Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

L’indignazione prêt-à-porter: sulla maternità surrogata

Da LavoroCulturale.org:

«Noi rifiutiamo di considerare la “maternità surrogata” un atto di libertà o di amore». Inizia così l’appello perché il bando italiano alla maternità surrogata sia esteso al resto d’Europa, promosso da SeNonOraQuando – Libere.

Buon per loro: ognuna ha il diritto di avere le proprie opinioni, fondate o meno. Quello che risulta un po’ meno chiaro è per quale motivo le promotrici (e i promotori) dell’appello ritengano di potere arrogare per sé la posizione di chi decide del corpo e delle capacità riproduttive altrui. E peraltro sulla base di una serie di opinioni la cui fondatezza è tutta da dimostrare – nonostante il tono perentorio con cui vengono proclamate –, e la cui coerenza fa acqua da tutte le parti. Ma andiamo con ordine e proviamo ad analizzare queste opinioni e contraddizioni una per una.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze

La destra del Parlamento Europeo vota contro la GPA

Il Parlamento Europeo ha votato la “Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo” all’interno della quale il Partito Popolare Europeo ha fatto inserire un paragrafo di condanna della GPA che recita:

“114. condanna la pratica della surrogazione, che compromette la dignità umana della donna dal momento che il suo corpo e le sue funzioni riproduttive sono usati come una merce; ritiene che la pratica della gestazione surrogata che prevede lo sfruttamento riproduttivo e l’uso del corpo umano per un ritorno economico o di altro genere, in particolare nel caso delle donne vulnerabili nei paesi in via di sviluppo, debba essere proibita e trattata come questione urgente negli strumenti per i diritti umani”.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#Francia: votata legge che reprime e criminalizza le prostitute

Ricordate la vicenda della legge sulla prostituzione francese? Le abolizioniste peroravano la loro causa promuovendo un progetto di legge che penalizzava i clienti, oltre a immaginare un lavoro di polizia a sorveglianza delle attività prostitutive per incastrarli. Le prostitute sarebbero state acquisite come personale delatorio in dipendenza coatta delle polizie e le “femministe” sarebbero state felici di poter segnare un punto applicando il “modello nordico”, ossia quello svedese, inefficace e deleterio, a detta delle stesse sex workers.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione

Rhode Island: quello che succede se la prostituzione non è criminalizzata

L’articolo seguente (qui in lingua originale), segnalato da Antonella e tradotto da Valeria, sintetizza cifre e risultati di una ricerca che prendeva in esame un periodo di tempo durante il quale in Rhode Island la prostituzione restò legale. Meno stupri, meno malattie sessualmente trasmissibili, perché c’erano più possibilità per le donne di praticare il sex working in luoghi più sicuri, al chiuso e con una maggiore cura degli aspetti sanitari e della prevenzione. Più possibilità di mantenere relazioni con le forze dell’ordine che quindi non venivano visti come repressori ma, in qualche caso, come alleati. Meno possibilità per gli stupratori di sfruttare occasioni conseguenti alla marginalizzazione sociale e allo stigma che pesa sulle prostitute costrette a esercitare in clandestinità e meno possibilità, per gli irresponsabili, di esigere rapporti senza preservativo e in cattive condizioni igieniche. La salute delle donne poteva essere maggiormente tutelata e così la loro sicurezza. Eccovi allora il pezzo tradotto e buona lettura!

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Nel 2003 lo stato del Rhode Island decriminalizzò la prostituzione indoor inavvertitamente quando i legislatori fecero un emendamento ad una legge del 1980, perché si pensò che la legge ponesse fuorilegge alcune forme di sesso consensuale fra adulti. Questa scappatoia non venne evidenziata sino ad un pronunciamento di un giudice distrettuale nel 2003, dove si disse che lo scambio di denaro per sesso consensuale non era un crimine se questo avveniva a porte chiuse.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Violenza

Violenza della polizia a #Soho contro i/le sex workers

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Un comunicato stampa da Sex Worker Open University (organizzazione in difesa dei diritti dei/delle sex workers). Provo a tradurre.

COMUNICATO STAMPA 

SWOU RISPONDE AL SOHO RAIDS

Il 4 dicembre la polizia ha fatto irruzione in 25 locali a Soho (Londra) e ha sfrattato, arrestato e perseguitato i/le sex workers. Hanno preso a calci le porte, chiuso appartamenti adibiti a luoghi di lavoro , hanno preso soldi e oggetti personali, hanno malmenato donne in strada davanti a fotografi e troupe televisive che facevano da testimoni di quella violenza e intimidazione. Presenti media: inclusi Sky News, BBC e l’ Evening Standard. Sembrerebbe che le ” vittime” del sex work debbano essere pubblicamente umiliate, mortificate, sottoposte a pubblica vergogna sui media, al fine di essere adeguatamente salvate dal loro lavoro .

