Antisessismo, Autodeterminazione, Critica femminista, La posta di Eretica, R-Esistenze, Storie, Violenza

Mi tocchi il culo? E io ti strizzo il pene!

4e25a2c351686d01fe4c0d79ba8fa43daddad9c1_m

Una sera in un pub mi hanno toccato il culo una decina di volte. Avevo una minigonna, delle calze alte fin sopra il ginocchio, stivaletti bassi, una maglietta leggera e un giubbino di pelle. Penso sia tutto. Ah no, dimenticavo. Avevo anche una coda di cavallo e degli occhiali tondi, perché sono miope.

Continua a leggere “Mi tocchi il culo? E io ti strizzo il pene!”

Antiautoritarismo, R-Esistenze, Storie, Violenza

Lo stalker

Si dice che si è più severi e giudicanti con le persone che ci ricordano noi stessi. Chi soffre di dipendenze non tollera persone che hanno lo stesso problema. Chi ha un problema di violenza non tollera chi è violento. E’ un modo per sconfiggere il male che è dentro di se’, per prenderne le distanze, per non prenderne atto, per elevarsi rispetto alla condizione di chi resta in basso. Un modo per dire che tu no, tu sei intero e quell’altro, invece, ha un sacco di problemi.

Non c’è giudice peggiore di chi è profondamente violento, io l’ho imparato a mie spese, perché quando l’ho conosciuto lui era l’amico perfetto, un uomo comprensivo, incline ad avere un atteggiamento rassicurante e protettivo nei confronti di quella che gli sembrava vittima. A lui serviva una come me. Gli serviva una donna da difendere, perché così poteva sentirsi migliore e non rimettersi mai in discussione. A lui serviva una donna che potesse diventare il suo riflesso più gratificante.

Continua a leggere “Lo stalker”

'SteFike, Comunicazione

Se lavi i piatti poi non trombi (una lavastoviglie no?)

BgGL3cCIAAArZzU.png-large

Post ameno su cose amene. Pare che la solita squadra di ricercatori scientifici che testano sui soliti 200 individui (sono convinta che sono sempre gli stessi) le loro deboli teorie, sia arrivata ad un’altra delle loro geniali conclusioni. Stavolta decidono come e perché un uomo può farci sangue (da “mi fai sangue”, che in palermitano significa che mi fai sangue… non c’è una traduzione perché in italiano non c’è un modo di dire corrispondente che parla di attrazione fisica e carnalità sanguigna e passionale tanto quanto questo). Naturalmente la parità fa male al sesso. Il suo sesso. Dunque se smette di lavare i piatti da domani tromberà alla grande. Il coro unanime, invece, dirige preferenze in ben altra direzione. A noi, e uso il noi perché in tante si sono espresse così, fa sangue un uomo che lava i piatti. Quello con la clava che esce dalla caverna per andare a caccia, da antispecista quale sono, personalmente non mi attrae moltissimo. Il tizio rude, un po’ retrò, avrà il suo fascino ma alla fine se non partecipa ai lavori di casa, giusto io che non voglio affatto che si istituzionalizzi il ruolo della casalinga (disperata), cosce serrate e zero confidenza.

Continua a leggere “Se lavi i piatti poi non trombi (una lavastoviglie no?)”

Storie, Violenza

Piccole pulle offresi (assassinando s’impara!)

– Corri Letizia, corri.

– E corro, si. Ma dove stiamo andando?

L’altra si fa muta. Guarda dritto sulla strada e fa attenzione ai segnali.

– Ecco… guarda… svolta qui…

Letizia e Mariolina sono amiche fin dalle medie. Hanno cominciato ad arrotondare la paghetta facendosi ricaricare la scheda telefonica a dieci euro per ogni guardatina di tette. Se volevi vedere la fika, la più grande delle due, Letizia, si toglieva le mutande ed era una ricarica da trenta euro se potevi metterle un dito per sentire l’umido. Brave ragazze, tutt’e due, senza altro passatempo che non fosse l’acquisto di quel jeans di marca, poi la maglietta con la riga blu che ancora Mariolina ce l’ha indosso anche se ha una macchia scura che l’ha rovinata.

