Culture, Ricerche&Analisi, Violenza

Giulia Cecchettin, un epilogo che speravamo diverso

Il ritrovamento del suo corpo mi ha fatto arrabbiare, con un moto di solidarietà per quei familiari che speravano ancora di ritrovarla viva. La fuga del suo ragazzo ha confuso le acque ma si trattava di una fuga, la sua, dopo quello che aveva fatto alla sua ex ragazza, lasciandola senza vita. Questo è quel che ci dicono le prove fino ad ora comunicate dagli inquirenti, incluse le prove video. Giulia stava per laurearsi, era una giovane donna con un grande futuro davanti e Filippo è un ladro di vita, gliel’ha rubata, perché non ha saputo aver rispetto delle scelte di Giulia, non l’ha considerara una persona, come tanti fanno quando commettono un femminicidio.

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Affetti Liberi, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie

Ma davvero il poliamore è indolore?

Mi scrive una donna che partecipa alla discussione su monogamia/poliamore con il racconto della sua storia. Infine pone una serie di quesiti. Voi che ne dite? Buona lettura!

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Quando ero giovane io non si parlava di “poliamore”, ma di amore libero. Diciamo che ci abbiamo provato, a mettere in discussione la gelosia, il senso di possesso, le coppie chiuse, eccetera eccetera, a provare a instaurare relazioni nuove, improntate a una maggiore libertà. Ci credevamo con tutt* noi stess* e ci abbiamo messo tutto il nostro sincero impegno. Spesso però abbiamo sofferto parecchio  e sono rimasti molti feriti sul campo, anche feriti gravi.

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Affetti Liberi, Antisessismo, Autodeterminazione, Pensieri Liberi, R-Esistenze, Satira, Sessualità

Figa socializzata (finché non c’è timbro d’appartenenza!)

1377180_10201658409255137_1595250282_nSulla socializzazione della figa e cose simili. Discussione tra compagni e compagne di movimento/centrosociale/gruppoattivista.

Lui. Lei. Si parla di sessismo.

Secondo me quello che vi frega è la monogamia.

Frega chi?

Voi donne.

Non ho capito.

Ma si… se uno guarda un’altra fate scenate… volete l’esclusiva…

Quindi saremmo “noi” che vogliamo l’uomo in esclusiva?

Si. No. Beh. Non dico tutte… ma l’altra volta c’era B. che ha fatto una scena assurda per ‘na cazzata.

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Storie, Storie Queer, Violenza

#StorieQueer: E così fu che ruppi le catene!

Da qui in poi, ogni tanto, leggerete una serie di storie queer, dove non si capisce il sesso dei protagonisti, perché davvero non importa, quando si descrivono dinamiche di relazione. Fate un esercizio mentale. Se ritenete che cose così possano avvenire solo ad una donna, beh, sbagliate. Se ritenete che possano succedere solo ad un uomo, beh, sbagliate. Se ritenete che queste cose accadano soltanto nelle coppie etero, beh, sbagliate. Nessun@ è esclus@. Sono storie queer. La prima. Buona lettura!

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Claustrofobia. Iniziò col dirmi che il mondo attorno a noi era cattivo. Parenti. Amici. C’eravamo solo noi. Chiuso il nostro mondo da ogni possibile interferenza fu più facile farmi pensare che avesse sempre ragione. Un microcosmo autoritario, senza alcuna voce d’opposizione esterna o interna. Legati a doppio filo perché fuori da noi c’era un nemico esterno. Tutti ci volevano male. E io perciò non ero liber@.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Violenza

Maternità e tentazione di possesso

Leggo questa cosa e mi dico: niente di nuovo. In fondo di donne che considerano altre donne come contenitori adatti alla produzione di figli ce ne sono tante. Su questo principio hanno perfino costituito una associazione di volontariato in barba alla libertà di scelta e alla applicazione della legge 194. L’orrore sta nel fatto che questa signora abbia manipolato così tanto questa figlia, benché adottiva, per convincerla a sfornarle un altro figlio. Per lei. Per conto della madre. Violenza per attribuzione di un ruolo di genere, senza dubbio. Rientra un po’ nella logica dell’utero in affitto, dove però lì, mi pare, che le donne che prestino l’utero per soddisfare i desideri altrui siano maggiorenni e tutto avvenga consensualmente.

