Culture, Ricerche&Analisi, Violenza

Jane Trenka e lo stalking sminuito

Jane Jeong Trenka

Jane abita in Corea ed è una scrittrice affermata. Prima di questo però ha vissuto come bimba adottata negli Stati Uniti, con genitori che non la capivano né si informavano circa il razzismo che la ragazza ha dovuto subire per molto tempo. In ultimo, quando pensava che al college non avrebbe più avuto problemi ha trovato uno stalker, Jim Martin, il quale la riprendeva di nascosto, la seguiva, la terrorizzava e poi comprò tutto l’occorrente per condurre un piano di sequestro, stupro, uccisione e sepoltura di Jane.

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Culture, Ricerche&Analisi, Vedere, Violenza

Il coraggio delle figlie di Teresa Buonocore: giustiziata per aver denunciato un pedofilo


Il documentario propone una serie di interviste alle figlie, amiche, parenti, avvocate, che raccontano cosa sia successo dopo quello che è noto più o meno a tanti fra noi: ovvero dopo che Teresa Buonocore è stata giustiziata perché ha sfidato il sistema dell’omertà e ha denunciato il pedofilo che minacciava la propria e la vita delle figlie. Le ragazze non vogliono essere definite vittime, sono vincitrici, coraggiose, nonostante la perdita abbia causato tanti problemi.

Quel che non è noto a molti e che emerge da questo documentario (su Discovery channel) è che Enrico Perillo, condannato perché mandante del femminicidio e per pedofilia, ha assoldato Alberto Amendola e Giuseppe Avolio, esecutori materiali dell’uccisione, mentre stava in libertà vigilata, nonostante fosse già sotto inchiesta per innumerevoli reati e nonostante la Buonocore avesse più volte denunciato gli atti intimidatori di cui era vittima. Non solo: durante il processo le parti civili non hanno potuto recuperare un centesimo di risarcimento perché, pur se con metodi a dir poco free, il condannato ha potuto chiamare in carcere un notaio e intestare tutti i suoi beni al fratello.

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Antisessismo, Culture, La posta di Eretica, R-Esistenze, Violenza

Anatomia di un femminicidio

Il corpo della vittima è più ampio, non comprende solo la donna che risiede poi su un tavolo in obitorio, comprende la sua cerchia ristretta e quella più ampia. La famiglia, i figli, gli amici, le amiche, le colleghe di lavoro o di studio, tutti ne restano coinvolti. Il punto di vista di una figlia di una vittima di femminicidio è importante ed ecco la sua lettera:

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

COMUNICATO IN MERITO ALLA SCANDALOSA E INACCETTABILE SENTENZA DI PALERMO CONTRO LA DONNA VITTIMA DI TRATTA

Da Ombre-Rosse blog:

Questo comunicato è scritto in maniera unitaria dalle realtà politiche, enti anti-tratta, associazioni, collettivi e individualità che hanno dato vita a “Sex Workers Speak out: Contro la Criminalizzazione, per i diritti”, congresso nazionale di sex worker e realtà alleate tenutosi al Mit di Bologna lo scorso giugno.

Torniamo a unire le nostre voci per prendere una posizione netta contro una sentenza che riteniamo inaccettabile. Un verdetto pregno di razzismo e che va a giudicare la sfera della vita intima e personale di una donna migrante. 

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Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze

Stupro: si dovrebbe parlarne di più!

Sul suo blog Giovanna Cosenza spiega il suo punto di vista sui metodi di comunicazione che la gente potrebbe usare per far comprendere meglio il concetto di cultura dello stupro. Mi è sembrato che lei non tenga conto del fatto che le parole per dirlo dipendano dalle donne che faticano ogni giorno per farle entrare nel vocabolario comune. Siamo noi che abbiamo faticato per raccontare la violenza di genere in tutte le sue forme incontrando opposizioni tra conservatori e maschilisti. Le parole sono importanti e raccontano ciò che abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Non potremmo mai formulare diversamente quel che succede per facilitare la vita a chi si oppone alle nostre lotte.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Attivismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Violenza

Sorella non sei sola: Non Una Di Meno in piazza a Palermo

Dopo la vicenda dello stupro di gruppo a Palermo, arriva la presa di parola del movimento femminista con una manifestazione per le strade del centro della città. Pubblico il comunicato di Non Una Di Meno Palermo

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione

Facebook cancella una donna stuprata

G. partecipa alla campagna di liberazione dei corpi, per non sentirsi sola, per comunicare malessere e rinascita. Racconta di aver subito uno stupro e come conseguenza di essere sprofondata in autolesionismo e disturbi alimentari. La foto mostra la sua sofferenza, il suo dolore e poi la sua rinascita. Facebook la censura per “promuovere un posto sicuro per tutti”. Per tutti ma non per lei. Come se l’avessero ignorata per la seconda volta. Come se lo stupro subito non fosse abbastanza. Come se raccontare le conseguenze di un trauma fosse un attentato alla sicurezza altrui e non un grido di aiuto alla sorellanza che la accoglie e la abbraccia.

