Critica femminista, Recensioni, Storie, Violenza

Thirteen, la serie tv che racconta di una bimba rapita

Thirteen è una serie televisiva che va in onda sul canale in web BBC Three. Si possono vedere le puntate, via via che le trasmettono, pagando un tot all’emittente. A parte farmi scoprire il gruppo musicale dei Dark Dark Dark, con la sigla In your dreams, fornisce una interpretazione formidabile sulla psicologia dei personaggi che ruotano attorno ad un rapimento, quello della piccola Ivy, sfuggita al suo rapitore tredici anni dopo. Potrebbe essere stata ispirata anche al rapimento di Natascha Kampusch, a Vienna, fuggita dopo otto anni di prigionia. La serie mi interessa perché ricordo perfettamente molti commenti fatti da chi assisteva con incredulità alla vicenda della Kampusch. Di lei, nei salotti televisivi, si diceva che fosse troppo controllata, ambigua, troppo a suo agio in televisione, che stava speculando su quella che potrebbe essere stata una ricostruzione fantasiosa di una che ad un certo punto si era semplicemente stancata del proprio “amante”.

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Antiautoritarismo, Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Sessualità, Storie

Dopo l’abuso, riappropriarsi del piacere

coppia gayLa vita del piccolo Nino era più o meno regolata dal padre autoritario. La madre tentava di risparmiargli dei doveri, ma il padre non voleva sentire ragioni. Dopo la scuola lo portava a lavorare nei campi, e la domenica lo svegliava alle quattro del mattino per le stesse ragioni. Nino conosceva alcuni coetanei che giravano per il quartiere, ma aveva difficoltà a giocare con loro perché erano dei bulli. Aveva provato un paio di volte ma non gli era andata bene e a lui non piaceva essere umiliato.

Bulli per strada, un padre che voleva educarlo a essere macho, che lo schiaffeggiava se non obbediva agli ordini e lo umiliava se non si comportava sufficientemente da maschio. Un giorno Nino esce di casa, prende la bicicletta e va in una zona periferica, dove finisce la strada col cemento e inizia la trazzera piena di terra e pietre. Aveva compiuto dieci anni e aveva deciso di esplorare un rudere di una vecchia casa consumata dagli anni e dalle intemperie. Poco lontano notò un uomo curvo, vestito come alcuni anziani della zona. Un pantalone sporco e una giacca piena di buchi.

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La posta di Eretica, Pensieri Liberi, Storie

Il muro che ho abbattuto nella mia mente

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Lei scrive:

Ciao Eretica,
ti scrivo perché ti ammiro molto. Ammiro il tuo blog e il piccolo spazio di aria pura che hai contribuito a creare qui sul web.
Vorrei parlarti di un muro che sono riuscita ad abbattere e di quanto questo mi faccia sentire una persona più completa ma anche incompresa dai miei amici. Si, perché quando rifletto su questi temi con le persone a me piu care mi trovo circondata da sdegno e incredulità. È per questo che ho deciso di scrivere proprio a te.

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Autodeterminazione, La posta di Eretica, Personale/Politico, R-Esistenze, Storie, Violenza

Sembrava amore e invece era un incesto

Come si fa a raccontare qualcosa che non hai mai detto a nessuno? Ecco: c’era una volta mio padre, mia madre, mio fratello e poi c’ero anch’io. Quand’ero piccola abbiamo avuto seri problemi economici e siamo andati a vivere con mia nonna. La casa era piccola e ci stavamo a malapena. Mamma e papà dormivano nel lettone della nonna, la nonna si era sistemata in uno stanzino in cui a malapena stava una rete e un materasso, io e mio fratello dormivamo nel divano letto vicino la cucina.

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Delle pedofile si parla poco, eppure esistono

Sono Massimo e sono stato stuprato a 13 anni. Lo chiamo stupro adesso perché allora non sapevo cosa fosse. Dopo la scuola andavo a prendere lezioni da un’insegnante che pressappoco aveva trent’anni. Single, viveva con sua madre, vestiva sempre con camicie che lasciavano intravedere il reggiseno. Gonne sopra al ginocchio, gambe scoperte, accavallate o pantaloni aderenti. Il suo atteggiamento era volutamente provocante e so per certo che non lo faceva solo con me. Almeno altri due miei compagni di classe sono finiti nella sua rete e come me non hanno detto niente a nessuno.

