Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Storie Queer

Mamma queer

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Un’altra storia. Un’altra madre. Buona lettura!

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Vi scrivo per raccontare un’altra storia di maternità (pffff), la mia storia di persona agender che si è trovata a scommettere sull’ignoto, l’irrazionale della gravidanza e della maternità.
Incontri una persona queer, come te, ma poi tu resti incinta e te ne vai dall’altra parte del mondo per stare vicino a una collettività di compagne/famiglia, scelta e non, in grado di rendere sostenibile la tua vita e quella di chi verrà. Non prima di aver chiamato tutt* per capire se c’è la volontà anche collettiva di accollarsi questa esperienza.

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Mi piaci se sai dominarmi, altrimenti ti lascio

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Ho cominciato chiedendo di essere legata mentre facevamo sesso. Prima le mani, poi anche i piedi. Volevo anche essere bendata, poi invece cambiai idea. Volevo vedere tutto perché la preparazione, i primi approcci, mi eccitavano. Quando iniziai a diventare la sua schiava fu quasi una necessità. Sentivo che solo così potevo seguire la linea dei miei desideri. I rituali erano sempre molto espliciti e prendemmo l’abitudine di farlo anche davanti agli amici, a cena, per quanto questo causasse in loro grande imbarazzo. Noi dichiarammo subito quel che ci piaceva e se lui ordinava di essere servito ero io a servirlo. Io ero lì per esaudire ogni sua richiesta e desideravo mi coinvolgesse in ogni momento.

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Ma davvero il poliamore è indolore?

Mi scrive una donna che partecipa alla discussione su monogamia/poliamore con il racconto della sua storia. Infine pone una serie di quesiti. Voi che ne dite? Buona lettura!

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Quando ero giovane io non si parlava di “poliamore”, ma di amore libero. Diciamo che ci abbiamo provato, a mettere in discussione la gelosia, il senso di possesso, le coppie chiuse, eccetera eccetera, a provare a instaurare relazioni nuove, improntate a una maggiore libertà. Ci credevamo con tutt* noi stess* e ci abbiamo messo tutto il nostro sincero impegno. Spesso però abbiamo sofferto parecchio  e sono rimasti molti feriti sul campo, anche feriti gravi.

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Sono monogamo, non voglio che lei vada a letto con altri

Io non ci credo al poliamore. Non è per me, non sarei in grado di reggerlo. Chi sta con me sa quel che voglio e l’ultima ragazza con cui ho avuto una relazione lo sapeva di sicuro e aveva detto che le andava bene. A volte dire queste cose ti fa sembrare un pezzo d’antiquariato, come se quel che provo dipendesse dalla mia mentalità. Sono rispettosissimo delle scelte di chiunque. Ho combattuto per prendere le distanze da modelli maschili che mi fanno schifo. Non posso, però, obbligarmi a digerire qualcosa che mi fa soffrire. Ho provato a rimettermi in discussione. Mi sono fatto una violenza enorme tentando di apparire indifferente quando una mia ex usciva anche con altri. Ancora non avevo le idee chiare e quando lei mi disse che o così o niente io dissi si, pensando che potesse andare. In realtà speravo che lei poi si appassionasse solo a me. Speravo che si risolvesse in un altro modo. Ma nulla da fare. Così un bel giorno litighiamo, per altre ragioni incomprensibili. Le dico che non mi sta bene che lei vada con altri e lei mi dice “quella è la porta”. Ho fatto l’incazzato, poi il deluso. Le ho detto “come… ma possibile che sei così fredda?” e lei rispose che ero come tutti gli altri. Aperto a parole e vecchissimo nei fatti.

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#Monogam@? #Poliamoros@? Non voglio nessuna etichetta!

Altra storia: La invia Andrea. Buona lettura!

