Proseguendo il ragionamento. Chiacchiero con Martina dei meccanismi di conservazione del potere. Mi viene in mente che il potere non ti caga finché non sei temibile. La tua voce non conta niente, possono ignorarti e sbeffeggiarti in qualunque modo. Non è un caso se la satira diventa strumento popolare, perché solo attraverso le satire il popolano medio può prendere per il culo i potenti. Negli ultimi anni in Italia è diventato impossibile anche fare questo, ma è un altro capitolo di un’altra storia. Resta la follia, la parentesi di “libera” espressione che viene patologizzata, quando in nessun altro modo puoi dire ciò che pensi.
Quando comunque non possono più ignorarti e la tua voce si sente in ogni dove, allora da fenomeno di folklore vieni promosso immediatamente a nemico pubblico numero uno. Fateci caso: i meccanismi attraverso i quali il potere marginalizza il dissenso o qualunque cosa che lo rimetta in discussione sono sempre gli stessi. Innanzitutto la banalizzazione, la derisione, la sottovalutazione, poi c’è la demonizzazione, senza vie di mezzo. Prima sei niente e poi diventi il mostro.
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