Comunicazione, Satira, Sessualità

Le differenze tra il porno e il sesso nella vita reale… spiegate col cibo

Grazie a Manu possiamo goderci questo video tradotto e sottotitolato in italiano. Si narra della differenza che c’è tra porno e sesso reale. Così si scopre che il porno spesso offre una serie di stereotipi e un modello standard di figure sessuate e amplessi mentre noi tutt* ci barcameniamo tra differenze che è bello ricordare. Grande il porno, evviva il porno, giacché questa non vuole essere una critica moralista, piuttosto è uno spunto per invitarvi a raccontarci le vostre differenze. Dunque? Buona Visione! 🙂

Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Femministese, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Se io non mi spoglio non devi farlo neanche tu

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Abito in Via della Libertà, ma di libertà a casa mia ne vedo molto poca. Mio padre è morto qualche anno fa e siamo rimaste io, mia madre e mia sorella più grande. È lei che negli ultimi anni mi ha fatto da “padre”, pur senza averne le capacità e manifestando immaturità in molte cose. Sicuramente non racconto nulla di nuovo ma forse riesco a mettere assieme i miei pensieri mentre scrivo.

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Antiautoritarismo, Antisessismo, Autodeterminazione, Contributi Critici, R-Esistenze, Sessualità

Donne del medio oriente e porno a tema musulmano

Source: PornFidelity.com/Kelly Madison Media
Source: PornFidelity.com/Kelly Madison Media

 

L’articolo in lingua originale lo trovate QUI. Grazie a Gianni per la traduzione. Buona lettura!

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Questo porno a tema musulmano cerca di dare potere alle donne del Medio Oriente

di EJ Dikson

La scena di apertura del trailer dell’imminente film porno Donne del Medio Oriente mostra una donna in calze a rete, tacchi alti e un tanga nero, che porta un uomo per un collare prima di montargli a cavalcioni e guardarlo profondamente negli occhi.

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Antisessismo, Autodeterminazione, Comunicazione, Critica femminista, R-Esistenze, Sessualità

XConfessions, i cortometraggi porno di Erika Lust

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Il porno non si censura. Ci si appropria di quel linguaggio per farlo nostro e riproporlo in chiave femminista. Si tratta di sovvertire schemi già più che conosciuti, diffusi in primo luogo utilizzando codici di comunicazione sessisti. In questo senso si tratta di una pratica che non concorda con le voci femministe, quelle bigotte e moraliste, che indicano la censura come metodo per salvare le donne e indurre gli uomini a non stuprare. La loro logica è perversa. Si parte dall’assunto che un uomo, solo guardando un porno, diventi violento e poi si stabilisce che le attrici porno siano vittime, tutte quante, e dunque, a prescindere dalla loro libera scelta, bisogna salvarle.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, R-Esistenze, Sessualità

Porn to be free (Porno e Libertà): il documentario su rivoluzione sessuale e porno

 

Porn to be free (porno e libertà) è il primo documentario che racconta la rivoluzione sessuale e la liberazione del porno avvenuta in Italia tra gli anni sessanta e ottanta. Il film, diretto dal regista romano Carmine Amoroso, è stato prodotto in modo del tutto indipendente. Nessuna istituzione, né pubblica, né privata ha voluto finanziare il film. Per questo, il team del film si rivolge alla comunità tramite una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo, per finalizzare la post-produzione e rendere il film pronto per il grande schermo.

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Mi piace il porno e lui lo vive con me

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Sono una donna di 32 anni e mi piace il porno. Mi piace guardarlo, assaporarlo, fotogramma per fotogramma, sceglierlo. Quando non ho molto tempo vado su youporn e resto un po’ a cercare quello che può eccitarmi di più, qualcosa che assecondi le mie fantasie, i miei desideri, che mi somigli in qualche modo. Invidio le protagoniste di quei video. Loro riescono a squirtare per mani di persone esperte. Possono godere di mille cunnilingus e il loro sesso a me sembra non convenzionale. Certo, è stereotipato, potete definirlo sessista, ma a me sembra l’unico angolo di mondo in cui il sesso si realizza senza preti e matrone che impediscono, normano, impongono.

