Malafemmina

Malafemmina, Raggia e la stalker

Di tutte le conseguenze che potevo immaginare a partire dal lavoro che mi ha dato Raggia ce n’è una che merita di essere raccontata a parte. Già avevo detto che ho aiutato Raggia a organizzare il suo convegno sulle donne e dopo aver sistemato la grafica dei pieghevoli, scritto comunicati vari e corretto la presentazione, lei mi affida il compito di sfoltire una certa quantità di mail che stavano in attesa nella speranza vi fosse un contenuto accettabile.

Raggia è quel tipo di figura “politica” aperta alle comunicazioni con il mondo, sempre reperibile, una del popolo insomma, perciò, sebbene non sia in grado di gestire un account mail, il suo indirizzo mail “aziendale” è in mano a tutta l’umanità. Dalle persone che curano la sua comunicazione pretende un approccio paziente e una interlocuzione valida con chiunque. Mio dovere è perciò di selezionare tra le mail quelle che sono degne di risposta, anzi, spiego meglio, mio dovere è di prendere in considerazione le mail che sono state scritte da chi ha una minima influenza sull’elettorato. Devo poi rispondere fingendo di essere Raggia e provando a farla apparire al meglio delle sue possibilità.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, Precarietà, R-Esistenze

Non basta essere donne per avere coscienza di genere e di classe!

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Grandi polemiche e seguito di commenti indignati a proposito del mio ultimo post su Il Fatto Quotidiano. Essere donne non ci fa migliori, dico io, e qualcuno invece pensa sia più utile “stabilire un’appartenenza di genere a discapito della considerazione dei meriti individuali, delle idee personali“. “Siamo stufe di doverci compattare solo perché apparteniamo a un genere, e non per le idee che portiamo avanti” – afferma Lea Melandri in un pezzo in cui racconta come le quote rosa “ci rimandino indietro, ancora una volta.”

Nancy Fraser sostiene che esista un femminismo borghese divenuto, nel tempo, “ancella del neoliberismo“. Altre affermano come la questione della “violenza domestica” sia diventata il pretesto per sdoganare neoliberismo e propositi reazionari. La spinta di questi ultimi anni è stata quella di perseguire l’unità tra donne perché aventi un utero e non perché avessero coscienza di genere. Una donna pessima, razzista, omofoba, antiabortista, classista, è sempre meglio di un uomo pessimo, alcun* affermano, perché pare che basti essere donne per avere in se’ la giusta dose di buone intenzioni che viene attribuita di default alla categoria oppressa.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Antiabortiste a chiedere il “vota donna” e le “quote rosa”?

Quando penso alle candide donne che ieri si sono presentate a pretendere le quote rosa “in nome delle donne” io penso che alcune delle facce mi ricordano nettamente posizioni antiabortiste. Ed eccone le conseguenze. Una donna obbligata ad abortire per questioni terapeutiche viene lasciata sola in bagno assistita solo dal marito. I medici? Tutti obiettori. Obiettori anche gli infermieri e le infermiere? Chi lo sa. A monte c’è la faccenda atroce della legge 40, quella sulla procreazione medicalmente assistita, e sono tutte cose per cui l’Europa ha sgridato l’Italia perché siamo al limite dell’inciviltà.

Quante tra le donne che ieri esigevano un voto “in nome delle donne” hanno aderito e partecipato ai family day? Quante hanno voluto la legge 40 per quello che è? Quante sono contrarie all’aborto, ma talmente contrarie da obiettare perfino alla contraccezione? Altro che donne. Forse che l’antiabortista o omofoba che si presenta con accessorio bianco in parlamento, ella pura, invece noialtre sporche, colore democristiano, infine, che prevale su tutto, può dirsi benvoluta dalle donne perché donna?

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Comunicazione, Critica femminista, Questa Donna No, R-Esistenze

Quote Rosa bocciate: sconfitta per “tutte” le donne? (ma anche no!)

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Repubblica titola che si tratta de “la sconfitta delle donne“. Un po’ apocalittico. E’ la sconfitta delle donne del Pd, delle parlamentari che hanno perorato questa per me non condivisibile causa. Di certo non è la mia sconfitta e di tante che non stiamo lì a pietire posti nelle istituzioni e non restiamo neppure dentro partiti in cui è necessaria una legge perché si ricordino di candidare le loro militanti. Brutta storia quella di aver fatto diventare centrale per questa riforma soltanto le quote rosa quando in realtà la riforma è un obbrobrio di per se’ e garantisce l’esclusione (con il 12 e l’8% di sbarramento, rispettivamente per coalizioni e singoli partiti) di ampie fasce di popolazione che non saranno mai rappresentate. I vestiti bianchi, a “siglare lo status di vittime”, per protesta queste deputate avrebbero dovuto indossarli per quella – tanta – gente piena di disastri che non la spunta e che da questa classe politica non viene affatto ascoltata. Avrebbero dovuto indossarli per opporsi a una riforma con quel premio di maggioranza e soglie di sbarramento che chiudono le porte a partiti che rappresentano realtà che nulla c’entrano con il Pd.

