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Janira e il femminicida vittimista e parassitario

Alessio Alamia uccide Janira D’amato, 21 anni, nel 2017, a Pietra Ligure. Potete vedere il racconto della storia di una puntata di Amore Criminale. Lei l’aveva lasciato, lui faceva il vittimista parassitario, come dicono in trasmissione, però la ragazza dopo tre anni di violenze psicologiche e ricatti emotivi riesce a sganciarsi e sceglie di continuare con la propria vita, gli amici, nuove conoscenze, di seguire la sua passione, seguendo un corso di pasticceria che la porterà a viaggiare per crociere.

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Lui stuprato dal branco: è tutta una questione di “potere”!

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A Salerno un ragazzo di diciassette anni è stato stuprato da un branco, composto da quattro uomini, che lo hanno violentato, filmato, e hanno esercitato su di lui quel potere rancido di chi sottomette e riduce le persone a oggetti traendone, non si sa come né perché, piacere.

Uno stupro è uno stupro, chiunque lo infligga e lo subisca. Prescinde dalla differenza uomo/donna. Un ragazzo che subisce uno stupro lo dice meno, lo dice poco, perché mentalità vuole che si analizzi la violenza sessuale solo in rapporto ai due sessi, donne vittime e uomini carnefici. Ma lo stupro è innanzitutto sovradeterminazione, è mancato ascolto, è un atto di potere che priva ogni persona della possibilità di esercitare il diritto al consenso.

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Il potere si conserva

Proseguendo il ragionamento. Chiacchiero con Martina dei meccanismi di conservazione del potere. Mi viene in mente che il potere non ti caga finché non sei temibile. La tua voce non conta niente, possono ignorarti e sbeffeggiarti in qualunque modo. Non è un caso se la satira diventa strumento popolare, perché solo attraverso le satire il popolano medio può prendere per il culo i potenti. Negli ultimi anni in Italia è diventato impossibile anche fare questo, ma è un altro capitolo di un’altra storia. Resta la follia, la parentesi di “libera” espressione che viene patologizzata, quando in nessun altro modo puoi dire ciò che pensi.

Quando comunque non possono più ignorarti e la tua voce si sente in ogni dove, allora da fenomeno di folklore vieni promosso immediatamente a nemico pubblico numero uno. Fateci caso: i meccanismi attraverso i quali il potere marginalizza il dissenso o qualunque cosa che lo rimetta in discussione sono sempre gli stessi. Innanzitutto la banalizzazione, la derisione, la sottovalutazione, poi c’è la demonizzazione, senza vie di mezzo. Prima sei niente e poi diventi il mostro.

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