Antiautoritarismo, Attivismo, Autodeterminazione, Comunicazione, R-Esistenze

Performando il pornoterrorismo

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Da Incroci De-Generi:

Un estratto da Pornoterrorismo di Diana J. Torres, uscito in Italia ad aprile 2014 e pubblicato da Golena edizioni.

Un Grazie grande all’autrice e all’associazione Golena. Accattevillo e leggetevelo tutto!

Uno scenario è un letto, una tomba, un patibolo un tappeto volante, una plaza de toros, una roulette (russa), una fogna, una culla, un altare, un mattatoio, un sotterfugio. Tecnicamente sono malata. Lo chiamano esibizionismo. Io preferisco non dare un nome a ciò che mi succede subito prima di entrare in scena. E’ un misto di eccitazione, fierezza, incazzatura e la profonda necessità di dire quello che devo, di fare il mio lavoro. Quello che succede quando mi trovo di fronte al pubblico ha, si, un nome: pornoterrorismo. Ma è solo un nome, una parola che sfiora solo di sfuggita la realtà di ciò che faccio, quello che descrive meglio, in una sola parola, cio che succede sullo scenario.[…]

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, Culture, R-Esistenze, Sessualità

Il porno è mio e lo gestisco io!

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La risposta al porno di cattiva qualità non è vietare il porno, ma fare dei porno migliori!” – scriveva la porno post modernista Annie Sprinkle nel 2001. Lo raccontava al termine di una lunga guerra, tra oscurantiste antiporno (vedi Andrea Dworkin commentata da Judith Butler o da Nadine Strossen) e femministe free sex, che negli stati Uniti si celebrava negli anni ’80 e ’90. Molti anni dopo l’Europa tinge le sue politiche movimentiste dello stesso grado di puritanesimo e parrebbe d’essere nel villaggio calvinista descritto da Lars Von Trier ne Le onde del destino o in quello protestante de Il Pranzo di Babette di Karen Blixen mentre leggiamo delle imprese colonialiste di donne che vorrebbero imporre il modello nordico a tutte noi dell’incivile sud.

Arriva dal nord Europa l’ossessione volta a purificare le città dalle sempre più inascoltate e calunniate sex workers e dallo stesso nord arriva il regresso oscurantista contro il porno. Si tinge perfino di socialdemocrazia, finge d’essere un intento in favore delle donne ma alle donne toglie parola e le riduce a semplici oggetti che possono soltanto essere vittime o tacere. Le sex workers però non tacciono ed esigono di essere ascoltate mentre propongono visioni giuridiche non repressive e che restituiscano loro diritti e garanzie. Non tacciono neppure le donne che guardano, godono, vivono, fanno porno, ciascuna alla loro maniera, per quanto la legge italiana sia oltremodo punitiva e limitante in questo.

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Il “pornoterrorismo” è una minaccia! (come potrebbe piacere alle moraliste?)

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E’ assolutamente comprensibile che un certo femminismo dogmatico, borghese, abolizionista e moralista si senta minacciato dal “pornoterrorismo”. Perché il pornoterrorismo è una minaccia, in primo luogo al patriarcato, al capitalismo, e poi a chi immagina di lottare contro di essi riproponendo un burqa (finanche mentale) per le donne. Le donne viste soltanto come vittime, mai autodeterminate, e “coperte” in nome del rispetto per la nostra dignità sono residuo della peggiore retorica patriarcale. E chi non comprende quanto urgente sia riappropriarsi di linguaggi e immaginario per sovvertirli, pur reclamando a gran voce il diritto a essere nude quando e se lo vogliamo, e quanto urgente sia non censurare la nostra sessualità ha solo da aprire una chiesa. Una bella e antica chiesa. Solo un po’ alternativa ad altre. Buon porno autodeterminato a tutte!

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