Continua a leggere “Piccole pulle offresi (assassinando s’impara!)”

FinchéMorteNonViSepari

Mille e uno modi per usare le vittime di violenza

La violenza. Da un lato trovi talebane che ti dicono che le donne che denunciano violenza dicono sempre la verità e dall’altra trovi integralisti che ti dicono che tutte le donne che denunciano dicono il falso. Di che parla questa gente? Di cazzi propri, per la maggior parte. Trovi quella che ha subìto violenza e nessuno le ha creduto, quella che se l’è tenuto in serbo e poi se l’è rivelato dopo vent’anni, quella che l’ha vissuta, superata, maybe, ma è rimasta calata nel ruolo di vittima e sta bene in quello status lì, quella che ha fatto diventare la questione che le è capitata una esperienza imprescindibile, ché da quella storia lì fa dipendere tutti i suoi fallimenti, se hai perso chili, un lavoro, pezzi di vita, è tutta colpa sua, sua, sua, sua… Perché altrimenti non ce la fai ad andare avanti. C’è quella che racconta un mare di cazzate e chi l’ha violenza l’ha vissuta lo capisce, quando si smette di proiettare sull’altra il proprio se’ ferito. C’è quella che non ha subìto propriamente ma parlare il linguaggio della sorellanza le piace e investe energia nelle crociate che trova, a tempo perso, o nel tempo che ha deciso di dedicare alle buone cause. C’è gente che cerca riscatto, riconoscimento, una spiegazione, qualcosa da capire, risposte, o cerca e basta e ogni tanto trova e ogni tanto si perde. Dolore, incertezza, che spesso si traduce in astio, che realizza una cappa morale che giudica tutto e tutti e che non ammette dubbi. Nessun dubbio. Mai.

Continua a leggere “Mille e uno modi per usare le vittime di violenza”

Storie

Pulla d’accompagnamento per giovani indifese

Una volta che dissi ad un signore anziano che io facevo la pusher di speranza, mi disse di quella volta in cui sua figlia fu molestata in riva al mare. Non so come arrivammo a quella discussione. So solo che la sua espressione mi raccontò più di tante parole.

Andò così: lei era a prendere il sole, come si fa sempre nelle zone di mare, anche se è bassa stagione, spiaggia semi deserta, aria pulita, niente voci in sottofondo, niente frastuono, giochi, sabbia e schizzi addosso dei bambini che si rincorrono a vicenda. Solo mare, rumore delle onde, quell’odore, una leggera brezza, poi d’improvviso uno che s’avvicina e chiede se per caso hai un accendino.

Potrebbe chiederlo a quell’altro che sta seduto al bar in strada, ma tu hai voluto andare in fondo a tutto, dove la solitudine ti dà una bella sensazione di libertà, togli il reggitette e ti godi il sole in topless, leggi un libro, ascolti la musica alle orecchie. Tutto regolare. Regolare un corno.

Continua a leggere “Pulla d’accompagnamento per giovani indifese”

MenoePausa

Sensualmente scrivi…

Sono un soggetto di desiderio, anche nella scrittura. Desidero. Parole come morsi che strappano via la pelle lasciando le mie ossa nude.

Ho da sempre un rapporto carnale con la scrittura. La buona scrittura mi eccita. Mi eccita un “qual è” senza il dannato apostrofo, una punteggiatura migliore della mia, una frase costruita ad arte, e le parole, che meraviglia se sono spesse, calibrate, resistenti, efficaci.

Ogni parola mi accarezza e mi distrugge, una pagina intera scritta bene mi fa già ansimare, un verbo declinato nel modo giusto mi restituisce il senso della vita.

