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Cronache postpsichiatriche: la crisi arriva alla fine della guerra!

Leggo in uno dei libri di psicologia che mi è stato regalato in questi giorni che la tendenza al suicidio non si rivela mai quando sei in guerra, quando stai combattendo, ma “il lasciarsi andare è classico della quiete dopo la tempesta emotiva“.

Io non capivo perché avessi voglia di morire dopo essere sopravvissuta ad una famiglia violenta, ad un padre padrone e ad un ex marito che mi ha quasi uccisa. Non capivo perché non fossi depressa quando lottavo tutti i giorni per sopravvivere, quando facevo due lavori per campare e quando tentavo in tutti i modi di perseguire i miei obiettivi pur tra mille difficoltà. Invece alla fine è arrivata, la depressione, mi ha presa dopo anni in cui avevo costruito una sorta di stabilità emotiva e affettiva. Quando avevo stabilito le mie priorità e avevo capito anche da cosa ero riuscita a fuggire, elaborandone i pericoli intimamente e politicamente. Mi ha presa quando il mio personal politico avrebbe dovuto essere risolto e io avrei dovuto semplicemente percorrere una strada a quel punto in discesa, con le difficoltà di tutti i giorni ma senza gli impedimenti violenti che avevano caratterizzato l’infanzia, l’adolescenza e la prima parte dell’età adulta.

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