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Comunicazione, Critica femminista, Recensioni

Tutta colpa di Kubrick, firmato Pablo Iglesias

di Lucia Senesi (dal suo blog Aliunde)

“Gli “uomini del destino”, anche se hanno qualità morali del genere, sono sempre pericolosi per la democrazia.”

Pietro Nenni su Charles de Gaulle

Che Pablo Iglesias possedesse più di una nozione su cos’è il cinema e come si muove avrei dovuto intuirlo dal suo commento a Ida di Paweł Pawlikowski: Maravillosa y salvajemente política. A pensarci bene sarebbe complicato esprimersi meglio in sole quattro parole. Comunque Iglesias di cose su cinema e letteratura ne sa diverse e s’impegna, con una protervia che pare intenzionata a smentire Philip Roth, a incrociarle con la politica in modo, se non ossessivo, almeno sistematico. Sabato 30 gennaio, a Plaza de la Puerta del Sol (gremita), ha detto: “Malditos aquellos que quieren convertir nuestra cultura en mercancía.” Ho letto un suo articolo in cui spiega bene cosa intende per “mercancía”, e anche per “cultura”. E ho pensato di raccontarvelo, per farvi capire che da uno del genere la dichiarazione di “unire la sinistra” non me ne importa nulla. Noi siamo per l’unità popolare, un concetto più ampio, era il minimo che dovevamo aspettarci.

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Gone Girl e Il Sospetto: due film sulla costruzione sociale del mostro!

[Avviso spoiler – se non volete anticipazioni dei film andate oltre]

Del film Gone Girl (L’amore bugiardo) ha già scritto la bravissima Angela Azzaro. Dopo averlo visto vorrei condividere anche le mie riflessioni. In scena è un femminicidio simulato, seguendo la traccia dettata dai media e dalle trasmissioni tv sullo stile di quelle che registrano presenze e conduzioni piangenti e nazional/popolari. Tutto quel che avete visto in occasione di altri delitti qui in Italia lo vedete in questo film i cui attori si impegnano in una interpretazione magistrale che ti lascia con il fiato sospeso fino all’ultima imprevedibile scena. Tutto segue un copione preordinato, e alle persone che vivono quella vicenda non resta che adeguarsi e condurre una recita adeguata alla Tv. Infinite possono essere le analisi su questo film. Tutto può essere detto salvo, come qualcuno mi riferiva, chiederne la censura perché la narrazione rompe i cliché preordinati e stereotipati in cui lui è cattivo e lei è buona. Qualcun@ avrebbe perfino detto che il film andrebbe ritirato dalle sale perché parla del femminicidio in quanto “brand” utile a fare audience e restituisce delle donne una immagine non evidentemente strapositiva. Sono umane, con i loro pregi e difetti, come gli uomini, e sanno provare sentimenti cruenti, perfidi, mettendo in atto vendette estreme, nel caso in cui perdono il controllo delle loro relazioni.

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Ho subito abusi da una donna: nessuno mi crede!

Orazio ha tentato il suicidio tre volte. Ingurgita pillole e ogni volta finisce in un letto d’ospedale a fare lavande gastriche che lo ripuliscano del veleno che ha ingoiato. Me ne parla come se fosse la cosa più naturale del mondo e difatti credo che un po’ si sia abituato all’idea di dormire per un po’, essere incosciente, e poi risvegliarsi altrove, con tante facce nuove attorno. Mi scrive che il suo problema è che non si prende molto sul serio. Scherza su tutto. Ride. Fa il gradasso. Poi però ricama sulla tastiera parole di rara bellezza e lì scopri la sua enorme sofferenza. Non sa perché lo fa. Non sa neppure cosa vuole dal futuro. Tutto quello che sa è che un giorno, di molti anni fa, andò a trovare la sorella più grande e lì conobbe una delle sue amiche. Aveva circa dieci anni più di lui, gli fece molti complimenti e in effetti Orazio, fin da piccolo, spiccava per la bellezza dei suoi lineamenti e per gli occhi color cielo. La ragazza approfittò di un momento di assenza dell’amica per guidare Orazio alla ricerca di carne e seduzione. Gli mostrò il seno. Lo invitò a toccarlo. Gli chiese se aveva mai baciato qualcuna e lui, timidamente rispose che no, non era ancora successo. Allora lei, un po’ brilla, prese la bocca di quel ragazzino di 13 anni, e gli infilò la lingua, lasciandolo tramortito di mille sensazioni. La cosa non finì lì, lui fu attratto da quella situazione, in qualche modo gli piacque, per quanto si rendesse conto che c’era un enorme rischio.

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