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Personale/Politico, Salute Mentale

Disturbi alimentari: una questione di genere

fatto qualche ricerca. Statistiche, dal 2019 al 2022 secondo fonti dell’OMS in italia i disturbi alimentari sono passati da 600.000 a 3.000.000.

questi solo quelli documentabili in luoghi in cui ci sono strutture funzionanti. più del 90% delle persone affette da disturbi alimentari è donna. sessismo e body shaming stimolano o aggravano il problema. la questione di genere non viene considerata e neppure un’educazione al rispetto dei generi viene pensata come prevenzione contro tali disturbi e il sui.ci.di.o che spesso diventa la richiesta d’aiuto di chi non sa dire che ha questo problema. la pandemia ha aggravato tutto, restare chiuse non ci ha fatto bene, lo dico per esperienza personale ma aggrava situazioni già gravi.

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Autodeterminazione, Personale/Politico, R-Esistenze

#bodyliberationfront: il mio corpo

Questa ero io prima della pandemia e della clausura totale per tre anni di seguito. Avevo partecipato anonimamente alla campagna #bodyliberationfront e #nobodyshaming (trovate tutto sul blog) per incoraggiare me stessa e tutte a svelarci senza sentirci sole, con i nostri corpi che possono piacerci o meno, con i chili e le cicatrici che viviamo male, con il passsato che ci ricorda come eravamo e il presente che non riusciamo ad accettare, non io per lo meno, non in quel momento e tantomeno oggi con una decina di chili in più accumulati in clausura e che mi danno un aspetto da signora anziana che cammina curva, puntellandomi ovunque per trovare supporto fisico. Pesavo poco, per la mia altezza, mi sono massacrata di esercizio fisico per tenere il conto delle calorie e così sfuggivo alle conseguenze di digiuni e abbuffate. Compensavo la bulimia. Temevo meno si vedesse il frutto dei disturbi alimentari e mi sentivo comunque non benissimo con il mio corpo.

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Personale/Politico, R-Esistenze, Salute Mentale

La stanza tutta per me

Tornata a casa, il luogo che sento mio è la stanza con i miei libri. Lavo la faccia, ho messo anche una crema per alleviare le screpolature del viso. Lucida e diretta, prima discussione con il mio compagno. Quando si parla di qualcosa che lo riguarda ed esprimo un parere o condivido un mio sapere in proposito si sente sminuito. Non ha mai accettato il mio valore. Quindi ridivento muta, comunico con me stessa. Noi forse faremo terapia di coppia. Io torno ai miei libri e alla scrittura.

La sua insicurezza mi devasta. Dopo vent’anni vuole che io gli dica ancora che è “bravo”. Vuole rassicurazioni, incoraggiamenti, non è uno scambio reciproco. Lui parla io ascolto e se io parlo lui va in bestia. Il mio sapere lo innervosisce. Voleva una madre? Intanto ha me. Di tutto ciò che ho fatto per costruire il nostro rapporto non sembra ricordare nulla. Solo i suoi sacrifici. I miei non valgono un ricordo. Memoria selettiva.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Antisessismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

Non siete femministe: come i catto-fasci antisemiti

Cibo, vomito, sigarette, malessere, lettura, scrittura. Non so se è bene leggere qualcosa che a pelle potrebbe farti ribrezzo ma ci sono riuscita, fino in fondo, perché è bene conoscere il tuo nemico e perché un libro fuori da ciò che consideri “utile” potrebbe regalarti una visione più chiara di alcune cose.

Per esempio: leggere un libro catto-fascista che giustifica l’operato di catto-antisemiti della seconda guerra mondiale, ti fa capire che chi scrive non sa di fornire prove a chi vuole sapere come gli sia venuto in mente, ai catto-fasci, di stare in silenzio e supportare il nazifascismo. Sapevano tutto, lo sapevano, degli ebrei, dei forni, dei gas, eppure temevano di più i “bolscevichi” e identificavano – come da steretipo antisemita – l’ebreo per scorgere il bolscevico, dicevano che gli scritti fasulli, inventati da zar russi antisemiti, sui presunti savi di sion, erano veri e pensavano che tanto poi avrebbero potuto dirigere fascismo e nazismo come volevano, come fossero marionette. L’importante era che la chiesa cattolica non venisse toccata e fruisse di tutti i privilegi possibili. Comprati per trenta denari, direbbe cristo, mentre tanti suoi simili sono finiti sulla croce per colpa vostra. Vostra, di voi catto-fasci.