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'SteFike, Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Il sessismo delle quote rosa e i doppi pesi e le doppie misure

Distratta dalla discussione sessista e atroce che non ragiona affatto nel merito della riforma elettorale, che come dice Elettra Deiana (riassumo) fa veramente schifo, riforma che implica una esclusione delle classi sociali meno abbienti, stabilisce regole che aiutano solo alcuni partiti ad arrivare in parlamento e che è quanto di meno democratico possa esistere. A fronte di tutto ciò le donne, come unica cosa, si preoccupano delle quote rosa destinate ad essere fruite da donne borghesi dei partiti che già conosciamo. In nome di quale principio? Quello che dice che le donne sono meglio e che qualunque donna al potere farebbe comunque meglio di un uomo. Così è il sessismo perché si immagina che gli uomini siano difettosi tout court e le donne siano meravigliose per nascita. Questo non è vero, e lo sappiamo bene. I meriti non possono infatti essere attribuiti per sesso perché ci sono grandi esempi di donne che realizzano politiche economiche perfide esattamente tanto quanto gli uomini. E giusto le donne che portano avanti questa crociata interna al parlamento sono le stesse che hanno nel tempo voluto, assieme ai loro colleghi di partito, il maggioritario con sbarramenti che hanno determinato una vera e propria marginalizzazione di partiti che non rientrando nella soglia/percentuale di sbarramento sono rimasti fuori dall’area di rappresentatività.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze

Legge elettorale, quote rosa? Meglio le quote sociali

Politici che mercanteggiano il prezzo della democrazia, che stabiliscono quote per salvare solo alcuni e marginalizzare altri, che restano fedeli a un progetto di futuro che non tiene affatto conto delle classi sociali. Del gran difetto della democrazia rappresentativa parlava Hannah Arendt mentre Emma Goldman sosteneva che “se votare cambiasse qualcosa, sarebbe illegale” senza nulla voler togliere alle lotte delle donne che hanno consentito ad altre di poter dire e fare altro a parte che le regine del focolare.

Il punto è che ora siamo quasi al paradosso. Le riforme elettorali, a ogni legislatura una diversa, sono sempre frutto di negoziazioni in cui qualcuno ritiene di poter acquisire più potere con un mandato popolare. Ma se sei tu che stabilisci le regole, premio di maggioranza più e premio meno, per farti incoronare re, di che volontà popolare parli? Quando quella partecipazione diventa solo un gratta e vinci per chi supera la tal percentuale o meno, di che partecipazione parliamo?

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Riforma elettorale: ma chissenefrega delle quote rosa!

Questo è il testo della riforma presentato in commissione. Trattative e negoziazioni in corso da parte delle donne di Pd, Forza Italia e Nuovo CentroDestra che addirittura scrivono una nota per esigere l’alternanza di genere nei listini o comunque le quote rosa.

Dal Fatto Quotidiano copio e incollo:

Le senatrici Valeria Fedeli (Pd), Alessandra Mussolini (Forza Italia) e Laura Bianconi (Nuovo Centrodestra) scrivono: “Per rendere realmente efficace il principio di pari opportunità nella rappresentanza politica è necessario introdurre un vincolo all’alternanza di genere uno a uno nelle liste e la medesima alternanza nei capilista. Immaginiamo, infatti, che andando a votare con questa legge risulteranno eletti soltanto i primi due nomi in lista, se non addirittura solo il primo. Insomma, quella presentata ieri è una formula del tutto inadatta con la quale rischiamo di perdere l’occasione di un cambiamento profondo: una democrazia realmente paritaria attraverso una legge elettorale che garantisca l’equità di genere”. E alle senatrici si aggiungono le deputate: “Enunciare il principio è condizione necessaria ma non sufficiente se vogliamo compiere un salto di qualità nelle regole per applicare davvero l’articolo 51 della nostra Costituzione” scrivono, tutte insieme, Roberta Agostini (Pd), Dorina Bianchi (Ncd), Elena Centemero (Fi), Titti Di Salvo (Sel), Pia Locatelli (Psi), Gea Schirò (Popolari per l’Italia) e Irene Tinagli (Sc).

Non c’entra ma la Bianconi è quella che, tanto per dire, ha presentato emendamenti tendenti a fare ostruzionismo sul ddl anti/omofobia e assieme ad altri 4 parlamentari ha sottoscritto contenuti decisamente discutibili.

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