Acchiappa Mostri, Comunicazione, Critica femminista

Della violenza della folla armata a linciare il Vip

bohSono sicura che in tanti/e ne state discutendo, più che altro perché quando c’è un po’ di #pornomostruosità in giro, per #pornoindignazione, gli squadrismi in procinto di linciaggio partono all’assalto. Una foto con una goccia di sangue che dovrebbe dimostrare l’efferata crudeltà di un divo scatena voglia di tutela, odio forcaiolo, ansia giustizialista, e prendetelo, massacratelo, fatelo a pezzi, finché la folla con i forconi non è sazia e giustizia è fatta.

Chissà cosa è mai successo, se è vero oppure no. Lei dice che lui è violento, che non lo vuole denunciare ma mette le foto su facebook. Lui diceun’esperta in comunicazione come lei come non poteva prevedere tutto questo?“, poi aggiunge che lei non ha preso bene il fatto di essere stata lasciata e forse la denuncerà per diffamazione. La polizia ha aperto una inchiesta per verificare l’autenticità delle foto. Però il processo sui media si è già realizzato, lui non ha diritto ad una difesa, ed è stato già condannato. Ora dovrà essere lui a dimostrare che non è vero, se non è vero, mentre lei diceMassimo deve capire che non è più un compagno, ma è ancora un padre. Vorrei che vedesse nostra figlia, che la seguisse anche dal punto di vista economico, ma soprattutto che si prendesse la responsabilità di una bimba che ancora non parla a due anni e tre mesi. Era nella stanza accanto alla nostra con la tata quando lui mi ha aggredita 20 giorni fa. Ora la saluto, vado a prendere la bimba da mia madre, al mare. Ho paura che lui ci vada prima di me. Ma lo scriva, lui non è un violento, è uno uomo gentile. Gli parte la testa, ma solo con me…“.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, R-Esistenze, Violenza

Porno/Estetica Antiviolenza, moralismi e promozione del modello unico di vittima

C’è questo video che vorrebbe fare campagna antiviolenza sulle donne. Scriveva Giovanna Cosenza:

“Non (…) si fanno uscire le donne dal ruolo di vittime se si insiste a rappresentarle come vittime.

Però in Italia c’è chi ama profondamente il fatto che le donne vittime di violenza si mostrino come vittime/vittimizzate. Se non le definisci in quanto tali ti becchi l’accusa di colpevolizzazione delle vittime. Dunque non colpevolizzarle starebbe nel rappresentarle come martiri, lividi in bella vista, aureola evidente, e in attesa, muta, richiesta di tutela. A questo è finalizzata quella dimostrazione di inferiorità fisica, psicologica, dove si stabilisce che le donne vittime non siano in grado di gestire strumenti di difesa e dunque serve che lo Stato si sostituisca loro in modo autoritario per “salvarle”. 

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Se chiamiamo Femminicidio anche le morti per “malore”

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E’ il delirio. L’unità linka alla voce Femminicidio “tre donne uccise”. Due sono state uccise, di una si sa che è femminicidio e dell’altra probabilmente pure e una, per quello che si sa adesso, pare sia morta per un malore. Non è davvero per essere pignole ma Femminicidio non riguarda ogni donna che muore e non riguarda ogni donna uccisa per ragioni che non siano riconducibili a ruoli di genere e alla subordinazione cui culturalmente le donne sono sottoposte. Se una muore in una vasca da bagno per un malore e c’è nei dintorni un’altra persona significa che lui è l’assassino? Questa non è analisi del reale, né interesse a riconoscere il fenomeno per stabilire misure preventive. Questa è isteria collettiva. Un nuovo medioevo sulla pelle delle donne.

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La gogna per i molestatori virtuali

Lo leggo adesso per la prima volta. Non ne sapevo niente e sono esterrefatta. Di gogne e di autoritarismi in nome della difesa delle adolescenti vittime di molestie su internet.

