MenoePausa

Domani è (veramente) un altro giorno?

Si si, lo so. Arriva il giorno nuovo e per me sarà sempre la vecchia merda.

Non volevo mica vincere la lotteria, ma almeno darmi qualche opportunità e darne a mia figlia. C’è da scrivere qualcosa per quelle che la sanno lunga tanto quanto me in fatto di precarietà.

Il giorno che viene tu ti sveglierai all’alba per andare a fare un colloquio con prove tecniche di demenza per dimostrare che sei più idiota della media perché se non sei idiota non ti pigliano. Poi farai due conti e vedrai di capire se ti conviene comprare carboidrati a forma di spaghetto e un tozzo di pane che sarà la tua cena con un filo d’olio. Vedrai l’amica che sta nella cacca quanto te e riderete di questa miserabile sorte che v’è toccata e in più c’è lei che ti dirà che ha il problema che ha avuto un bel rapporto a rischio e allora ha perso la serata precedente in giro per ospedali a cercare una pillola del giorno dopo dato che i custodi della vita, finchè non c’è, perchè quando c’è se ne strafottono, l’hanno boicottata tutto il tempo.

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MenoePausa

Fammi vento

La verità è che certe mattine mi guardo allo specchio e penso di essere talmente brutta e consumata da non riuscire neppure a immaginare di avere qualche possibilità per il mio futuro.

La verità è che provo a farmi coraggio ma lo so da me che il mio domani non esiste perché non c’è un domani per quelle come me. Allora devo adeguarmi a quello che non ho e devo farmelo bastare. Devo lasciar stare i sogni di realizzazione perché me li hanno frantumati contro mille delusioni. Devo accontentarmi di essere quella che sono, una che non ha più tempo e che non può immaginare che domani sarà diverso.

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MenoePausa

Il diritto alla cioccolata

Guardo la mia vicina di postazione, che non ha ancora compiuto trent’anni, eppure ha quello sguardo già vissuto di una che la sa più lunga di me. So che ha studiato e non ha mai perduto le speranze. So che ha sperato e non ha mai smesso di studiare. Non ha compiuto passi falsi, niente di deleterio, ma si, forse una birra qualche volta e poi si vive il sesso come vuole, ma sono colpe queste?

Ma che domande sono costretta a farmi, perché precarie e vive significa affrontare anche la santa inquisizione. Ha una capigliatura seria, pare un’impiegata aziendale, diversamente dal mio ricciolo arruffato e dal mio look da girl post quarantenne.

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Malafemmina

Il lavoro precario è fondato sull’intimidazione

E’ l’ora X. Il progetto per il quale sono stata assunta temporaneamente dall’Agenzia è finito. Ieri ho ricevuto ancora 500 euro che assieme alle altre 500 fanno 1000 in totale su 3000 pattuiti. Non ho nessuna certezza. Da un momento all’altro potrebbero dirmi di andare via o potrebbero rinnovarmi il contratto.

Tutto scorre come se nulla mi fosse dovuto. Una mia amica dice che il fatto che mi abbiano dato altri soldi significa che vogliono tenermi buona. Io conservo un pizzico della mia sana diffidenza, quella che mi preserva dalle brutte sorprese, e immagino che sia una rateizzazione non autorizzata che vorrebbe dissuadermi dal fare qualunque genere di vertenza.

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MenoePausa

Qui si vende comprensione e umanità

Oggi il boss del telefono erotico ci ha fatto una gentilezza. Dato che due ragazze non sono venute perché si sono beccate il raffreddore, ha tirato su il riscaldamento.

Caldo. Fa caldissimo. Ho di fronte a me la fanciulla più giovane, quella specializzata in sadomaso, che è vestita a strati. Al momento gliene restano giusto un paio. Io mantengo la mia mise ridotta, camicia con le poppe in esposizione, ché ho slacciato giusto due bottoni dato che non respiravo. In questa dimensione da operaie di fabbrica, con i sudori che quasi calano sulla fronte, stiamo svolgendo il nostro lavoro e mentre la mia collega urla che il tale ha da mettersi inclinato a U per farsi sculacciare, io mi ritrovo con un tristissimo impiegato di un ufficio X che mi sta raccontando la storia della sua vita.

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MenoePausa

L’emozione e l’incertezza

Voglio parlare di cose intime, quelle che mi fanno persona e che dicono tanto di me. Voglio tentare di definire un’emozione, che non per forza deve essere positiva, ma c’è e mi rende viva. E’ quella costante dimensione d’incertezza che sento sulla pelle e con la quale ho imparato a convivere.

L’ho fatta diventare un abito buono per tutte le occasioni e me lo sento, lo annuso, lo accarezzo, è parte di me. E’ una fiamma che cuoce il mio corpo a fuoco lento e mi avvolge, mi impedisce di emergere, non posso soffiarlo via perché è inutile e non mi permette neppure di riposare.

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MenoePausa

Non farò crollare il cielo

Ho mandato decine e decine di mail con curriculum. Ho fatto tante telefonate. Ho girato in lungo e in largo per fare vedere la mia faccia e già che c’ero anche il mio culo. Non è come vent’anni fa ma non è brutto e se per un posto di cameriera o di impiegata ti serve guardarlo da vicino io te lo mostro, basta che mi dai il lavoro.

C’è un limite alla vendita di se’? Non so. Ora come ora potrei vendere qualunque cosa. Voglio uno stipendio, soldi, autonomia. Voglio smettere la precarietà. Voglio finire di misurare i respiri, l’ossigeno che devo consumare, oggi si, domani no, dopodomani chissà.

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Malafemmina

Sono precaria. Dirlo fa bene all’anima!

Faccio una pausa per andare giù al bar a prendere qualcosa per il pranzo. Più tardi non potrò scendere perché partecipo al primo meeting in cui finalmente si parlerà del progetto del quale dovrò occuparmi.

“Gertrude, vuoi che prenda qualcosa anche per te? Un caffè?”

“No no grazie!” – sorride, alleluia. “Scendo dopo, quando voi siete in riunione. Prenderò i caffè per tutti…”

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