendichi di poter vivere in santità, del tuo corpo rivendichi il riconoscimento della sacralità, della tua vita la maggior parte delle volte vendi menzogne che ti facciano comunque apparire fedele alle convenzioni sociali. Non puoi rivendicare uno spazio per dirti imperfetta e umana. Per descrivere la perdita di verginità di qualunque tuo orifizio. Per raccontare il fatto che il tuo corpo non è affatto sacro e dunque non lo tieni mummificato, perfettamente levigato, come tu fossi una statua di marmo.

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L’uguaglianza tra i generi non deriva dal buon senso: è il risultato di molte lotte!

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In alcuni commenti in risposta al mio ultimo post pubblicato su Il Fatto Quotidiano sostenitori dell’antigender affermano che quel che io descrivo come conseguenza di una trasmissione diretta del “Gender” è semplicemente frutto del buon senso. Come se si trattasse di opportunità da sempre esistite e non di conquiste che sono costate un prezzo altissimo a tante donne.

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Prigioniera di quella gran cicciona di mia madre

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Quella lardosa di mia madre mi ha sempre fatto l’effetto di un’amputazione agli arti. Grassa da fare schifo, non più in grado di muoversi senza rompermi le palle, con la sua voce stridula a torturarmi dalla mattina alla sera. Prendimi questo, prendimi quest’altro, vai lì o vieni là. Nata per fare la serva di una madre pigra e depressa, io da sempre massacrata dai ricatti e dai sensi di colpa, con un padre che usava il lavoro come alibi per stare lontano da lei e io che non avevo tempo per fare niente a parte masturbarmi, ogni tanto, davanti a qualche scena porno.

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