La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Welfare

MalaRazza e la capanna di cassette della frutta

Ogni volta che guardo le cassette della frutta vicino alla cucina o quelle che ho sistemato all’ingresso, per metterci le scarpe e poggiarvi sopra chiavi e posta e altre cianfrusaglie, mi rendo conto del fatto che ci vuole creatività nell’essere precari. Quelle cassette rappresentano il mondo così come lo viviamo. Adattandoci e occupando spazi limitati per restarvi dentro senza che appaiano come prigioni. Quelle cassette le ho prese al primo trasloco, per metterci dentro cose da trasportare, e alla fine le ho sempre portate con me. Il mio compagno vorrebbe gettarle via ma per me restano un simbolo irrinunciabile. Mi ricordano chi sono e cosa sto facendo.

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La posta di Eretica, MalaRazza, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze, Storie

MalaRazza: storia di una coppia precaria

Ho deciso di raccontarvi di me e di quello che mi succede aderendo all’appello di Abbatto i Muri. Non posso esaurire tutto in poche parole, quindi scriverò più post per cercare di descrivervi la mia situazione meglio che posso. Devo spiegare intanto la scelta di darmi il nome “Malarazza” perché lo sono, una di quelle che non si lamentano e che tirano fuori i denti. Il fatto è che serve a poco o, qualche volta, abbastanza.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, Precarietà, R-Esistenze

Io, molestata e denunciata per aggressione

Lei scrive:

Per salvarmi la vita mi sono beccata una denuncia per aggressione. Perché la vita va così. Lui mi umiliava, mi sfotteva davanti ai colleghi, mi molestava e io per difendermi gli ho lanciato una bottiglietta di plastica piena d’acqua addosso. Uno scatto di ira che mise fine alla mia sensazione di impotenza, perché non ne potevo più di subire il suo ricatto. Se parli ti licenzio, se dici qualcosa ti tolgo il posto di lavoro, se ti lamenti dico a tutti che vieni a letto con me. Ma io non c’ero mai andata a letto e mi facevano schifo le sue mani addosso ogni volta che ne aveva l’occasione. Restavo immobile, non riuscivo a reagire e questo mi faceva sentire sporca e in colpa, come se in fondo fossi io a volerlo.

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Autodeterminazione, News & Sorellanze, Personale/Politico, R-Esistenze

Notizie dalla prigione di un’agorafobica: primi passi verso l’esterno

Lei scrive:

Cara Eretica, non ho proseguito con la psichiatra a domicilio che non mi è piaciuta molto. Ho contattato una psicoterapeuta e ho fatto delle sedute in chat/video, grazie alla sua disponibilità.

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La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze

Quando le “autorità competenti” difendono il carnefice

Per esempio: a lei che non può allontanarsi da una situazione di violenza familiare perché non può permetterselo economicamente che tipo di aiuto si dà? Nessuno. Poi non diteci che non ve l’avevamo detto.

Lei scrive:

Buongiorno a tutt*.
Seguo la pagina da molto, ma oggi, in seguito a un certo avvenimento, ho deciso di condividere la mia esperienza. Gradirei rimanere anonima.Per descrivervi il contesto, sono cresciuta in una casa violenta. Mio padre ha picchiato me e mia madre per anni. Tutta la famiglia sapeva, ma nessuno ha mai detto o fatto niente per aiutarci.

Con il passare del tempo, le cose sembravano essere migliorate. Io sono cresciuta e, pur vivendo ancora con i miei, ho un lavoro che mi permette di mantenermi e di pagare anche le tasse universitarie.
Arriviamo agli avvenimenti di oggi.

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Antifascismo, Antirazzismo, R-Esistenze

Nella Giornata della Memoria ricordiamo il nazismo e le deportazioni volute oggi dal Governo

Dopo le affermazioni di Salvini che banalizzavano la sostanza dell’arresto di una persona “straniera” morta mentre era legata mani e piedi ecco la nuova rivendicazione diretta al suo elettorato razzista e fascista. Felice che i/le migranti ospitati in centri di accoglienza, già pieni di limiti ed eventualmente da riadattare a norme più umanitarie, siano sfrattati e deportati chissà dove. Uomini, donne e bambini sradicati dai luoghi in cui avevano creato legami umani e con il territorio e portati chissà dove, come pacchi postali che bisogna smistare un po’ qui e un po’ là perché a restare insieme chissà cosa avrebbero potuto ordire ai danni del paese.

