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Parto “naturale”? Il nemico non è la medicalizzazione

Lei scrive:

Negli ultimi decenni si è assistito a un cambiamento nella visione del parto.

Quando sono nata io, nei primi anni ’80, apparentemente mia mamma non aveva grandissime aspettative a riguardo, se non che mi tirassero fuori nel modo più sicuro per entrambe le parti in causa. Mi ha raccontato di ricordare pochissimo dell’effettivo travaglio e del momento di espulsione, non perché “i dolori tanto si dimenticano” quanto perché era stata opportunamente sedata.

Adesso un simile atteggiamento viene guardato con sospetto e indignazione: il parto non è più soltanto il momento dell’uscita del bambino dal corpo materno ma un’*esperienza*, che deve essere vissuta appieno, deve essere magica, mistica, soddisfacente, deve essere “un bellissimo ricordo”, deve farti provare appieno l’energia del corpo femminile eccetera eccetera, bla bla bla.

Il corpo femminile è “fatto per questo”, non c’è “niente di più naturale”, è “fisiologico”: gli eccessivi interventi medici rendono il processo più difficili, anzi, perché si ostinano a intervenire? Non sarebbe meglio partorire direttamente a casa, in modo da poter fare il parto in acqua, il parto ipnotico, il parto orgasmico, magari aiutate solo da un’ostetrica e una doula, senza ‘sti medici che si ostinano a stare tra le palle, magari per salvare la vita del bambino?

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Il parto non è poi tutta questa meraviglia

Lei scrive:

Ciao!
Grazie per aver affrontato questo tema e grazie per dare la possibilità di parlarne, io vorrei urlare al mondo intero la mia esperienza, giusto per sfogarmi un po’, ma quando ci ho provato mi dicevano che così spaventavo le altre donne. D’altronde è la realtà, perchè addolcirla? Solo per far figliare povere donne ignare?
Premetto, ho due figli ed è vero che ogni parto è a sé, è vero che ci sono parti che vanno bene e altri meno bene, ma è vero che fa sempre un grandissimo male, d’altronde da lì ci deve passare un bambino!
Vorrei raccontare il mio primo parto.
Ero ormai giunta al termine e secondo l’ospedale dovevo fare il parto indotto. Per fortuna ha funzionato abbastanza velocemente (c’erano donne con me che tentavano l’induzione da 2 giorni!), fatto indotto il pomeriggio, verso sera le prime contrazioni. Ho passato la notte intera con le contrazioni e le ostetriche che mi dicevano di dormire, così avrei avuto le forze per partorire il giorno dopo. Ecco, le contrazioni lasciano senza fiato, dicono durano poco, 30 sec/1 minuto, ma a me sembrava durassero un’eternità. Ditemi voi come potete dormire con un dolore che ogni 5/10 minuti arriva, spiegatemelo perchè io non ci sono riuscita!
Alla mattina mi dissero che ero abbastanza dilatata e che mi avrebbero rotto le acque. Non pensate sia una cosa indolore, perchè devono ravanare dentro, infilarti un aggeggio appuntito che ti rompa la membrana e sentire il liquido che fuoriesce come se avessi una terribile incontinenza. Ed è vero, il liquido che esce non fa male, ma è l’inizio dei mali.
Dicono che con l’indotto si soffra di più, perchè le contrazioni sono più forti, non ve lo so dire, entrambi i miei parti sono stati indotti. Le contrazioni fanno male, punto. A tutte e in qualunque circostanza.
3 ore di contrazioni e per me sono state pure troppe, mi immedesimo in quelle poverine che soffrono per giorni e vorrei salvarle, piangere con loro.

