Grandi polemiche e seguito di commenti indignati a proposito del mio ultimo post su Il Fatto Quotidiano. Essere donne non ci fa migliori, dico io, e qualcuno invece pensa sia più utile “stabilire un’appartenenza di genere a discapito della considerazione dei meriti individuali, delle idee personali“. “Siamo stufe di doverci compattare solo perché apparteniamo a un genere, e non per le idee che portiamo avanti” – afferma Lea Melandri in un pezzo in cui racconta come le quote rosa “ci rimandino indietro, ancora una volta.”
Nancy Fraser sostiene che esista un femminismo borghese divenuto, nel tempo, “ancella del neoliberismo“. Altre affermano come la questione della “violenza domestica” sia diventata il pretesto per sdoganare neoliberismo e propositi reazionari. La spinta di questi ultimi anni è stata quella di perseguire l’unità tra donne perché aventi un utero e non perché avessero coscienza di genere. Una donna pessima, razzista, omofoba, antiabortista, classista, è sempre meglio di un uomo pessimo, alcun* affermano, perché pare che basti essere donne per avere in se’ la giusta dose di buone intenzioni che viene attribuita di default alla categoria oppressa.
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