Essere genitori. Possedere i corpi dei propri figli. Immaginare di poter realizzare attraverso essi i nostri desideri. Si fa in tanti modi. Considerandoli prolungamenti di noi. Considerandoli senza una coscienza propria. Solo un po’ di organi legati assieme che stanno all’altro capo del cordone ombelicale.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione

In nome di tutti gli sfigati, insicuri, col pene-piccolo, le mani fredde e sudaticce

Contrarianesimo risponde al mio post “Se sesso corrisponde a possesso (che palle la monogamia)“. Ricopio qui il suo scritto che è a metà tra la rivendicazione dell’orgoglio degli uomini con pene piccolo, mani fredde e umide e la dichiarazione autodeterminata di un “di quello che pensi tu non ce ne frega niente.” 🙂

Preciso che il mio post è scritto in altra epoca, ricalca il registro stereotipante per cui se fai comicità devi per forza mettere in luce i presunti difetti dell’altro lamentandotene, sperimentando i registri comunicativi delle varie comiche e dei vari comici che oltretutto non sono per nulla teneri con le donne. Anzi. In una generalizzazione costante e sbuffando e stereotipando strappano risate su risate descrivendo le donne in ogni modo possibile. Però questo non vuol dire niente (se lo fanno altri non significa che debba farlo io) e accolgo molto volentieri la critica e ve la riporgo come spunto. Di regola mi piace che la dialettica anche virtuale si espliciti in modi creativi (ma a te di quello che piace a me non te ne fotte un cazzo, i know 😀). Mi sarebbe piaciuto leggere una narrazione capovolta e analoga da parte del maschile a proposito del femminile, per capire come e se si riesce a venire fuori da luoghi comuni, clichè, inutili stereotipi, quando coinvolgi nella scrittura raccontando di sessualità. Per essere messa di fronte agli stereotipi sessisti che stavo avvalorando.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Violenza

Fare profitto sul brand “Femminicidio” si può

Funziona così.

L’azienda chiede a chi fa le pubblicità di stabilire un target buono per fare colpo e vendere. L’agenzia pubblicitaria esplora e capisce qual è il brand, il marchio, il filone da cavalcare per sdoganare il marchio meno noto della azienda che vuole pubblicizzarsi. Sicché capisce quel che può fare effetto e può aiutare a fare parlare di se’ e se fa una pubblicità che merita articoli, pagine, scritti di ogni tipo, quell’agenzia ha svolto al meglio il suo lavoro e i soldi che ha guadagnato sono stati ben spesi.

Dopodiché c’è l’indotto, perché si può guadagnare anche facendo guadagnare. Basta buttare un osso alle svariate tifoserie o persone che fanno ronde antisessiste e fanno della ricerca della pornomostruosità (per pornoindignazione) una ragione di vita e da lì in poi guadagnare tanto in click e introiti pubblicitari.

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Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Culture, Femministese, Violenza

Lei uccide. L’attenuante: è colpa della cultura dei carnefici!

“...siamo imbevute della stessa cultura che nutre i nostri carneficiscrivono quelle che giustificano così, senza articolare un ragionamento che sia credibile, la violenza tra donne che ha portato ad un femminicidio compiuto da una donna sulla sua compagna.

Ma quanto è comodo rivendicare autodeterminazione quando facciamo cose belle (tutte targate “donna” of course) e definirci sempre vittime o addirittura possedute da culture maschie dalle quali bisogna esorcizzarci quando facciamo cose brutte? Ed è così che si sintetizza la teoria sessista e stereotipata secondo la quale il male sta all’uomo come il bene sta alla donna.

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Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Violenza

Perché se l’assassina è lesbica non è femminicidio?

Cosa vuol dire che la gelosia è fallica? Ho letto una sciocchezza a proposito del delitto compiuto da una lei contro un’altra lei. A parte che è sciocco ragionare di “gelosia” invece che di possesso ché è una dimensione della relazione nella quale tutti i generi si realizzano, talvolta, ahimè, alla grande. E’ diverso, affermano alcune. Ma diverso in cosa? Vorrei davvero capirla la logica sotterranea di chi ritiene che un uomo sia intrinsecamente violento e che la donna quando ammazza lo fa per sbaglio. Sbaglio rispetto a cosa? Rispetto alla sua “natura”?