Una pagina facebook esprimeva un’intenzione: mettere alla gogna, violando la loro privacy, chiunque abbia risposto ad un annuncio interessato a foto o video con una adolescente.

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L’antisessismo: da brand ad Application ed è un attimo!

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Elisabetta mi segnala questo articolo in cui si racconta come l’antisessismo, giacché è diventata una pratica commercializzabile, passa da brand ad application in un attimo. Perché, come ho sempre scritto, l’antiviolenza, la difesa della dignità della donna, un sacco di pratiche virtuali di tante donne che s’indignano per una pubblicità, sono diventate un brand che procura audience, accessi, e tutto ciò è anche indotto, monetizzabile, lo sanno i grossi quotidiani online che pubblicare una news che indigna praticamente è come fosse una miniera d’oro.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Comunicazione, Critica femminista, Culture

Antisessismo o proibizionismo dell’uso dell’immagine femminile?

A proposito della pubblicità sugli strofinacci che lavano via i delitti.

Anche la 27esimaora si è accorta che è marketing e che va evitato di far rimbalzare il messaggio ché è la cosa che si spera con queste provocazioni.

Dopodiché sulla mia bacheca facebook si continua a riflettere e c’è Livia che mi segnala un’altra immagine, una foto, è arte, di Helmut Newton. Lui è riverso sul pavimento, presumibilmente morto, e lei sta a gambe accavallate in poltrona a godersi una sigaretta.

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Fare profitto sul brand “Femminicidio” si può

Funziona così.

L’azienda chiede a chi fa le pubblicità di stabilire un target buono per fare colpo e vendere. L’agenzia pubblicitaria esplora e capisce qual è il brand, il marchio, il filone da cavalcare per sdoganare il marchio meno noto della azienda che vuole pubblicizzarsi. Sicché capisce quel che può fare effetto e può aiutare a fare parlare di se’ e se fa una pubblicità che merita articoli, pagine, scritti di ogni tipo, quell’agenzia ha svolto al meglio il suo lavoro e i soldi che ha guadagnato sono stati ben spesi.

Dopodiché c’è l’indotto, perché si può guadagnare anche facendo guadagnare. Basta buttare un osso alle svariate tifoserie o persone che fanno ronde antisessiste e fanno della ricerca della pornomostruosità (per pornoindignazione) una ragione di vita e da lì in poi guadagnare tanto in click e introiti pubblicitari.

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Acchiappa Mostri, Comunicazione, Culture

La frase del Papa contro le donne è una bufala!

E niente. Libero e Tgcom24  hanno messo in circolazione la notizia che parlava della frase pronunciata dal Papa sull’inferiorità delle donne in politica. Tutti ne hanno parlato, io ieri scrivevo di pornomostruosità per produrre pornoindignazione, e che comunque anche se così fosse stato non mi avrebbe sorpreso. Corre tuttavia l’obbligo di dire che quella frase è un falso. Ne scrivono QUI.

Magari controllare le fonti prima di far partire il bubbone virale per fare linciare dalle donne un Papa neoeletto. A me per dire che un Papa è criticabile basta solo dire che è Il Papa, il capo di una istituzione che più patriarcale non si può. Però di diventare strumento perché si dichiari che le donne sono amazzoni incazzate che fanno martiri tra i cristiani non ho davvero voglia. Per me che sono  libertaria chiunque può credere davvero in quel che vuole. Basta che quello in cui ciascun@ crede non sia normativo della vita altrui, della mia vita, a me non interessa.