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#50SfumatureDiGrigio: la crociata delle femministe (moraliste) per boicottarlo!

Il 14 febbraio, festa di San Valentino, la versione commerciale per far business sulla retorica dell’ammmore, al cinema potrete vedere un film discusso ancora prima di uscire nelle sale. Cinquanta Sfumature di Grigio è il primo, presumo, dei film dedicati alla trilogia scritta dall’autrice Erika Leonard. Quei libri, d’altronde, erano già stati oggetto di una azione di boicottaggio e, da parte delle femministe radicali (statunitensi e antiporno), c’era stata una richiesta di rogo dei libri, in diversa forma, legale, con ostracismo mirato, boicottaggio. Qualcuno ipotizzava perfino la criminalizzazione dei testi ad opera di alcune fanatiche integraliste in lotta contro la violenza sulle donne. Il libro ha troppo successo tra le donne, dicevano, perciò dobbiamo evitare che qualcuna si lasci “educare” dal modello proposto. Bisogna difendere le donne da uomini come il protagonista della storia. E giù con un dibattito infinito su quel che si intende per consensualità riferita alle donne. Allora le antiporno, coincidenti spesso con le abolizioniste della prostituzione, in fase di crociata anche contro il Bdsm, stabilivano che la donna che si lascia coinvolgere in quelle pratiche crede di scegliere liberamente ma in realtà non lo fa. E’ una minorata mentale, una bambina, una incapace di intendere e volere, manipolata dal volere di un uomo di merda, che va difesa a tutti i costi. A costo di rinchiuderla in un modermo manicomio, di patologizzare e medicalizzare, sedare, le sue voglie. A costo di farla sentire sbagliata se prova eccitazione quando legge, guarda, vive, una storia del genere.

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Vita da #rizzacazzi

blow job kitIn epoche lontane, quando non esisteva il viagra, era una figura necessaria per lo svolgimento delle scene dei film porno. Una persona non protagonista aveva il compito di farlo diventare duro all’attore che entrava in scena con un’erezione pronta. Talvolta oggi, giacché il viagra alla lunga crea danni al cuore, si richiede ancora questa figura che interpreta quel ruolo tra mille altri di “assistente di scena”. Dunque l’assistente è quella che fornisce i preservativi, ripulisce i liquidi, sistema la scenografia, a volte lubrifica anche le vagine e poi fa rizzare i cazzi. Non deve essere necessariamente una donna. Oggi gli attori sono un po’ meno etero-fissati e quindi che glielo succhi una donna o un uomo non fa nessuna differenza.

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Smontare narrazioni tossiche. La prostituta nigeriana

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Da Incroci De-Generi:

In un intervento presentato nel 2005 al convegno “Il mito del buon italiano tra repressione del ribellismo e guerre civili” che aveva come oggetto i crimini sessuali del colonialismo fascista nel Corno d’Africa, Nicoletta Poidimani analizzava come la rappresentazione delle donne africane, somale, eritree etiopi, ma anche libiche, a partire dal colonialismo liberale di fine ottocento è stata volta al loro appiattimento sull’identità sessuale, per di più connotata da ipersessualità. Tale rappresentazione, culminante nel mito della Venere nera, è stata autorizzata anche all’inizio del fascismo per legittimare lo stupro coloniale e per convogliare forza-lavoro maschile in quei territori.

