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MalaRazza e l’aborto precario

Avevo detto che vi avrei raccontato del mio aborto. Io e il mio compagno convivevamo da due anni e nonostante le precauzioni, all’improvviso, sbam! Io ero tentata ma avevamo deciso insieme che la nostra situazione era davvero impossibile. Non potevamo permetterci un figlio. Io troppo precaria e lui troppo impegnato nel lavoro per poter darmi una mano. Mi ha detto: se non sono in grado di pensare a noi due come vuoi che pensi anche ad un figlio? Certo, mi piacerebbe, ma tu sai come siamo messi. Non possiamo. E io sapevo che aveva ragione. Ha sempre avuto ragione. Conosceva i miei limiti e gli avevo detto che non avrei cresciuto un figlio da sola e che ancora ero troppo precaria, non potevamo contare su nessuno, non ce l’avremmo fatta.

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MalaRazza e la capanna di cassette della frutta

Ogni volta che guardo le cassette della frutta vicino alla cucina o quelle che ho sistemato all’ingresso, per metterci le scarpe e poggiarvi sopra chiavi e posta e altre cianfrusaglie, mi rendo conto del fatto che ci vuole creatività nell’essere precari. Quelle cassette rappresentano il mondo così come lo viviamo. Adattandoci e occupando spazi limitati per restarvi dentro senza che appaiano come prigioni. Quelle cassette le ho prese al primo trasloco, per metterci dentro cose da trasportare, e alla fine le ho sempre portate con me. Il mio compagno vorrebbe gettarle via ma per me restano un simbolo irrinunciabile. Mi ricordano chi sono e cosa sto facendo.

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MalaRazza: storia di una coppia precaria

Ho deciso di raccontarvi di me e di quello che mi succede aderendo all’appello di Abbatto i Muri. Non posso esaurire tutto in poche parole, quindi scriverò più post per cercare di descrivervi la mia situazione meglio che posso. Devo spiegare intanto la scelta di darmi il nome “Malarazza” perché lo sono, una di quelle che non si lamentano e che tirano fuori i denti. Il fatto è che serve a poco o, qualche volta, abbastanza.

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Io, molestata e denunciata per aggressione

Lei scrive:

Per salvarmi la vita mi sono beccata una denuncia per aggressione. Perché la vita va così. Lui mi umiliava, mi sfotteva davanti ai colleghi, mi molestava e io per difendermi gli ho lanciato una bottiglietta di plastica piena d’acqua addosso. Uno scatto di ira che mise fine alla mia sensazione di impotenza, perché non ne potevo più di subire il suo ricatto. Se parli ti licenzio, se dici qualcosa ti tolgo il posto di lavoro, se ti lamenti dico a tutti che vieni a letto con me. Ma io non c’ero mai andata a letto e mi facevano schifo le sue mani addosso ogni volta che ne aveva l’occasione. Restavo immobile, non riuscivo a reagire e questo mi faceva sentire sporca e in colpa, come se in fondo fossi io a volerlo.

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Notizie dalla prigione di un’agorafobica: primi passi verso l’esterno

Lei scrive:

Cara Eretica, non ho proseguito con la psichiatra a domicilio che non mi è piaciuta molto. Ho contattato una psicoterapeuta e ho fatto delle sedute in chat/video, grazie alla sua disponibilità.

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Quando le “autorità competenti” difendono il carnefice

Per esempio: a lei che non può allontanarsi da una situazione di violenza familiare perché non può permetterselo economicamente che tipo di aiuto si dà? Nessuno. Poi non diteci che non ve l’avevamo detto.

Lei scrive:

Buongiorno a tutt*.
Seguo la pagina da molto, ma oggi, in seguito a un certo avvenimento, ho deciso di condividere la mia esperienza. Gradirei rimanere anonima.Per descrivervi il contesto, sono cresciuta in una casa violenta. Mio padre ha picchiato me e mia madre per anni. Tutta la famiglia sapeva, ma nessuno ha mai detto o fatto niente per aiutarci.

Con il passare del tempo, le cose sembravano essere migliorate. Io sono cresciuta e, pur vivendo ancora con i miei, ho un lavoro che mi permette di mantenermi e di pagare anche le tasse universitarie.
Arriviamo agli avvenimenti di oggi.

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Antifascismo, Antirazzismo, R-Esistenze

Nella Giornata della Memoria ricordiamo il nazismo e le deportazioni volute oggi dal Governo

Dopo le affermazioni di Salvini che banalizzavano la sostanza dell’arresto di una persona “straniera” morta mentre era legata mani e piedi ecco la nuova rivendicazione diretta al suo elettorato razzista e fascista. Felice che i/le migranti ospitati in centri di accoglienza, già pieni di limiti ed eventualmente da riadattare a norme più umanitarie, siano sfrattati e deportati chissà dove. Uomini, donne e bambini sradicati dai luoghi in cui avevano creato legami umani e con il territorio e portati chissà dove, come pacchi postali che bisogna smistare un po’ qui e un po’ là perché a restare insieme chissà cosa avrebbero potuto ordire ai danni del paese.

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