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Io amo. Punto. Quante persone? Una, due, di più? Che senso ha quantificare, se ami per davvero? Che senso ha quantificare, se quando ami sei corrispost@ e felice, e quel sentimento e quella felicità sono raddoppiati, triplicati, moltiplicati, perché condivisi e amplificati grazie a chi divide con te quel moto del cuore e dell’anima? Abbiamo un potenziale immenso, che tende all’infinito; perché castrare questa ricchezza preventivamente e incanalarla in uno standard tanto limitante quanto inutile? Ok, in pubblico, nel rapporto con chiunque altro, occorre un codice di comportamento condiviso, che garantisca una fiducia e una garanzia, un riferimento valido sempre e ovunque, ma perché questo dovrebbe riguardare un ambito privatissimo come la mia vita sessuale/sentimentale?

Perché dovrei rendere obbligatoriamente conto di queste cose a qualcuno non coinvolto, a chicchesia, o addirittura a quel mostruoso leviatano chiamato Stato, e conformare il mio modo di gestire queste vicende a uno standard, quando si tratta di ciò che esprime al massimo il mio essere, la mia libertà e la mia felicità? No, io mi riservo il diritto di amare quando, quanto e quant@ voglio. Mi assumo solo ed esclusivamente il dovere di capire chi ho davanti e di concordare esattamente, chiaramente e consapevolmente quello che voglio io e quello che vuole l’altra parte, o ognuna delle altre parti, e se concordiamo io rispetto quel patto siglato tra di noi, così come altrettanto mi aspetto e pretendo da chi ho davanti. Patti chiari, amicizia lunga, e ogni promessa è debito. Valgo tanto quanto la parola che dò e mantengo, dò e mi dò.

Accetti solo l’esclusività di sentimenti e di intimità sessuale, per qualsivoglia motivo? Se per me è ok, se per me tu sei ok, io sarò per te e tu sarai per me. Ci basteremo e saremo felici così.
Accetti o desideri la possibilità di non limitare i tuoi confini al rapporto a due? Avremo entrambi più margine per ulteriori sentimenti e ulteriori felicità, potenzialmente. Forse resteremo comunque solo io e te, forse no, e andremo oltre, ma comunque vivremo con più libertà, un vincolo in meno, e uno spunto di litigio e incomprensione in meno.

E’ semplice, non semplicistico. Ci arrivi razionalmente, lo capisci che il tutto ha senso, non fa una piega, e infatti il problema non è la logica. Questa è inesorabile ed evidente come un 2 più 2.
Già, ma allora perché se ci si ascolta dentro in tanti sentiamo che la cosa non suona così naturale, una resistenza frena e si alimenta di perplessità, di ansie morali e disapprovazione?

Questo dogma della fedeltà possessiva e doverosa, pensata per due e solo due, è un marchio a fuoco nell’anima, impresso da troppo presto e troppo a lungo: un tatuaggio difficile da levare, che piega cuore e mente verso la colpa e l’infelicità, di cui si dovrebbe gioire per assurdo, visto che farebbe di noi persone “serie, responsabili, a modo”.

Che dire? Per essere ok bisogna sapersi castrare nei sentimenti, nell’entusiasmo, nella gioia, e farsi bastare l’approvazione altrui per questo, perché questo deve farci stare bene, sentendoci finalmente “normali”? Ma anche no, anzi proprio no, grazie. Mi è costato arrivare a questo punto, ho riflettuto, percepito, indagato, esternato, e patito anche, e non ho più quel macigno nella mente e nel cuore.

Non accetto etichette, sono viv@ e per questo apert@ al cambiamento; potrei innamorarmi di una persona sola, oggi, e potrebbe essere così per un pò, o per la vita. Chissà, magari invece non mi fermerò qui, e amero due, o tre, o più persone, se problemi ci saranno saranno solo nostri, se felicità sarà sarà nostra anche quella. Di me e di n persone, dove n è pari o maggiore di due.

Io sarò ok e felice per me e per chi vorrà essere felice con me, e chi non sa essere se non in base a quanto prescritto da altri mi invidi, si lamenti o si prenda un ictus, non mi tange più.

Andrea

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Sul poliamore, senza esagerare

Un’altra storia poliamorosa. Di Aspasia. Buona lettura!

