Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Femministese, La posta di Eretica, R-Esistenze, Storie

La transfobia e la puttanofobia delle femministe abolizioniste

12961638_10207322937485569_1406326741925686923_n

Mi sono sempre detta che avrei fatto un mestiere di cui mio padre sarebbe andato fiero, ma poi ho cambiato idea. Mio padre era un gran classista. Odiava l’idea che io mi guadagnassi da vivere facendo la cameriera per mantenermi agli studi. Odiava che io tornassi tardi la notte, con le vesciche ai piedi e i calli nelle mani. Odiava le mie bruciature, per quei piatti troppo caldi, e anche i miei racconti tratti da un improvvisato e orale diario di una cameriera qualunque. Mi chiamava sguattera e diceva che sarei finita a fare la puttana, ovvero tutto ciò che disprezzava al mondo. Diceva che la mia bocca, il mio corpo, la mia fica, sarebbero stati infettati dal malaffare, dal vizio, e ne parlava come fosse un inquisitore di almeno cinque o sei secoli fa.

Continua a leggere “La transfobia e la puttanofobia delle femministe abolizioniste”

Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Violenza

A voi che non siete degni/e di nominare una “puttana”

117269-women-sit-on-a-lion-in-trafalgar-square-during-a-rally-after-slutwalk-

Care tutte, scrivo a distanza di una settimana dall’otto marzo, perché non volevo che si confondesse la mia critica con la mancanza di solidarietà ad altre donne che sono state offese da chi le ha chiamate troie, puttane, cagne. Io di mestiere faccio la puttana e lo faccio con grande orgoglio. Ho sempre pensato che le donne criticano tanto il sessismo ma poi sono le prime a ritorcerlo contro altre donne. Mi è dispiaciuto molto leggere i commenti di ragazze, alcune molto giovani, criticare altre coetanee per l’abbigliamento o ridere delle “battute” offensive di ragazzi che hanno rafforzato lo stigma della zoccola che spinge molte a dividere le donne buone da quelle cattive. Ho visto tante a giustificarsi o a prendere le distanze dalle “troie” che si sono divertite nei locali con gli spogliarelli maschili, e io non posso che essere solidale con loro e con i professionisti che si spogliano per lavoro. Lo spogliarello è sex work. E’ lavoro sessuale, in cui ecciti, susciti desiderio, ricavi erotismo da chi ti sta attorno e così uomini e donne si guadagnano il pane.

Continua a leggere “A voi che non siete degni/e di nominare una “puttana””

Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers

images3Il “Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers” gira in rete da qualche anno, sottoscritto da singole o da associazioni, fino ad ora non è mai stato tradotto in italiano. Lo ha fatto per noi Martina (revisione di Isabella). Forse potrebbe essere un ottimo punto di partenza per un manifesto femminista dello stesso tipo firmato dalle femministe italiane. Voi che ne dite? Noi ci siamo. Fate circolare, se volete e potete. Per adesioni potete lasciare un commento qui o scrivere a abbattoimuri@grrlz.net. O, che è pure meglio, inviate le adesioni a network@sexworkeurope.org (in inglese). Buona lettura!

>>>^^^<<<

Come firmatari* di questo manifesto, esprimiamo il nostro supporto per l’autodeterminazione delle sex workers e il riconoscimento del sex work come un lavoro. Come per i diritti delle donne, i diritti riproduttivi e per l’uguaglianza tra i generi, minacciati lungo l’Europa e l’Asia Centrale, siamo solidali con le sex workers, che affrontano molteplici forme di violenza: strutturali e istituzionali, fisiche e interpersonali. A proposito della sistematica oppressione che le sex workers affrontano, chiediamo a tutt* i/le femminist* di concentrare i loro sforzi nell’includere e amplificare le voci delle sex worker nel movimento, e di smettere con la promozione di dispositivi giuridici che si sono dimostrati dannosi per i diritti delle sex workers.

Continua a leggere “Manifesto femminista in supporto dei diritti delle sex workers”

Autodeterminazione, Comunicazione, Contributi Critici, Precarietà, R-Esistenze

Perché “sex worker” non sostituisce la parola “prostituta”

Sex-Workers

di Antonella

L’espressione sex work (e sex workers) è stata introdotta nel 1978 dall’attivista americana Carol Leigh, nota anche come The Scarlot Harlot. Diffusosi a partire dagli anni ’80 nel mondo anglofono, il termine è principalmente impiegato per creare un sentimento di solidarietà tra persone che svolgono lavori di natura sessuale.

