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Referendum costituzionale: perché le donne dovrebbero votare Sì?

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di Eretica

Sapete del Referendum costituzionale? Si vota il 4 dicembre e in giro per l’Italia ci sono vari comitati che fanno campagna in favore del Sì. Uno tra questi, ad Arezzo, ha organizzato un’iniziativa, legittima, pubblicizzata attraverso un volantino che ricorda tanto altre illustrazioni vintage in cui il brand “donna” era usato in favore della vecchia Dc. Perché dovrebbe essere importante per le donne “dire sì”? Perché non dovrebbe esserlo per gli uomini? Mi spiegano allora che la riforma prevede l’aggiunta di un passaggio all’art. 55 che dice “le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomininella rappresentanza“.

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La #LegaNord si prepara a liberare le città dalle prostitute (tassandole)

10003384_10151993240772826_781154913_nLa ragione per cui la Lega si occupa di prostituzione, con trans a supporto per la raccolta firme, non credo sia per lavare via lo stigma sociale che ha effetti devastanti sulle sex workers e sulle trans. D’altronde la Lega è chiara su questo punto e si rivolge ad un elettorato che evidentemente ne condivide l’impostazione: no ai quartieri con gay e trans; no a iniziative che parlino di violenza sulle trans “finanziate coi nostri soldi”; via queste “indecenti” esibizioni di transitudine dalle strade della città. Il tema è il decoro, la salvaguardia dell’infanzia che sarebbe soggetta a prove visive riprovevoli con queste prostitute e trans che stazionerebbero finanche davanti agli asili (davvero?), il buon costume, la transfobia dell’elettorato, tutte cose che si riassumono nelle ordinanze pro/decoro e anti/degrado dei sindaci, divisi tra leghisti e tanti anche del Pd, nelle varie città in cui le prostitute vengono confinate in luoghi periferici, così sovraesposte al ricatto dello sfruttamento e alle violenze. Tutto ciò viene solitamente motivato con una grande preoccupazione per queste creature nominate in quanto vittime, oggetti da salvare e mai come soggetti autodeterminati da ascoltare.

Però la prostituzione è un lavoro, si saranno detti da quelle parti, e l’economia non va per il giusto verso. Le sex workers chiedono regolarizzazione e dunque diamogliela ma come diciamo noi, ovvero: via la legge Merlin, si riaprono le case chiuse (qualcuno dice) e i proventi di quel lavoro servono a pagare le tasse. Togliamo le prostitute dalle strade, per invitarle a chiudersi in luoghi che senza alcuna forma di regolarizzazione diventano scenari di nuovi sfruttamenti e usiamo le tasse per pagare cose utili che servono ai cittadini “normali”. D’altronde anche le ordinanze dei sindaci vanno in questa direzione. Prevedono sanzioni e pagamento multe, anche salate, se violi la norma pro/decoro, e questa cosa tocca sia le prostitute che i clienti, a discrezione del sindaco che emette questi provvedimenti.

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