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Sul poliamore, senza esagerare

Non sono monogama e non voglio farne un vanto. Riguardo all’amore penso che ciascuno abbia una sensibilità particolare, frutto della propria cultura e della propria vicenda personale, e che sia impossibile trovare una formula che colmi ogni mancanza.

L’educazione che abbiamo ricevuto ci ha imposto di pensare l’amore come accadimento unico, l’innamoramento come evento eccezionale nella vita di un individuo; da questo discende che l’innamorarsi di più persone, sia simultaneamente che in momenti diversi della propria vita, sia un atteggiamento da considerarsi fondamentalmente falso. “Un amore nega l’altro”, pare l’implicito motto della visione fondata sull’esclusività.

E se non è possibile innamorarsi e amare addirittura più di una persona nell’arco di una vita (figurarsi contemporaneamente!) ciò che ne deriva è che ogni legame nato al di fuori dell’ “amore vero” è privo di autenticità: non è amore quello che si prova verso un’altra persona dopo la dolorosa rottura di una relazione storica, che si credeva potesse durare “per sempre” (e se si addivenisse a scoprire che nella nuova relazione d’amore si tratta, sarà allora il caso di correggere orwellianamente il passato ed eliminare, almeno formalmente, la parola amore dal legame precedente); non è amore quello che si prova per il proprio compagno se contemporaneamente si è attratti, addirittura innamorati di altre persone (e se a questi sentimenti “si cede” facendo seguire la carne alle emozioni allora la falsità dell’amore è ormai acclarata); non è amore se una relazione non porta ad un legame socialmente riconoscibile… e così via.

Siamo così sicuri che il nostro cuore non sia in grado di contenere una vastità di sfumature e sentimenti diversi e più ampi di quel che dice la vulgata? Siamo così sicuri che la nostra capacità di aver cura di una persona, di ascoltarla, di amarla, di darle tenerezza si riduca ad un solo essere? Siamo così sicuri che questa capacità debba ripetersi identica in ogni relazione, che ogni persona abbia bisogno, quasi meccanicamente, della stessa quantità di cura, tempo e attenzione?

Sì, alcuni ne sono così sicuri da ritenere che qualsiasi altro modo di relazionarsi, di esprimere i sentimenti, di usare il corpo escluda l’amore, anzi lo svilisca depravatamente. Io non mi schiero apertamente contro la loro sicurezza fin quando essa non si tramuta in un dispositivo coercitivo: obbligando, ad esempio, il partner che s’innamora d’un altra persona al di fuori della coppia, o che sente un rapimento erotico, estetico, sentimentale, non solo a mentire al suo compagno o alla sua compagna, ma anche a schiacciare la propria emotività riducendola al rango di consumo predatorio, anafettivo, di presa rapida d’un altro corpo da negare al canto del gallo.

La sessualità è certamente anche gioco, anche accadimento non necessariamente ripetibile, anche piacere misterioso e fugace legato ad un determinato momento, a certe condizioni di luce, ma in una visione dell’amore e dell’innamoramento come avvenimenti unici ed eccezionali tutta la sessualità al di fuori della coppia non può essere altro che atto fulmineo, istantaneo, privo di sentimenti, di anima, di calore. Un momento di ebrezza pagato a caro prezzo: sensi di colpa, rabbie, paure e soprattutto fuga immediata dal corpo con cui si è stati in contatto intimo fino a poco prima.

Tutto questo a me pare molto violento. Vi sono persone che esauriscono la loro capacità affettiva nell’amore e nella cura verso un unico essere amato, e la cui attenzione sessuale non riesce che a concentrarsi su di un solo punto. A quelle persone auguro una vita felice, e l’incontro fortunato con una creatura che condivida spontaneamente il loro sentire. Ma possiamo davvero farne una regola?