Venere Nera, anni 30
Venere Nera, anni 30

Il mito della Venere nera, calda, sensuale, lussureggiante, feconda, selvaggia, con una ipersessualità che attendeva solo di essere appagata dal maschio bianco, è durata fino alla proclamazione dell’Impero, quando la formazione di una identità imperiale italiana impose la necessità di rimuovere i pericoli per la contaminazione della purezza della razza bianca, contaminazione rappresentata dai figli meticci che nascevano a causa delle relazioni di concubinaggio, note come madamato. La Venere nera, lungi dal perdere i suoi connotati ipersessuali, comincia allora ad essere rappresentata come minaccia, alla quale il regime fascista contrappone, quale argine alla lussuria, la bianca purezza della donna italiana, morigerata madre e moglie.

Se da un lato il colono  doveva dimostrare di saper mantenere il controllo di sé per non insabbiarsi, da un altro l’ ardua impresa gli veniva facilitata dal massiccio trasferimento in colonia di italiane, alle quali spettavano compiti di tutela della razza non solo a livello biologico, ma anche sotto il profilo morale.
L’Italia non ha ancora fatto i conti con il suo passato coloniale, non ha ancora provveduto a decodificare e smontare comuni miti propagandistici quali quello del fardello dell’uomo bianco, degli italiani brava gente e della Venere nera, che rappresenta l’acme di una propaganda sessuata in cui si intrecciano politiche sessuali e politiche razziali. Questa mancanza di riflessione, di metabolizzazione e dunque di superamento di narrazioni coloniali, altamente tossiche, fa sì che queste riemergano anche sotto mentite spoglie. E’ il caso della prostituta nigeriana vittima di tratta, il casus per eccellenza impugnato dalle abolizioniste della prostituzione per muovere gli animi e le pance verso la necessità di combattere una piaga rappresentata, guarda caso, proprio dalla donna nera ai bordi delle strade. La prostituta nigeriana  è una narrazione tossica perché raccontata sempre dallo stesso punto di vista, nello stesso modo e con le stesse parole, omettendo sempre gli stessi dettagli, rimuovendo gli stessi elementi di contesto e complessità ( Wu Ming).

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

#UK #PornProtest: La vulva non uccide!

Grande successo per la protesta davanti Westminster contro l’emendamento che censurerà alcune pratiche sessuali dalle scene porno che i britannici vorranno pubblicare online. Tantissime le persone, vestite, che hanno inscenato divertenti performance  a suon di face-sitting e tanti i cartelli ironici che ricordano come la “vulva” non sia così pericolosa per gli esseri umani. La vulva non uccide. Se te la porgo, sedendomi sulla tua faccia, affinché tu pratichi un cunnilingus, non ti uccido. Così come non uccide lo squirting, l’eiaculazione femminile, o altre pratiche citate tra quelle da censurare che più spesso riguardano il piacere delle donne. Trovate notizie sul tema QUI e QUI. Vi giro intanto un po’ di immagini che rendono l’idea di quel che è successo oggi, nella speranza che abbia sortito un cambiamento e che il parlamento britannico cambi idea. Per ulteriori aggiornamenti seguite la pagina del gruppo Sex and Censorship.

E le foto, prese da qui e qui.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, Critica femminista, R-Esistenze

Perché fare la divisione tra porno perbene e porno per male è controproducente

ass-free-erotic-sex-storiesAnna mi segnala un sito in cui si divulgano informazioni e trailer video porno femminista, per uomini e per donne. A gestirlo e presentarlo c’è una tale Ms Naughty che si presenta come una australiana che scrive di porno, gira film porno e si occupa, insomma, di porno. Il suo porno però lei lo definisce intelligente (e gli altri tipi sono idioti?). E’ un porno brillante e femminista. Celebra tutto quello che secondo lei è ottimo per il sesso e mi pare stabilisca, con facilità, che quel che piace a lei dovrebbe essere ottimo per tutt*.

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#Nappi, #Fusaro e l’anticapitalismo di destra

valentina nappiSul web, se vi fa piacere, potete leggere uno “scambio” di battute tra Valentina Nappi, dalle pagine di Micromega, e Diego Fusaro, a partire da un blog chiamato l’Intellettuale Dissidente. Le prime battute furono quelle di Valentina Nappi che ragiona di anticapitalismo e fascismo arrivando a conclusioni che possono trovarvi d’accordo oppure no. Risponde Fusaro che la paragona pressappoco ad un verme e mentre tira fuori un sempre verde “né destra né sinistra” racconta la sua teoria.