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Antiautoritarismo, Attivismo, Comunicazione, R-Esistenze

Call per traduzioni militanti su sex working & affini

images2Cari/e, data la coincidenza oltremodo infausta, in Italia, di crociate/spinte abolizioniste e proposte di cancellazione della Legge Merlin da parte di gruppi che neppure consultano i soggetti politici e sociali che in Italia si occupano di sex working, mi sembrerebbe urgente mettere in circolo materiale informativo, utile, prezioso, ma spesso prodotto in altre lingue.

Sarebbe utile che unissimo gli sforzi e che si raccogliessero le disponibilità a tradurre materiale militante che possa offrire un altro punto di vista e una prospettiva data da ulteriore documentazione. Chiunque sia disponibile, per quel che mi riguarda, sarei ben lieta di partecipare, mettere a disposizione energia, tempo, spazi. Ditemi qui, ditemi in privato, come volete. O scrivetemi su abbattoimuri@grrlz.net. Voi che ne dite?

Grazie mille!

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Contributi Critici, Critica femminista, Femministese

Uno sguardo su Linda Lovelace

Linda-Lovelace-originaldi Elisabetta P.

Questo scritto non vuole essere né la dimostrazione di una tesi né la confutazione di un’altra; vorrei provare a fornire un ulteriore punto di vista su una vicenda pubblica, che è stata anche vicenda giuridica, e che prima di tutto, questo è sempre da tenere bene a mente, rimane un fatto umano e privato.
L’occasione per parlare di Linda Susan Boreman, in arte Linda Lovelace, attrice americana di film a luci rosse, tra cui il noto ‘Deep Throat’, e di quel che è accaduto intorno al suo personaggio, mi viene data da questo post. L’ho letto diverse volte, e mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza, il tipo di disagio che si prova di fronte ad una ricostruzione parziale.

Nel post si suggerisce che gli abusi, e le indicibili violenze narrate e riferite, sia nei suoi testi autobiografici sia in alcune interviste, da Boreman, siano nati e maturati nell’ambiente delle produzioni pornografiche: quelli che sono degli stralci e delle citazioni di Linda Boreman, divengono infatti esemplari della coercizione che vi può essere nel mondo del porno, ed è proprio qui che si produce un’equazione niente affatto scontata, è qui che alcuni fatti circoscritti e allo stesso tempo controversi (in quanto nell’arco della sua vita Boreman darà versioni contraddittorie di alcuni eventi, soprattutto di quelli correlati ai suoi film e all’ambiente del porno) vengono semplificati e ridotti, senza avanzare nessun dubbio e senza restituire la dovuta complessità a quel che è stato.
Linda Lovelace assurge per l’ennesima volta a simbolo di una generica struttura coercitiva in essere nella cinematografica porno.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, Critica femminista, R-Esistenze

Proibizionismo e #SexWorkers. Divieto: deterrenti, punizioni, salvataggi

Grazie alla segnalazione di Hawkward Head e alla traduzione di Ambra ecco un articolo tratto dal blog della attivista per i diritti delle Sex Workers Laura Augustìn che si occupa dell’industria del “salvataggio”, di tutto ciò che ruota nel mondo dell’anti-sexworker. Buona lettura!

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Il divieto: deterrenti, punizioni e salvataggi

Un governo che mette al bando delle attività fa soltanto una cosa con chiarezza: dice ai cittadini che il governo ha deciso che qualcosa è Sbagliato e che ora farlo è fuorilegge. Inviare un messaggio è l’atto fondamentale sul quale si basa la promozione che lo Stato svedese fa della sua legge contro l’acquisto di sesso, ed è l’atto fondamentale anche per tutti gli altri politici e aspiranti politici che vogliono tale legge per i loro paesi. Tutti vogliono mostrarsi come baluardi contro i comportamenti immorali. Provate ad introdurre nella discussione i fatti come prova contraria e imparerete presto quanto questi siano irrilevanti; potete trovare alcuni degli stessi promotori svedesi che dicono cose come “sappiamo che non funziona, ma vogliamo essere in prima linea nella giustizia di genere”. Questo è prendere posizione per la propria idea di come debba essere la società e farlo pubblicamente, e tentare di salvare individui dalla loro immoralità rendendo illegali le brutte cose che li attirano.

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