Il poliamore non è un amore senza regole: tutt’altro. La base del poliamore è la condivisione con tutti i partner del proprio mondo emotivo e delle proprie relazioni; per un poliamoroso mentire ad un partner equivale al tradimento per un monogamo, ed è altrettanto grave; a differenza di un monogamo, tuttavia, un poliamoroso non crede che l’amore sia un sentimento irripetibile, ma sente la possibilità di essere amato pienamente da una persona pur non avendo esclusività affettiva, sessuale, relazionale. Una relazione poliamorosa richiede un grande impegno emotivo, perché bisogna acquisire la capacità di ascoltare e accogliere i sentimenti di un’altra persona, di rispettare i propri bisogni senza schiacciare i bisogni dei partner, e dei partner dei partner.

Non si tratta, insomma, d’una scelta facile, ma senz’altro d’una scelta altrettanto etica di quella compiuta da coppie che, spontaneamente e fecondamente, fondano il loro legame sull’esclusività sessuale.
Del poliamore non voglio fare un’apologia: non credo che sia la panacea di tutti i mali, né che condurrà l’umanità verso un futuro più radioso, come non credo, del resto, che la visione dell’amore esclusivo sia l’unica in grado di far maturare relazioni durature e profonde. Credo che finché generalizzeremo, i monogami tacciando i poliamorosi di superficialità e bollando tutti i loro legami come “non amore”, i poliamorosi accusando i monogami di viltà, istintualità repressa e desiderio di possedere l’altro, non si andrà molto lontano. In entrambe le visioni esistono lati positivi, slanci poetici e ideali, difficoltà da affrontare e superare.

L’importante, secondo me, non è quante persone amiamo o con quante andiamo a letto, ma che qualità di rispetto, cura, ascolto, accoglienza, felicità siamo in grado di offrire loro. Mi si potrebbe obiettare, e a buona ragione, che oggi è difficile prendersi cura finanche di una sola persona alla volta! Purtroppo è assolutamente vero: ma l’amore non può diventare un’occasione per lavorare su di sé, per superare l’insicurezza e il senso di competizione, per far crescere il proprio cuore e i propri sentimenti, per diventare più generosi abbandonando in una certa misura il proprio egoismo e imparando ad accogliere gli altri in tutta la pienezza della loro libertà? Può.

Aspasia

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Monogamia e Poliamore, davvero è necessario schierarsi?

Ancora un intervento su monogamia e poliamore. Scritto da Eli. Buona lettura!

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Sono per la monogamia, ma mi chiedo quanto sia corretto partire schierandomi in questo modo, dando l’idea che considero giusto questo pensiero e scorretto l’altro.
Sono per la monogamia ma la considero una mia scelta e rimango del pensiero che ognuno deve sentirsi libero di fare tali scelte senza sentirsi soffocare da canoni imposti per un motivo o per un altro.
Non ritengo un modo di amare più corretto dell’altro. Non ci sono persone che fanno del male a qualcuno, quindi non vedo motivi per giudicare a riguardo.

Sono per la monogamia ma dopo aver letto l’articolo “Il Poliamore? Rivendico la gelosia, il possesso e la monogamia!” sento necessario scrivere la mia visione avendone letta una che dell’amore sembra aver poco e niente.
Vivo al momento una relazione meravigliosa con una persona e non desidero al mio fianco nessun altro, né voglio che questa persona abbia al suo fianco qualcuno all’infuori di me.
Ripudio completamente il concetto di possessività e gelosia.
Non possiedo il mio compagno e lui non possiede me. Abbiamo deciso di vivere la nostra relazione in un determinato modo, abbiamo stabilito un patto e lo rispettiamo, tutto qui.

Non riesco a concepirla la gelosia. Lo amo e ho fiducia in lui come lui ne ha in me. La gelosia esiste quando pensi che qualcuno può portarti via qualcosa.
Ma questa paura la puoi giustificare in due modi:
quando quel qualcosa è un oggetto, e allora non ha volontà, pertanto chiunque può effettivamente portartelo via;
quando quel qualcosa è un qualcuno per il quale non hai fiducia e senti il bisogno di tenerlo sotto controllo, come un bambino che non è capace di rendersi conto da solo delle proprie scelte. E allora in questo caso mi domando: c’è rispetto dell’altro in questo modo?

