«Noi rifiutiamo di considerare la “maternità surrogata” un atto di libertà o di amore». Inizia così l’appello perché il bando italiano alla maternità surrogata sia esteso al resto d’Europa, promosso da SeNonOraQuando – Libere.
Buon per loro: ognuna ha il diritto di avere le proprie opinioni, fondate o meno. Quello che risulta un po’ meno chiaro è per quale motivo le promotrici (e i promotori) dell’appello ritengano di potere arrogare per sé la posizione di chi decide del corpo e delle capacità riproduttive altrui. E peraltro sulla base di una serie di opinioni la cui fondatezza è tutta da dimostrare – nonostante il tono perentorio con cui vengono proclamate –, e la cui coerenza fa acqua da tutte le parti. Ma andiamo con ordine e proviamo ad analizzare queste opinioni e contraddizioni una per una.
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