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Le elezioni Italiane? Contano niente. Euro/dominio e sovranità aziendali!

chicomandaPd e Pdl o Monti lo rassicurerebbero immediatamente. Ma no, non te ne andare, e figuriamoci. Minacci di lasciare in mezzo alla strada svariate decine di migliaia di lavoratori e figurati se non si fa come dici tu.
E’ veramente bello, in ogni caso, sapere chi è che comanda in Italia. Almeno non stai a perdere tempo a leggerti i programmi di partito che non valgono niente perché in soldoni quello che fanno è obbedire, rimuovere e contenere il conflitto, istigare fobie sociali e poi proporsi come riparatori con ricette liberiste, sempre le stesse, privatizzazioni, austerity, prendere ai poveri per dare ai ricchi, e tutto perché bisogna adeguarsi a queste logiche di mercato.

Come se non bastasse c’è chi si diverte a divulgare bufale per il solo gusto di vedere scritto nero su bianco un concetto che può restare in testa. Grillini=terroristi, e questo metodo è palesemente diffamatorio. Non dice ma evoca. Non scrive ma impone un codice semantico che suscita paura.

La paura del “fascismo” rintracciato nelle battute di una onorevole dell’M5S. Tutti gli elementi a sostanziare il terrore che esige soluzioni e interventi importanti e urgenti. Importanti e urgenti.

Euro. Stabilità. Terrorismo psicologico. Shock Economy.

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Acchiappa Mostri, Comunicazione, Satira

L’antigrillismo e i paparazzi della domenica

repubblicaciaoNo, voglio dire, non è per insistere, perché potrebbe sembrare che m’è presa una ossessione e così non è, ma davvero vi sembra normale che un giornalista vada a molestare la gente per accreditare la tesi del giornale per cui lavora secondo cui a parlare e decidere nel M5S sia solo Beppe Grillo? Davvero è accettabile che questi professionisti dell’informazione si trasformino in molesti e morbosi paparazzi che tra un inseguimento di Grillo che va a correre in spiaggia (quando vedremo un qualunque altro politico che porta il cane a spasso in strada?) e la ricerca minuziosa del pelo per distruggere la credibilità di questa gente sembrano tutti impiegati di una volgarissima rivista di gossip?

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Grillo, M5S: demonizzazioni, corporativismi, marketing e strategie di comunicazione

googlenonsasenatosiGrillo: “Sei circondato. Arrenditi!”. Del complotto e i segugi (furbissimi) che lo hanno sgamato svelato. 

Un articolo su The Spectator dice senza girarci attorno che Beppe Grillo sarebbe uguale a Mussolini. Dunque Beppe Grillo sarebbe il Male. Ed è un concetto che viene ripetuto come un mantra da tutta la stampa diffamatoria e intellettualmente disonesta, alla ricerca di prove provate di presunti legami con quel passato che così si manifesta in uno spaventosissimo ritorno. E’ il mantra ripetuto, status dopo status su mezza facebook, per sporcare l’immagine di M5S più che si può; è lo slogan banalissimo e ridicolo che se non lo ripeti ti becchi una scomunica e finisci tra quelli la cui web reputation è pari a zero al punto che perfino solo followarti o linkarti diventa segno tangibile di collusione.

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Antiautoritarismo, Comunicazione, Ricerche&Analisi

#Repubblica e #Unità al servizio del Pd: screditano M5S con gossip d’accatto!

Stamattina accendo la tv e vedo a La7d una discussione tra una deputata del Pd, che come la Finocchiaro distingue tra bidelle e burocrati di partito o “persone comuni” e persone con “esperienza”, e altri ospiti tra i quali alcuni del M5S. Mi è quasi andato di traverso il caffè mentre ascoltavo la Terragni che da elettrice del Pd diceva alla deputata che i candidati Pd sono solitamente “polli da allevamento” delle segreterie di partito (e ahimè, in questo caso, sono d’accordo con lei), e poi c’era la rappresentante del Pdl, alias il fronte dell’uomo qualcuno (Grazie Caparezza!), che come il suo capo rappresentante d’area Berlusconi si calava nel ruolo della donna comune dalla vita comune in un partito comune e dunque evviva la comune.