Io so ora come ora che il mio compagno non mi tradirà, non ne ha bisogno così come non ne ho il bisogno io. Stiamo bene, ci rispettiamo, ci completiamo e ci amiamo.
Ma se dovessi dare conto di questa scelta monogama a chi sostiene il poliamore facendo l’esempio del fatto che non si prova amore verso un unico figlio, o verso un’unica amica….beh, rispondo che per quel “piano” di amore ha ragione. Si, differenzio il tipo di amore. Non perchè ritengo che uno sia superiore all’altro, ma perchè ciascuno è differente.
Il mio compagno è una persona speciale, specialissima per me. Unica. Come lui per me non esiste nessun’altro e lui ricambia in me questa visione, per questo il nostro rapporto è speciale ed esclusivo, per questo lo limito a lui e a lui soltanto.

Non è questione di “limitare l’altro” o “chiudere le porte” o “piantare scenate di gelosia” come ha scritto la sostenitrice del poliamore. Affatto. Il mio compagno non è limitato…per quanto potrei provarne immenso dolore, se lui domani si sentirà più felice con un’altra persona all’infuori di me, è libero di perseguire la sua felicità e io, amandolo, sarò felice per lui anche se ciò vorrà dire (forse) chiudere il nostro rapporto…ma lo si chiude solo perchè, ora come ora, non sento di poterlo “condividere” con una persona all’infuori di me.

Ripeto, il nostro è un patto stabilito fin dall’inizio e così come chi è per il poliamore non è uno che va in giro a fare orge ma stabilisce un rapporto a tre, o quattro (o con i numeri che vuole), facendo in ogni caso un accordo io faccio un accordo in altro modo.
Perchè ritenere quindi un accordo più “aperto” dell’altro dandogli una connotazione più positiva? A che pro? Per necessità di inutile schieramento? Perchè o sei poliamoroso e mentalmente aperto o sei monogamo, triste e chiuso in te stesso? Non mi sembra corretto.
Penso siano rispettabili entrambe le scelte, e anche giuste se chi le vive è felice e soddisfatto di tale situazione.

Anche io e il mio compagno talvolta guardiamo altre persone e ci esprimiamo a riguardo, magari scherzandoci anche, ma ci piace sentire e vivere questo gioiello esclusivo che è il nostro rapporto, i nostri sentimenti.
Va detto che ho pure provato a vivere un rapporto di “poliamore” diverso tempo fa, quindi non sto nemmeno parlando di qualcosa che non conosco. Affatto. Avevo una persona che amavo sinceramente e con la quale, in completa onestà, stabilimmo reciprocamente che eravamo entrambi d’accordo a tenerci aperti all’idea di inserire una nuova persona in tale rapporto. E vi dico anche, in tutta sincerità, che per me non era un problema che lui frequentasse un’altra persona.

Ahimè fu un accordo a parole. Quando io trovai un altro da frequentare lui manifestò in malo modo tutto il suo malessere, tutta la sua rabbia, rivolgendomi le peggio parole…il rapporto declinò fino al punto che mi ritrovai in ospedale a farlo cacciare dalla polizia….ma questa è un’altra storia…un’altra vita.
Ora però il rapporto che vivo lo sento in maniera profondamente diversa dal precedente. E si, sento questo bisogno di dolce esclusività.
In conclusione…credo che l’unico concetto su cui TUTTI dovremmo far affidamento è quello di rispettare l’altro, o gli altri. Tutto qui, dopodichè l’amore vissuto in questo modo sarà sempre splendido, sempre degno di essere vissuto a pieno, senza bisogno di sostenere l’uno o l’altro…basta star bene.

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La monogamia? Rivendico il poliamore e la libertà per chi amo!