Continua a leggere “Perché “sex worker” non sostituisce la parola “prostituta””

Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie

Io, sex worker, sono stata picchiata solo da mia madre

12003270_967725196603958_7813409397189554386_n

Ho litigato con mia madre, almeno 18 anni fa, e finalmente fui io a dargliele di santa ragione. Forse c’è chi immagina le botte tra donne come qualcosa di eccitante per i maschi dei dintorni. In realtà non c’è nulla di eccitante ma spuntano lividi, esattamente come quelli che venivano fuori sulla mia carne dopo che mia madre mi dava un pugno o mi lanciava un oggetto pesante, e come quelli che aveva mia madre quando ho finito di darle una lezione. Lei mi picchiava regolarmente da troppi anni. Da piccola perché ero troppo piccola. Da grande perché non ero grande così come avrebbe desiderato lei. Ci sono state volte in cui ho pensato di scappare, quand’ero ancora troppo giovane, e poi ci sono state volte in cui ho pensato di rispondere alle botte, non so come, sicuramente per legittima difesa. Avevo troppa paura, non riuscivo neanche a reagire, finché le mani non presero una direzione indipendente e io mi ritrovai a urlarle contro tutto il mio disprezzo.

Continua a leggere “Io, sex worker, sono stata picchiata solo da mia madre”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze, Sessualità

Misogino è chi dice “non andrei mai con una prostituta”

vintage-erotica-vintagemarlene-the-lotus

Di quanto è più machista la posizione dell’uomo che dice che non va mai a puttane. Lui è il meglio, più santo, più cavaliere, ce l’ha più lungo, perché non ha bisogno di pagare per scopare. E già si verifica lo scontro testosteronico tra uomini, gli uni a dileggiare quegli altri, a definirli come reietti, incapaci di trovare una donna, e così a darne un quadro patetico e poco virile.

Continua a leggere “Misogino è chi dice “non andrei mai con una prostituta””

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Precarietà, R-Esistenze, Storie, Violenza

Trans, sex worker, discriminata dalle femministe radicali

Sex-Work-Is-Not-Trafficking

Trans, trentottenne, sopravvissuta a discriminazioni, violenze, pregiudizi. Sono andata via di casa all’età di 19 anni. Con i lividi ancora in faccia – il mio souvenir familiare dal mio luogo d’origine – intrattenevo regolari scambi di tecniche di sopravvivenza con i senzatetto che dormivano alla stazione. Uno mi disse, “i” trans se la fanno dall’altro lato del ponte. Allora passai sopra l’errata denominazione e attraversai poche centinaia di metri per beccare il paradiso in terra per quelle come me. Durante il primo mese di vita di strada ho raccattato botte, il vomito di un vicino di marciapiede ubriaco, una serie infinita di bestemmie incomprensibili da parte di un alcolista russo e un tentativo di stupro da parte di un tizio che non mi voleva pagare.

Continua a leggere “Trans, sex worker, discriminata dalle femministe radicali”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Femministese, R-Esistenze, Sessualità

#Swerf: femministe radicali sex workers escludenti (No #Puttanofobia!)

img_0843x

SWERF: E’ l’acronimo di “Sex Worker Exclusionary Radical Feminist” (femminista radicale sex worker escludente). Una persona si professa femminista, ma che non crede che le donne impegnate in qualsiasi forma di prostituzione volontaria dovrebbero essere incluse tra le femministe e nella lotta per l’uguaglianza. In genere viaggiano accanto alle Terf, femministe radicali trans escludenti, giacché sono tante le trans che si dedicano alla prostituzione.

Vi traduco alcune parti che possano chiarirvi il fenomeno: a partire da questo Link (every day whorephobia – ogni giorno puttanofobia).

SWerfs/Terfs, la Westboro Baptist Church del femminismo

Swerf = femministe radicali sex worker escludenti e TERF = femministe radicali trans escludenti. Vanno di pari passo.

Continua a leggere “#Swerf: femministe radicali sex workers escludenti (No #Puttanofobia!)”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

#Roma: perché dico sì alle zone rosse e no alle multe ai clienti

controllo2di Angela Azzaro

Dai diritti alla repressione. Quando si parla di prostituzione il passo è breve, e anche le migliori intenzioni rischiano da un momento all’altro di fare una brutta fine. E’ quello che sta accadendo al sindaco di Roma Ignazio Marino, che prima sostiene la nobile iniziativa della zona rossa proposta dal decimo municipio guidato da Andrea Santoro, poi se ne esce con la solita proposta populista. Va bene fare le zone dedicate alla prostituzione – dice Marino – ma chi compra prestazioni sessuali al di fuori di queste riceverà a casa una multa di 500 euro. Una punizione reale ma anche simbolica: la multa che arriva a casa è una sorta di delazione, un atto di umiliazione per chi ha commesso un atto così impuro. Gli ha già risposto il Garante della privacy, Antonello Soro, ricordando che viene meno la tutela della privacy: «La notifica delle sanzioni, anche quelle amministrative, deve avvenire con modalità tali da garantire la riservatezza del destinatario e non deve rendere evidente la violazione commessa». Il prefetto di Roma ha criticato invece l’istituzione della zona rossa: «Tutta questa storia è una boutade. Non ci sono riferimenti normativi, anzi una legge c’è: si chiama Merlin. Fare ciò che vorrebbe Marino senza un intervento del governo o del Parlamento è reato: è favoreggiamento della prostituzione». Su questo punto, il reato di favoreggiamento, tornerò dopo.