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Fondamentalismi del terzo millennio

Esistono quelli che sono stati del primo e del secondo millennio. Tutti lì, intatti. Poi ne esistono di altri laddove battaglie per i diritti civili o contro un xy oppressore si trasformano in conflitti vagamente religiosi.

Ideologie laiche, intoccabili, che riassumono la stessa traccia narrativa attraverso la quale la cultura cristiana ci ha forgiato, indi per cui ci sarà sempre un soggetto xy di cui verrà descritto il martirio, un soggetto xy inteso in quanto oppressore, un soggetto xy stigmatizzato perché non ha fatto nulla contro l’oppressore o perché ne è stato complice, un soggetto xy contro cui puntare l’accusa, per rendere chiara la colpa, un soggetto xy contro cui alimentare l’odio e la paura. La paura. Tutto interpretato perfettamente sull’onda dell’emotività che è trascinante, riguarda le viscere, diventa motivo utile a vedere forgiati nuovi feticci desideranti e desiderabili. Ed è la sfera del desiderio, unita a quella dell’emotività, che riguarda i miti, che spesso degenerano in fondamentalismi, che andrebbe indagata in relazione alle battaglie alle quali ci appassioniamo.

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Antiautoritarismo, Antifascismo, Comunicazione

La gogna a chi non fa la gogna

Non ti piace fare le schedature? Scrivere post inferociti contro il mostro reso popolare dai media? Non ti piace giocare a Porta a Porta schierandoti con innocentisti o colpevolisti? Non ti appassionano le censure? Non ti appassiona andare in ronda per scovare l’elemento di pornomostruosità che produce pornoindignazione? Non vuoi giocare alla lenta costruzione dello stereotipo? Ti piace discutere di politica invece che di persone fisiche da mandare, a seconda delle preferenze, in galera, in esilio censorio, su marte? E allora meriti la gogna, drammatizzazioni, post pubblici ritorsivi, in quanto che tu non partecipi al gioco nazionale dell’indignamoci tutti assieme e sputiamo sul fenomeno del momento.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Satira

Pregate meno e toccatevi di più! (salviamo il prof dal licenziamento)

Gli studenti di Mestre hanno ragione ad arrabbiarsi. Un professore, di qualunque genere, specie se è di religione e ritiene di avere l’esclusiva sulla morale da imporre al mondo, non può minimamente fare discriminazioni di genere. Non puoi dire in una scuola pubblica che i gay sono malati, che l’omosessualità coincide con la pedofilia, esprimendo contenuti che forniscono mille giustificazioni all’omofobia. Il professore è libero di esprimere la sua opinione, ovunque, liberissimo di farlo, ma l’omofobia non può essere materia di insegnamento per ragazzi e ragazze che tentano a malapena di uscire indenni da bullismi e tagli che azzoppano la scuola pubblica e la rendono un luogo fragile, un luogo di battaglia per la sopravvivenza del diritto allo studio invece che un luogo di crescita e di formazione. Il professore ad ogni modo dice che quegli appunti servivano a stimolare un dibattito e che non rifletterebbero affatto il suo pensiero.

Quel che mi chiedo è comunque se fare partire la gogna per questo insegnante non risponda poi agli stessi meccanismi autoritari che portano lui a criminalizzare altre persone che vivono una sessualità diversa da quella etero. Però siamo oramai tutti in preda alla sindrome del gabibbo, per cui se becchi il presunto mostro bisogna consegnarlo alla pubblica (porno)indignazione, per eccitare gli animi e fare partire a tempesta l’articolo sull’Huffington Post, poi sul Corriere, i commenti della gente, la foto del prof in prima pagina (che non ho ancora visto ma sono certa che tra poco ci sarà), poi la gogna su facebook in cui si vedranno commenti che bestemmiano contro sua madre, sua sorella, sua figlia, suo nonno, chi lo sa, e che chiedono, in nome della difesa dei diritti delle persone omosessuali, l’impiccagione in pubblica piazza, il licenziamento… il licenziamento.

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