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Riagganciandomi per un po’ alle sue stesse parole, ribaltate… Monogamia? Io sono poliamorosa! Non riesco ad immaginare di limitare il mio compagno nella sua affettività o sessualità… non lo tollero. Sono gelosa? Per niente. Lontana dai sospetti, dall’ossessione…. assolutamente non gelosa. Se lui guarda un’altra mentre è con me, sorrido, ci scherzo su, prendo atto che ha un bel corpo e/o magari la tipa interessa anche a me. Per il mio compagno sono attraente, ma non sono mica l’unica sulla faccia della terra, come l’aspetto fisico non è l’unica cosa che conta e che può portarmi via l’amore del mio compagno.

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Non vuoi fare sesso? Non trattarmi da mostro se lo faccio altrove!

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Io lo ricordo come fosse ieri, quanto ero bravo come amante e, soprattutto, quanto piacere davo a loro. Nessuna relazione stabile, ma tanta disponibilità a farle felici e a trarne giovamento. Non sono presuntuoso, non cerco di descrivere abilità performative che non ho. Sono sicuro di quel che dico e anche del fatto che ero capace perché usavo l’empatia, l’ascolto, riuscivo a percepire i loro desideri da semplici movimenti del corpo. Leggevo le espressioni, traducevo quei segnali in prestazioni sessuali e godevo nel vederle godere.

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Fondamenti di anarchia relazionale

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Marco ha tradotto un pezzo tratto da questo blog. Suggerisco di leggerlo. Buona lettura!

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FONDAMENTI di ANARCHIA RELAZIONALE 

 

Cosa sono le Relazioni anarchiche?

Le Relazioni anarchiche sono uno stle di vita, un modo di pensare le relazioni personali. Relazione anarchica è una filosofia di vita e, specificatamente, di amore. Un anarchico relazionale crede che l’amore sia abbondante ed infinito, che tutte le forme di amore sono fondamentalmente uguali, che le relazioni possono e debbono essere sviluppate organicamente, senza adesione a regole o aspettative di fonti esterne, che due persone in qualsiasi tipo di rapporto emotivamente intenso dovrebbero sentirsi libere di fare ciò che naturalmente desiderano entrambi all’interno del loro rapporto e al di fuori di esso con altre persone.

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Niente sesso nella coppia. Però non rinunci alla monogamia!

Pensavo che con lei tutto sarebbe stato un po’ più semplice. Si vantava di essere tutt’altro che superficiale. Diceva di essere tanto sensibile e interessata a una relazione sincera, libera da stereotipi sessisti. Poi cominciai a tener il conto delle volte in cui mi faceva pesare che ce l’avevo più piccolo del suo ragazzo precedente. In un modo o nell’altro mi diceva che non ci sapevo fare e più io cercavo di soddisfare le sue richieste più lei mi faceva sentire una merdina insicura ed imbranata.

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Io, lei e l’altro: il fallimento di una relazione aperta!

poliamoreQuando mi disse che voleva avere una storia con me io fui contento. Avevo per lei una specie di venerazione e mi sentivo bene solo al pensiero di poter stare con lei. Voleva una relazione aperta, anzi, mi avvisava del fatto che stava già con un altro e l’altro era informato su tutto quanto. Non so come l’ha vissuta lui ma quel che so è che all’inizio io non ebbi problemi. Lei stava con me come se si trattasse di una relazione esclusiva, poi iniziò l’alternarsi degli appuntamenti. Cominciai a soffrire senza rendermene conto. Mi feriva il fatto che lei stesse anche con un altro. Dapprincipio non dissi nulla perché avevo paura di perderla. D’altronde era stata chiarissima in proposito. Non potevo certo imputarle la mancanza di sincerità. Poi mi scoprii a sorvegliarla. Le sere in cui non ci vedevamo spiavo la sua pagina facebook, cercavo un segno che potesse voler dire che senza me, per lei, non era la stessa cosa. Invece la vedevo serena, allegra, lei e lui chiacchieravano normalmente e qualche volta flirtavano visibilmente davanti a tutti. Così decisi che non avrei guardato mai più nulla. Faceva troppo male e serviva che io non pensassi. Dovevo godere dei momenti trascorsi insieme e poi basta.

