Gli studenti di Mestre hanno ragione ad arrabbiarsi. Un professore, di qualunque genere, specie se è di religione e ritiene di avere l’esclusiva sulla morale da imporre al mondo, non può minimamente fare discriminazioni di genere. Non puoi dire in una scuola pubblica che i gay sono malati, che l’omosessualità coincide con la pedofilia, esprimendo contenuti che forniscono mille giustificazioni all’omofobia. Il professore è libero di esprimere la sua opinione, ovunque, liberissimo di farlo, ma l’omofobia non può essere materia di insegnamento per ragazzi e ragazze che tentano a malapena di uscire indenni da bullismi e tagli che azzoppano la scuola pubblica e la rendono un luogo fragile, un luogo di battaglia per la sopravvivenza del diritto allo studio invece che un luogo di crescita e di formazione. Il professore ad ogni modo dice che quegli appunti servivano a stimolare un dibattito e che non rifletterebbero affatto il suo pensiero.
Quel che mi chiedo è comunque se fare partire la gogna per questo insegnante non risponda poi agli stessi meccanismi autoritari che portano lui a criminalizzare altre persone che vivono una sessualità diversa da quella etero. Però siamo oramai tutti in preda alla sindrome del gabibbo, per cui se becchi il presunto mostro bisogna consegnarlo alla pubblica (porno)indignazione, per eccitare gli animi e fare partire a tempesta l’articolo sull’Huffington Post, poi sul Corriere, i commenti della gente, la foto del prof in prima pagina (che non ho ancora visto ma sono certa che tra poco ci sarà), poi la gogna su facebook in cui si vedranno commenti che bestemmiano contro sua madre, sua sorella, sua figlia, suo nonno, chi lo sa, e che chiedono, in nome della difesa dei diritti delle persone omosessuali, l’impiccagione in pubblica piazza, il licenziamento… il licenziamento.
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