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Mussolini il brutto, codardo, misogino, fascista

Virile? Puach! La mascolinità del duce si riassume in poche parole: ha fatto un figlio e ha messo in manicomio madre e pure benitino. Era violento, fanatico, sessista e razzista, come tutti i fascisti. Era brutto, orrendo, nella posa, nell’espressione di un viso stantìo, nell’ergersi a paladino di un’Italia che ha depredato, depauperato, per le sue necessità di vanagloria, per nascondere l’assassinio con gas di gente dell’africa che non intendeva farsi colonizzare, per immaginarsi a capo di un impero fondato sul niente. Ha fatto ammazzare Matteotti, che forse i fasci di oggi dimenticano di citare perché gli è più comodo virgolettare parole di chi ha sdoganato il fascismo legittimandolo a partecipare ad una democrazia che i fascisti hanno corrotto e distrutto prima e dopo la guerra. Ha nascosto le tangenti prese per dare l’esclusiva su scavi petroliferi ad un’azienda americana, ha usato le camicie nere per massacrare sindacalisti e contadini, usando il pugno e il randello per conto di feudatari, agrari e ricchi. Non ha fatto cose buone, neppure una. Le pensioni erano state decise a fine ‘800, le bonifiche mai fatte, terreni ai contadini mai dati, medaglie a femmine usate come vacche da riproduzione tante. Ha usato la schiavitù riproduttiva sulle donne per far generare soldati che ha mandato a morire nelle campagne africane e in russia, ha elevato criminali, assassini a repubblichini di cui i fasci d’oggi parlano come di eroi. Ha massacrato partigiani, ebrei, donne, persone non tesserate al suo indecoroso e fetentissimo partito. Ha tentato la fuga, alla fine, senza assumersi la responsabilità per i suoi crimini di guerra per nulla inferiori a quelli di Hitler. Ha fatto silenziare giornalisti, persone dissidenti, libertarie e dire oggi che il fascismo possa essere roba passata è stupido oltreché in malafede. Dopo aver fatto stragi accanto a mafiosi e criminali di servizi segreti deviati, in nome della guerra al comunismo, si è dato una ripassata di imbellettamento, ha formato gruppi di nazi picchiatori in tutta Europa, con altri gruppi stile radical liberali che sputando sulla Costituzione antifascista hanno il coraggio di presentarsi alle elezioni. E se pensate che il fascismo sia solo maschio vi sbagliate. C’erano e ci sono donne fanatiche e fasciste tanto quanto.

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Gregaria, decorativa, sollazzatrice di uomini in politica

Questa è la storia di una donna che amava molto quello che faceva, aveva degli ideali e voleva perseguirli e fare qualcosa di buono per progettare il futuro collettivo. Spinta da questi ideali si unì ad un gruppo politico che sembrava avere tutti i presupposti per favorirne la realizzazione. Un gruppo che si definiva di sinistra, con l’ausilio di ex cattodemocristiani poi diventati molto altro e persi nella dimensione dei cambiamenti di simboli e bandiere. La sinistra non era un terreno meno misogino della destra e quando si impose di inserire nelle liste nomi di donne queste erano favorite solo se economicamente indipendenti, ricche, o se mogli di funzionari di partito. Le altre diventavano gregarie, alle quali veniva assegnato il compito di curare una sezione donne che generalmente significava cura, dedizione familiare, maternità.

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Se muore il mio stupratore non è colpa mia

Sono assente da un po’ perché non sto benissimo. Mentre mi rimetto in sesto tento di restare ancorata alla realtà e nulla più di una vostra storia mi aiuta a farlo. Ne ricevo una che mi ha scosso molto quindi ve la propongo, affinché il passaparola sia efficace e possa aiutare altre.

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Quando l’infiltrato poliziotto compie uno stupro di Stato

Una delle forme di strategia della tensione riguardava, in epoche da guerra fredda o di preteso controllo da parte del governo di movimenti e sindacati, la tecnica di infiltrare poliziotti non già per spiare pericoli come il terrorismo o criminali di ogni tipo ma per provocare tensioni e smantellare movimenti di opposizione politica. I fatti più noti sono stati svelati quando – sui trent’anni di documentazione dell’epoca britannica in cui governava la Tatcher – fu tolto il segreto di Stato. Così fu possibile sapere che per favorire la deregulation e i licenziamenti in settori come quello delle miniere di carbone furono infiltrati poliziotti sotto falso nome che si insinuarono nelle vite di varie comunità interessate e in molti casi dopo aver completato il loro incarico lasciarono donne incinta o donne e figli totalmente ignari del fatto di aver avuto una relazione con un nemico di classe. In molti casi lo stupro era un metodo coordinato, come rivelano anche varie testate inglesi inclusa la BBC. Perciò alcune associazioni che si sono occupate di svelare questi metodi hanno raccolto le denunce di varie donne che hanno dichiarato di aver subito uno stupro di Stato.

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