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Marito e amante: io, l’adultera, voglio stare con entrambi!

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Non sono una di quelle donne che vorrebbe tradire il marito e non lo fa e neppure una di quelle che lo tradisce e poi si sente in colpa. Io faccio parte di una terza categoria che riguarda le donne pentite di aver sposato un solo uomo e che per scelta, per i figli, per non rivoluzionare tutta la propria vita, restano con lui ma vivono un’altra storia con un altro del quale sono egualmente innamorate.

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Io, adultera, senza pentimento e richiesta di perdono

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Adultera. Per un’azione simile in un altro Stato potrei soccombere sotto i colpi di pietre taglienti. Potrebbero mettermi in carcere, punirmi in ogni modo possibile. Potrei crepare per mano di un marito, un padre, un fidanzato, feriti nell’onore, perché quel che ho commesso è considerato un peccato capitale e io così dovrò pentirmi ed espiare.

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Sesso a tre: il mio passo di libertà!

Lei è un’amica. Mi racconta, anzi, mi regala questa sua esperienza. La condivido con voi, abbracciandola da lontano. Buona lettura!

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Incontrata in casa, la sera che arrivò insieme al mio coinquilino. Da non so quale festa finirono in camera e li avrei sentiti scopare distintamente, poi, perché quel letto là era uno di quei mobili vecchi cigolanti con cui si arredano le case come quella in cui abitavo in quel periodo. Li sentivo bene e andarono avanti per un pezzo, quasi tutta la notte e io di là nella mia stanza a pensare beati loro.

E lei mi era sembrata già da subito molto bella. E mi sorrideva e già mi guardava. E insomma di lì a pochi mesi stavamo insieme. Molto di quello che avrei saputo del sesso e del mio e corpo lo avrei imparato da lei. Fino a quel momento avevo proceduto per tentativi mai troppo riusciti. Comprese esperienze con alcuni ragazzi ovviamente abbastanza fallimentari. Ma poi era arrivata lei. Che a letto mi diceva cosa voleva e come e quanto a lungo. Istruzioni, ordini, certo tenerezza, ma mai troppa. E mi piaceva. Anzi: mi faceva impazzire. Sapeva sempre dare una direzione ai suoi desideri e mi invitava a fare altrettanto. “Davvero non ti sei mai toccata così?”, “Aspetta, fammi girare che ti sento di più”, “Aprila con le tue dita, fammi entrare, guidami tu”: era un gran parlare nel fare sesso, a letto, in macchina, nei boschi (dove andavamo a passeggiare e ci eccitava l’idea del rischio di essere viste). Parlavamo prima durante e dopo, tranne quella volta in quell’ostello, costrette ad un innaturale (per noi) silenzio forzato in quella specie di camerata. Quel silenzio e il nostro respiro soffocato-mi ricordo-dilatarono il piacere come non avremmo immaginato. Io ero creta e prendevo forma sotto le sue mani, la sua bocca. Esploravo la sua fica ed ero incantata da quella come dai suoi occhi azzurri e un po’ folli. Quel naso perfetto. Il suo culo abbondante e sodo. Donna difficile con un passato difficile: ne ero ovviamente innamorata. Sebbene fossimo quasi coetanee, avevamo esperienze lontane e vite su piani diversissimi. Lei tanti uomini, prima e dopo matrimonio e separazione da un tipo evanescente. Io praticamente una bambina goffa sebbene ben oltre i vent’anni. Ma le piacevo. Mi piaceva. Ci ubriacavamo di sesso. Una domenica ci eravamo dedicate a noi stesse per ore, con una passione e una frenesia tale che arrivammo ad un appuntamento con amici, nel pomeriggio, che a malapena ci reggevamo in piedi. Fu imbarazzante, in effetti. E mi sembrava che il mio e il suo odore fossero percepibili a metri di distanza, nonostante la doccia bollente. Ci ripromettemmo di non esagerare in occasioni di socialità future. Come dopo una sbronza: buoni propositi, insomma. Ma era lei a decidere quando e quanto.

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