Continua a leggere “Sensualmente scrivi…”

MenoePausa

Il cliente coprofago

Parlando di precarietà e lavoro c’è una delle mie colleghe di telefonia erotica che come me ha una laurea. Lei ha preso pure un master. Avesse saputo che sarebbe finita a fare questo lavoro avrebbe studiato meno, dice, o avrebbe viaggiato, se la sarebbe goduta, forse ora si troverebbe all’estero, almeno potrebbe fare telefonia erotica in più lingue. E non è una frase a doppio senso.

Lei è la più giovane tra noi e ogni giorno arriva, mi dà un bacio sulla guancia, siede alla postazione vicino la mia, e comincia i suoi numeri meravigliosi. E’ brava, si, e fossi stata così sveglia alla sua età avrei probabilmente fatto una gran carriera. Non so in che campo ma certamente sarei andata oltre questo mio momento.

Continua a leggere “Il cliente coprofago”

MenoePausa

L’ora del thè delle telefoniste erotiche

Il raduno della domenica delle ragazze della telefonia erotica è fatto di delizie al cioccolato e frutta e tisanine e thé.

Pare un incontro tra gran dame se non fosse che non abbiamo il mignolino sollevato e le nostre chiacchiere tendono al blasfemo.

A parte i cazzi nostri, perché è ovvio che ce li raccontiamo, le nostre piccole e grandi tragedie, i nostri drammi quotidiani, abbiamo tutte in serbo qualche aneddoto dell’esercizio di telefonia già svolta. Un caso umano di cui chiacchierare. E non credereste alla profondità delle riflessioni, ché pare strano portarsi il lavoro in casa in queste circostanze, però sono persone e non scaffali.

Continua a leggere “L’ora del thè delle telefoniste erotiche”

MenoePausa

Le ferite degli uomini

C’era un uomo che io avevo apprezzato e amato nonostante lui pensasse di se’ (lui e non io) che fosse brutto e grasso. In realtà era un cripto/macho che desiderava emulare un modello di mascolinità i cui panni non era in grado di indossare, perché non era bello a sufficienza per farsi perdonare toni da bullo e perché per farsi accettare doveva usare altri strumenti. L’intelligenza, la sensibilità, l’amicizia, il rispetto, la comicità. Tutte cose comprovate ma spesso forme di dissimulazione di stronzaggine che non riusciva a esprimere se non con un veleno acido ostile e stantìo che colpiva poi giusto quelle che lo amavano per ciò che era.

Odiava le donne, quelle ragazze che lo avevano rifiutato e avevano invece scelto stronzi forse pure maneschi. Perciò non riusciva neppure ad essere solidale con le donne che subivano violenza ché pensava in fondo “ben le sta… hai scelto lui e non me…”. In ogni donna vedeva quella che aveva scelto una merda d’uomo invece che lui e non si rendeva conto che lui finiva per diventare merda tanto quanto perchè le forme di violenza che puoi usare sono tante. C’è quella psicologica, di quando fai subire alla tua partner la tua insicurezza e il tuo livore e non è certo di livello inferiore all’altra fisica.

Continua a leggere “Le ferite degli uomini”

MenoePausa

Il mio primo bacio

Antonella, cioè io, aveva un paio di scarpe con la fibia alla caviglia. Belle belle, le piacevano tanto.

La racconto così perché se parlo in terza persona forse riesco a definirvi quel pomeriggio, quel momento, quella particolare circostanza.

Con le scarpette piccole da piccola undicenne, senza tette, senza carne, con quel corpo un po’ sguarnito e gli occhietti di chi vuole sapere, camminava lungo la strada per andare a bottega, ché erano i tempi in cui le mamme ti davano moneta e andavi a raccattare un po’ di spesa, quel minimo indispensabile, la dimenticanza dell’ultima ora. Un po’ di zucchero, una bottiglia d’olio – e fai attenzione, non la rompere che sono anni di disgrazia – il sale o capitava a volte il pane.

Continua a leggere “Il mio primo bacio”

MenoePausa

Se sesso corrisponde a possesso (che palle la monogamia!)

