Ci vuole equilibrio in tutte le cose. Per esempio: mi fa piacere aver trovato un compagno che pulisce, lava, fa il bucato, aggiusta il letto e tante altre belle cose. Dico davvero, ne sono lieta, ma sarei più contenta se solo non mi osservassi come un falco che punta alla sua preda aspettando che io sbagli. Se lavo i piatti mi guardi per scorgere il difetto nel lavaggio, se stendo il bucato pretendi che lo faccia come lo fai tu. Se getto l’immondizia mi fai il terzo grado per capire se ho separato ogni grammo di qualunque cosa per la differenziata. Sono molto felice che tu ti senta così responsabile per il bene del mondo ma allora perché mi sento oggetto delle attenzioni di un ossessivo compulsivo che fa di tutto per rendermi insicura? Somigli a mia suocera, tua madre, ovvero colei che si incazza se ho riposto un piatto nello scaffale sbagliato. Sono talmente stufa di tutto questo che mi chiedo perché mai non dovrei lasciare tutto il lavoro a te. Controlli i piatti che ho appena lavato? Fai l’indagatore dell’incubo cercando residui non adeguatamente separati tra l’immondizia che ho appena confezionato? Vuoi il controllo di tutto? Perché è di questo che si tratta, no?
C’era mia madre che non lasciava che mio padre si avvicinasse alla cucina o ai figli, perché lei era più brava in tutto, accentrava ogni possibile attività casalinga, tutto restava sotto il suo controllo. Poi però rinfacciava al mondo i sacrifici fatti. Le serviva apparire come un agnello sacrificale per poi rimproverarti anche solo di aver respirato con movimenti diversi dai suoi. Perché, dico, non è possibile ottenere aiuto da parte di un uomo senza passare quello che sto passando io? Eppure sono stata paziente, ti ho insegnato cose che non sapevi, e ora ti vanti di farle meglio di me. Va benissimo, perché non sono alla ricerca del primato della casalinghitudine. Non ho tempo per questo. Ma neanche tu quel tempo ce lo avresti. Dunque? Non dirmi che lo fai per me. Lo fai solo per sentirti migliore di me. Io sono una che cede compiti, non sto lì a guardarti aspettando un tuo errore. Non sono quella che ti ruba le spugnette dalle mani perché non fai bene il tuo lavoro, giusto per dire “lascia stare… faccio io”. Non importa se tu impieghi tre ore per lavare lo stesso piatto che io lavo in pochi minuti. Non ti critico. Non ho problemi e non passo il dito sulla superficie dei mobili per vedere se hai lasciato qualche granello di polvere. Ma allora perché tu non sai fare altrettanto? Perché devo quasi sentirmi inutile in casa mia?
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