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Autodeterminazione, MenoePausa, Personale/Politico, R-Esistenze

Felice anno nuovo e il dovere di fare da dama di compagnia

Per le feste tante persone si impongono di essere felici. Parlo di quelle che felici non lo sono per davvero. A me questo obbligo sta stretto. Se sono incavolata il giorno prima non capisco perché devo fingere di non esserlo quello dopo. Una delle cose che delle feste odio di più è dover rispondere a chi pensa che di mestiere tu faccia la dama di compagnia. Ti voglio tanto bene, stiamo insieme da anni ma questo non ti autorizza a pensare che io sia una tua appendice. Non sono obbligata ad accettare l’invito dei tuoi amici e non mi importa dei ricatti che mi imponi se per caso dico di no. Litighiamo vivacemente, ci siamo dette cose non molto carine, siamo di pessimo umore.

Io non sono di quella generazione di mogli/conviventi/compagne che fanno finta. Mi vuoi portare dai tuoi amici? Allora posso venire con la mia voglia di dirti il male che mi hai fatto. Non posso ricucire le ferite per una sera e poi fare finta che non sia successo niente. Non sono una donna di rappresentanza. Non sono tenuta a mostrare quanto siamo felici quando in realtà per oggi vorrei solo guarire le mie ferite. Non posso farlo se il tuo ricatto riguarda il fatto che tu guadagni più di me. Se è di soldi che si tratta allora pagami. Altrimenti: vuoi andare? Allora vai, da solo. Ma tu dici che se non vengo non vai neanche tu. Tanto per farmi sentire in colpa. Fai come vuoi. Io me ne starò qui ad oziare, senza dover sforzarmi di fare conversazione con persone che non conosco, perché non le conosco.

Non faccio molta vita sociale in generale. Ho le mie idiosincrasie, i miei limiti. Non puoi obbligarmi. Se invece proprio vuoi, come dicevo, allora firmiamo un contratto per cui mi paghi quando ti accompagno fuori e a casa però non devi pretendere niente. Io sono apparenza o sono sostanza. Non so essere le due cose. Non puoi volermene per questo. Non siamo più negli anni ’50. Non sono una compagna attaccata alla tua divisa pubblica. Non devo rappresentare il modello di vita perfetto che tu vuoi mostrare ai tuoi amici. Ma sono amici per davvero? Se non puoi dire come ti senti e non puoi andare da solo immagino non lo siano poi tanto. Dunque sono conoscenze. Il fatto che mi rinfacci cose che hai fatto per me e torni su questioni irrisolte con la violenza verbale che a volte ti contraddistingue mi fa pensare che tu non ti renda conto di quello che io faccio per te. Sono niente se non ti seguo nel tuo itinerario di facciata. E dunque cresci, per favore, e non pretendere che il mondo ruoti attorno a te. Non pretendere di censurare i miei sentimenti, le mie emozioni. La rabbia è solo una di queste. Non ammazzare le mie critiche dicendo che se non vengo allora è già finita. Mettiamo la parola fine, se il nostro rapporto conta così poco da non poter sopravvivere ad una scansata prova pubblica.

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Autodeterminazione, Culture, Precarietà, R-Esistenze, Recensioni

Racconti di donne che sfidano la morale e amano persone più giovani

Love and Fortune è una serie tv tratta da un manga evidentemente interessante. La serie è disponibile su Netflix con sottotitoli in italiano, per chi ha voglia di vederla.

Ambientato in Giappone, parla di una donna che sfida la morale comune per seguire i propri sogni. Combatte contro stereotipi che la vorrebbero sposata e con figli, lascia il fidanzato e si innamora di uno studente del liceo con le sue stesse passioni: il cinema, i film, l’arte visiva. Nonostante le difficoltà economiche decide di lasciare il suo lavoro aziendale per realizzare un progetto che le sta a cuore.

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