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Il parto è una merda. Poi però potresti infinitamente amare i tuoi figli

Lei scrive:

Ciao Eretica, mi è già capitato di scriverti in merito all’aborto, oggi rileggendo il post sul parto vorrei parlarti di questo. La descrizione è cruda e accurata ma rimango dell’idea che nemmeno quella ti prepari minimamente a ciò  che il tuo corpo farà. Io di parti ne ho fatti due (fatti non avuti, perché il parto ti impegna fisicamente più di qualunque altra cosa al mondo), tutti e due naturali e senza epidurale ma non per scelta. La prima volta l’ostetrica aveva visto qualcosa che non andava e non me la rimboccò, effettivamente dopo 11 ore di travaglio e l’episiotomia la bambina aveva solo la corona fuori. Sono stata due ore a spingere con metà testa di mia figlia fuori dalla mia patata eppure non si muoveva, niente. Il mio unico pensiero era: chi cazzo mi ha infilato una mietitrebbia su per la vagina fino allo stomaco e non vuole tirarla via?

Alla fine chiamarono il ginecologo che infilando TUTTA LA MANO dentro di me liberò il collo di mia figlia dal cordone, di fatto salvandole la vita. Ero lì, mezza nuda, piena di sangue e sudore, la sala parto piena del mio sangue e deiezioni, con la patata tagliata e dolorante ma guardando mia figlia tenuta per i piedini, cianotica, senza respiro l’unico pensiero diventò “Amore mio apri quei cazzo di occhi”. Li ha aperti dopo un interminabile minuto e mezzo e anche se a causa del taglio profondo sono stata immobilizzata a letto con il clistere per le 12 ore successive, sentendo che non mi sarei mai più ripresa da quel dolore, che quello che mi era successo era tutto fuorché “naturale” continuavo a guardare la mia bambina sentendo il più grande amore che avessi mai provato in vita mia.

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Per partorire le donne hanno bisogno di opzioni, libertà di scelta e sostegno

 

Quello che vedete è un meraviglioso tipo di parto che in Italia non viene praticato, il cesareo assistito. La donna tira fuori da sola il suo bambino con l’aiuto dei medici.

 

Chiara scrive:

Ho scoperto casualmente la pagina Birth Without Fear e me ne sono innamorata. E’ un progetto, un blog, una community, una missione, un libro.
Ho scelto di condividere questa immagine perché è quella che sento più vicina, nonostante ognuna di quelle che ho visto mi abbia suscitato un’emozione indescrivibile, perché trasmettono una forza ed una bellezza che non trovano eguali in nessun altro degli eventi umani: la nascita della vita.
Una delle citazioni dell’autrice è “Non mi importa quale tipo di parto farai.. parto in casa, naturale con epidurale, cesareo programmato.. o se partorisci da sola, nel bosco, accanto ad un cucciolo di cervo. Mi importa che tu abbia delle opzioni e che tu sia supportata e rispettata nelle tue scelte.”

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Il mito della caverna, il cesareo, la morte al primo giorno

di Ethan Libano

Questa è una storia d’amore. Ce l’ho sulle dita da giorni e sotto l’anima da sempre.

Stancami
e parlami
abbracciami
guarda dietro le mie spalle
poi racconta
e spiegami
tutto questo tempo nuovo
che arriva con te.

Questa è una storia di una traccia di ricordi. Inizia in una caverna.
E’ il luogo dove le verità vengono solo riflesse e non sono pericolose. Da qualche parte dobbiamo iniziare a imparare ma non possiamo vedere tutto in una volta. E quindi, finché ti cullano dentro, dovrebbe essere tutto attutito come la propria voce che viene udita dall’orecchio interno.

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Perché volete strizzare le partorienti come tubetti del dentifricio?

Anni fa, quando nacque mi@ figli@, a parte il contesto essenzialmente minimale in cui fui assistita, con libertà di urlo, certo, ma con la vicinanza di persone alle quali chiedere l’epidurale era assolutamente impossibile, dopo un errore dell’ostetrica, decisa a farmi partorire senza attendere i miei tempi di dilatazione, giacché fu lei a bucare per fare venire fuori il liquido amniotico, quando arrivò il medico, assente durante la mia nottata trascorsa a ululare al vento, trovò me con la difficoltà di spingere e il dolore triplicato dal fatto che la creatura, senza liquido amniotico, era risalita nella parte alta. Era un bozzo che premeva sulle costole e per fortuna che la testa stava dal lato giusto.

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