La Nappi risponde dedicando una squirtata (in faccia) al Fusaro e il Fusaro scrive che lo squirtaggio sarebbe “emblema della società dello spettacolo e della pornografia del capitalismo postborghese“. Fiumi di parole per dire una cosa sostanziale: una pornostar ha da fare la pornostar e deve evitare di filosofeggiare, qualunque sia l’argomento che le piace trattare. Un tal Riccardo, tra i commenti al post di Fusaro, sostiene che non varrebbe la pena rispondere a una “prostituta“.

Tutto ciò dopo che Fusaro scrive che vedere la pornostar come l’emblema dell’emancipazione delle donne è più o meno una cosa brutta brutta (e qui mi sembra di rileggere talune femministe radicali che pronunciano l’antipornografia con lo stesso piglio di Andrea Dworkin). Da Libernazione partecipa Capriccioli che parla di maschilismo pur non essendo, da quel che leggo, d’accordo con nessuno dei due. Riferisce Il Giornale, con il solito piglio finto/antimoralista, che passa in difesa della Nappi a partire da una posizione sessista. Ce n’è per tutti, dunque, e il fatto è che detta così non ci si capisce molto. Io tenterei di fare una sintesi che mi è più comprensibile. Continua a leggere “#Nappi, #Fusaro e l’anticapitalismo di destra”

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#PresaDiretta e lo sguardo moralista su sex working, porno e sessualità

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Riccardo Iacona ha dato il via a una serie di nuove puntate di Presa Diretta con due ore di sermone moralista d’inchiesta sulla prostituzione minorile, su quell’altra realizzata dalle donne più che maggiorenni, per concludere poi con un processo al porno, agli effetti devastanti che produrrebbe sulle persone e volgendo lo sguardo scandalizzato verso le donne adulte che consensualmente scelgono di vivere una sessualità vivace che viene bollata come “sesso bulimico”. Tra sesso bulimico e ninfomania non credo ci sia grande differenza. Di fondo credo che resista un pregiudizio e un giudizio paternalista per cui le donne “normali” dovrebbero fare sesso “non bulimico” e per “amore”. Non per soldi e non per il piacere di fare sesso in se’.

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Porno ospedaliero

Questo lo scrivo soprattutto per amiche e amici (anche virtuali) che mi vogliono bene e si preoccupano per me.

Nella mia terra e nella cultura che lì viene diffusa il rapporto medico paziente è un po’ fatalista. Ci vai quando non ne puoi fare a meno e comunque se Dio vuole sopravvivi e sennò pazienza. In generale quello che orienta le tue scelte in campo sanitario si riassume in un detto che ti porti dietro dall’infanzia: “mettiti le mutande pulite e fatti il bidet perché se esci non sai mai quello che ti può succedere e se finisci in ospedale nessuno deve pensare che sei di povere origini, dunque sporca, trascurata e di cattiva famiglia“.

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Quelle femministe radicali che fanno slut-shaming contro le donne

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Questa immagine – la parte alla vostra sinistra – la trovate su un noto blog (feministcurrent.com) di una femminista radicale antiporno e abolizionista della prostituzione che da un po’ spara bordate contro quelle dispregiativamente definite postfemministe, ovvero quelle che parlano di autodeterminazione e diritto delle donne a fare del proprio corpo ciò che preferiscono. Si parla del diritto ad esprimere la consensualità, anche nel porno o nel sex working, che poi è la cosa per cui le femministe si sono sempre battute. Autodeterminazione e consensualità, appunto. Quando però dici che quello che succede al tuo corpo è consensuale a certe femministe radicali, modello Andrea Dworkin o MacKinnon, non va bene.

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