Ho un grave difetto, l’ironia. E’ la parte più intima di me. Il mio lato oscuro. Ridicolizzo tutto. Se un uomo non è in grado di reggersi dopo la mia radiografia m’ha perso prima di trovarmi.

C’è stato un tempo che perciò mi sentivo in colpa, sebbene fossi stanca di facce lugubri e modalità seriose. Ché un’espressione cupa mi induce a spalancare le finestre. Il riflessivo mistico lo spettinerei. Il bel tenebroso al buio diventa trasparente. Il timido e sensibile dovrà smetterla di prendersi sul serio.

Qualcuna mi diceva “sei spietata”. Orribile. Cattivissima. E io chiedevo: ma me l’ha prescritto il medico che devo fare terapia consolatoria a chi non sa stare al mondo? E a me chi m’aiuta? M’ha visto in faccia scritto “balia”? Una figlia già ce l’ho. Se ne volessi un altro lo farei.

Continua a leggere “Se sesso corrisponde a possesso (che palle la monogamia!)”

MenoePausa

Narrando un video hot

Mi si propone di dire “Vengo” invece di “Pronto”. C’è il boss della telefonia erotica che segna alcune frasi tipiche da dire per rendere piacevole la conversazione.

Esempio 1: lui dice “sei bagnata”? E tu rispondi “sgorgo liquidi nemmanco fossi una sorgente”.

Esempio 2: lui dice “ce l’hai nuda?” E tu rispondi “come l’ha fatta mamma”.

Poi arrivano domande in corso d’opera di anatomia e affini. E’ bene che in quel caso teniate sempre disponibile una figura di qualcosa di nudo, per tenere bene a mente la direzione senza mai sbagliare. Già che ci siete potete dare uno sguardo a quella grossa fonte di ispirazione che può anche essere un qualunque video hot pescato in rete.

Continua a leggere “Narrando un video hot”

MenoePausa

Erano belle le chat di una volta

Conversazione in chat (facebook maledetto!). Un tale – di cui non dico il nome – mi contatta. O meglio, “contatta” è un eufemismo. Diciamo che mi lancia un “Ou” condito da uno “zoccola”. Va bene, dico io, c’è qualcos’altro? Mi arriva un “troia”. Perfetto, caro, me lo dicevano ogni sera per l’ora delle mie preghiere, fatti un paio di “zoccola”, due o tre “troia” e poi il segno della croce e sei a posto. Mea culpa innanzitutto.

Gli dico “caro, volendo ho anche un nome…” e ribatte “femminista satanica”. Resto un po’ perplessa perché femminista, vabbè, ma satanica che vor di’? Cioè: vuoi vedere che esistono gli esorcisti via web che con la scusa dello spruzzo d’acqua santa tentano di rimorchiare qualcheduna?

Continua a leggere “Erano belle le chat di una volta”

MenoePausa

I padri vogliono i figli? Mamme: mollateglieli!

E cosa penso io rispetto alla paternità? Ma, cazzo, che ben venga. Ma chi li vuole questi figli. Ma signore, sorelle, mollateli e smettete di rivendicarvi un ruolo di cura che vi si incolla al culo senza lasciarvi spazio per fare altro. Siete persone e non chioccie ambulanti.

I figli li vuole lui? Dateglieli. Uno: perchè non vi appartengono. Io lo so perché mia figlia non mi appartiene dalla nascita e da sempre so che non ho mai potuto immaginare come nei tempi andati di considerarla come un fenomeno da ostentare, un bastone sul quale poggiare. E’ una persona a se’, libera e definita e può voler stare con me oppure no e deve essere libera di farlo.

Perciò dateglieli perchè non vi appartengono. Dateglieli perché bisogna smetterla di incafonirsi piangendo perché si fa tutto noi se poi quando c’è uno che vuole fare qualcosa viene sorvegliato a vista perché meglio di voi nessuno. Cazzate.

Continua a leggere “I padri vogliono i figli? Mamme: mollateglieli!”