Intanto partiamo dalle zone rosse. La proposta di Santoro è secondo me una buona iniziativa. Si tratta di creare una zona dove le prostitute e i clienti possano agire liberamente e dove il municipio garantisca una serie di servizi per le sex worker in genere abbandonate a se stesse. Stiamo parlando chiaramente di donne (e ormai qualche uomo) che decidono senza costrizione di vendere prestazioni sessuali. Il rischio, in questi casi, è quello di creare un ghetto, che isola ancora di più le prostitute, e di fare un discorso moralista: teniamo la prostituzione lontana dagli occhi dei “cittadini”, anzi dalla ggente. Ma in un momento in cui le prostitute sono sotto scacco e hanno perso terreno sul fonte dei diritti e della visibilità politica, l’idea di una zona rossa protetta sembra una buona soluzione. A Mestre, lo zoning (si chiama così) è attivo da diversi anni e i risultati sono positivi. Perché non provarci anche a Roma? Continua a leggere “#Roma: perché dico sì alle zone rosse e no alle multe ai clienti”

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Culture, R-Esistenze

A Parigi, le “femministe puttane” a margine del corteo principale dell’8 marzo

Una dei manifestanti che hanno preso parte al corteo delle “femministe puttane” che ha riunito prostitute e difensori delle donne col velo, parallelamente a quello tradizionale femminista dell’8 marzo, sabato 8 marzo 2014 a Parigi.
Una delle manifestanti che hanno preso parte al corteo delle “femministe puttane” che ha riunito prostitute e difensori delle donne col velo, parallelamente a quello tradizionale femminista dell’8 marzo, sabato 8 marzo 2014 a Parigi.

Dal blog Queer Notes di Agnes Nutter (seguitelo!):

Articolo originale su Libération. Traduzione mia.

Dell’AFP (Agence France Presse – agenzia di stampa francese, la nostra ansa, NdT) – 8 marzo 2014

Prostitute e difensori delle donne col velo fianco a fianco: un migliaio di persone che non si riconoscono più nel femminismo tradizionale hanno sfilato sabato a Parigi, al di fuori del corteo principale nella giornata internazionale dei diritti delle donne, ha riscontrato un giornalista dell’AFP.

Eterogeneo, ha radunato allo stesso tempo un gruppo di militanti pro-Palestinesi o dell’NPA (Nuovo Partito Anticapitalista, NdT) che dei difensori dei diritti di transessuali e prostitute, il corteo, perlopiù composto da giovani, ha preso slancio nel primo pomeriggio dal quartiere di Belleville, nella zona nord della capitale.

“Prostitute in pericolo”, “musulmane stigmatizzate”, “noi siamo delle femministe puttane” hanno scandito i manifestanti. “Voi non liberateci, ci pensiamo noi!”, si può leggere sui cartelloni.

“E’ violenza voler decidere al posto delle donne” che si vogliono prostituire o portare il velo, come hanno la capacità di fare le femministe tradizionali, ha dichiarato Marcia Bruner, una delle organizzatrici di questo raggruppamento battezzato “8 marzo per tutte”.

I manifestanti rimproverano al governo la penalizzazione dei clienti della prostituzione, il mantenimento dell’interdizione sulla PMA (procreazione medicalmente assistita, NdT) per le coppie dello stesso sesso, e si preoccupano per l’”infragilimento” del diritto all’aborto.

“Non ci riconosciamo più nel corteo istituzionale” e neppure nel movimento femminista delle Femen, poiché entrambi portano con sé degli “stereotipi razzisti e islamofobici”, “focalizzandosi” sul velo, ha spiegato Elsa Diaz, del collettivo delle donne di quartiere di Sien-Saint-Denis.

Malgrado la presenza di appena qualche donna con il velo nel corteo alternativo, “le sosteniamo nella loro volontà di portare o no il velo”.

“Il femminismo mainstream (maggioritario, NdR) pensa che tutte le donne che prendono delle decisioni che implicano il libero uso del proprio corpo, le lavoratrici del sesso per esempio, svalorizzino l’immagine della donna”, si è lamentata dal canto suo Elisa, una “escort” membro dello Strass, il sindacato delle prostitute. “Vogliamo gli stessi diritti di tutte le altre donne”.

 

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Violenza

#Spagna: per il governo uccidere una prostituta non è violenza di genere!

Secondo il governo spagnolo, lo stesso che ha reso nuovamente illegale l’aborto salvo casi di stupro e malattie gravi, uccidere una prostituta non sarebbe violenza di genere. Loro hanno deciso che violenza di genere sarebbe quella cosa che può avvenire solo in presenza di un vincolo affettivo. Traduco sommariamente l’articolo che dà notizia di questa assurda affermazione.

“Il governo sostiene che l’omicidio di una prostituta per mano di un cliente non può essere considerato la violenza perché non vi è alcun legame affettivo tra l’aggressore e la vittima. Così afferma l’Esecutivo che ha fornito risposta all’interrogazione di due deputati socialisti che volevano sapere perché non è stata considerata violenza di genere l’omicidio di una prostituta marocchina per mano di un militare spagnolo.

Continua a leggere “#Spagna: per il governo uccidere una prostituta non è violenza di genere!”