E cosa c’è di diverso tra questa concezione dell’essere donna e quell’altra pronunciata da prelati e cardinali, in cui le donne sarebbero (uso il condizionale perché c’è chi scrive che la frase pronunciata dal Papa sia falsa) giudicate per “natura” non adatte a fare politica? Se vi indignate ogni volta che qualcun@ vi dice che per “natura” voi dovreste stare a casa a fare figli invece che lavorare con una paga oraria o partecipare alle discussioni collettive mostrando anche, accidenti, che avete cervello ed estro intellettuale, perché non vi riesce di indignarvi quando qualcuno vi dice che per “natura” voi siete buone e angeliche e “diverse” perfino quando ammazzate qualcuno? Non è forse sessismo questo? Non sono stereotipi? Faccio bene o male a considerarmi ugualmente offesa da queste affermazioni?

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Se il Femminicidio lo commette Lei

Motivi passionali“. “Motivi di gelosia“. Se queste parole fossero state scritte per definire un delitto commesso da un uomo in tante, giustamente, avrebbero stigmatizzato la cosa.

Secondo Bollettino di Guerra è la tredicesima vittima di Femminicidio dall’inizio dell’anno e ad uccidere è stata una donna. Passionale. Gelosa. Convivente.

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Sul femminicidio: l’antiviolenza che fa da megafono istituzionale!

Ho visto Presa Diretta. Ho ascoltato le storie di donne e uomini chiamati a testimoniare il proprio punto di vista a proposito di violenza sulle donne. Un po’ paternalista il piglio, uno sguardo alla complessità senza rilevarla. Racconti di ex fidanzati che trovano “normale” sorvegliare la fidanzata poi uccisa da un altro. Donne immerse in culture e mentalità che giustificano il possesso e la “gelosia” salvo rendersi conto del fatto che può essere deleterio perché porta alla morte fisica di chi ne resta vittima.

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FinchéMorteNonViSepari

La nuova compagna del mio ex

Capita che lo incontri che lui ha un gran problema. Disoccupato, forse, o con un fallimento alle spalle. Lo so perché la compagna del mio ex io l’ho guardata in faccia mentre mi diceva “ho vinto io” e non è valso a nulla dirle “non ero in competizione” perché era chiaro che lui a modo suo mi amava e che invece io non lo amavo più. Ma quella donna io l’ho sempre guardata con rispetto perché in questo mondo in cui le persone, anche le donne, sono psicofarmaci sociali, lei era la rasserenatrice del mio ex. La garanzia che lui non mi avrebbe più cercata, che non mi avrebbe molestata, che avrebbe avuto un rapporto sano con la figlia, che lui non avrebbe avuto gelosie e problemi se mi vedeva con un altro. Le ero grata, dopotutto, per davvero. E sorridevo della sua ostilità perché era evidente che per contare aveva bisogno di supplire a vuoti che io avevo lasciato.

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“T’ammazzo per amore” e la violenza istituzionale!

6548_554785181207087_1075592612_nMa che c’è da dire su Pistorius? Che altro c’è da dire se le cose che scrivono i media sono vere? Stessa solfa di sempre. Era geloso, e non voleva, e gli è scappata, e vaffanculo. E alla fine l’ha ammazzata. Qualunque sia la storia nessun@ ha il diritto di ammazzare nessun@.

Il possesso non è amore. Il possesso è quella cosa che ti impedisce di scegliere perché è legittimato dal modo in cui la società tratta chiunque poiché non ti dà diritto all’autodeterminazione. E se non ti lasciano diritto di scegliere: come vuoi che un uomo ti lasci libera di fare quello che vuoi della tua vita? Dopodiché bisognerebbe finirla con gli appelli idioti tipo “vattene via al primo schiaffo”. E’ superficiale, è privo di consapevolezza per la complessità che segna le relazioni violente. Non succede. Prendetene atto.

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FinchéMorteNonViSepari

La separazione

Continuo da qui.

La prima notte non è mai una bella notte dopo che hai dichiarato un fallimento e sei tornata sui tuoi passi. Rivedersi, rimettersi in discussione. Credo che poche volte capiti ad una ragazza di quell’età, con quella frequenza e quell’intensità, così come capitò a me.

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