Quest’anno vorrei che l’otto marzo fosse vissuto all’insegna della forza. Vorrei che si portasse in piazza la potenza, invece che il martirio. Mi piacerebbe si celebrasse il coraggio e la bellezza di una sex worker invece la santità di una madonna vittimista, espropriata anche dei desideri e totalmente consegnata a delegar controllo del suo corpo allo Stato e ai suoi tutori.
Mi piacerebbe si parlasse di quelle donne resistenti che ogni giorno usano il corpo per opporsi a sfratti e invasioni dei propri territori. Quelle che in prima fila, con i compagni o le compagne accanto, combattono contro precarietà, assenza di reddito, casa e diritti. Quelle che si svegliano ogni mattina, lottano e vanno avanti, senza piagnucolare e pietire allo Stato alcunchè, perché rivendicare è diverso da pietire.
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